Italia

Cambiamenti climatici e immodificabilità del sistema urbanistico

Quando accadono disastri ambientali come quelli che hanno recentemente colpito l’Italia tutti sono chiamati a risponderne. Dal governo nazionale ai singoli cittadini

Il disastro che ha interessato l’Italia dal nord al sud, il dramma delle famiglie colpite dalla calamità naturale per effetto dell’alluvione del corso d’acqua torrentizio posto a confine tra i Comuni di Altavilla Milicia e Casteldaccia in Sicilia, il giovane medico ritrovato morto tra le campagne di Corleone, i boschi distrutti sui monti del Bellunese, gli alberi spezzati per la furia dei venti, portano con sé tanta tristezza e impotenza e impongono una seria riflessione sugli adempimenti da porre in essere con somma urgenza.

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I disastri di Casteldaccia e la morte del medico nelle campagne in prossimità di Corleone per effetto della quantità di pioggia cadute in poche ore, hanno richiamato in modo emozionale l’attenzione dell’opinione pubblica a considerare che, probabilmente, la realizzazione di case in spregio alle norme urbanistiche e di tutela ambientale (abusivismo edilizio) rappresenta una colpa e in prospettiva uno scoraggiamento di breve durata per la costruzione in violazione di legge delle stesse.
Quando muoiono persone, animali, si distruggono alberi, muoriamo in parte anche noi per l’impotenza di fronteggiare la divina natura che si è ribellata e continuerà a ribellarsi per come è stata trattata dagli uomini.

Disastro di Casteldaccia in Sicilia

Tutti ci dobbiamo sentire corresponsabili dei disastri che sono avvenuti, in quanto ognuno di noi può fare qualcosa per dare più speranza e sicurezza alla convivenza civile e in armonia con la madre terra. Tuttavia la politica ambientale non è stata tenuta debitamente in considerazione dai vari governi nazionali che si sono succeduti, in particolare i politici siciliani non hanno mai adottato provvedimenti e misure urgenti ed indifferibili nel settore edilizio e, in particolare, per debellare il consistente fenomeno dell’abusivismo edilizio in Sicilia. Le morti se da un lato comportano un forte disagio correlato ad un momentaneo pietismo, invero dovrebbero invogliare politici e cittadini ad acquisire una maggiore consapevolezza: esiste un ordine morale e civile da esercitare ed esigere per una pacifica convivenza sociale. La Regione Siciliana dovrà adottare con risolutezza tutti i necessari provvedimenti affinché i piani regolatori generali siano portati a termine in tempi rapidi senza ulteriori indugi da parte dei consigli comunali. Infatti, dei 390 comuni, la stragrande maggioranza di essi ha i cosiddetti vincoli urbanistici preordinati all’esproprio decaduti da molti anni, ed inoltre moltissimi comuni siciliani non intendono rivedere i vecchi piani regolatori, in quanto quest’ultimi hanno potenzialità edificatorie ancora vaste e generose che perderebbero con l’adozione dei nuovi piani, dovendo introdurre obbligatoriamente le norme di tutela paesaggistica e di valutazione ambientale strategica nel frattempo entrate in vigore. Inoltre molti comuni siciliani hanno ancora vecchi regolamenti edilizi con annessi programmi di fabbricazione mai sostituiti nonostante varie leggi abbiano posto l’obbligo alla revisione degli stessi e la rimozione del sindaco in caso di accertate inadempienze.

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Il territorio siciliano, soprattutto lungo le coste, risulta depauperato dall’uomo e interessato da milioni di metri cubi di costruzioni abusive insanabili, da opere pubbliche realizzate nelle aree di rispetto degli argini dei torrenti. È ancora di più rilevante gravità che lo stesso territorio disciplinato da vincoli normati e cartografati, da piani di assetto idrogeologico, da piani paesistici e da leggi urbanistiche di tutela regionale e nazionale, non risulti minimamente “vigilato” e “monitorizzato” dagli enti locali e dagli enti sovrastanti al rispetto imposto dai piani e dalle leggi vigenti. Basta con i proclami degli organi regionali.
Certamente non si può ignorare che la maggior parte delle tragedie e dei danni irreversibili siano provocate dei cambiamenti climatici, per il riscaldamento globale degli ultimi 50 anni per effetto dei gas serra, dovuto alle combustioni fossili e alla deforestazione, ma è pur vero che i fenomeni di dissesti idrogeologici si manifestano e si ingigantiscono prevalentemente nelle aree modificate dalla spregiudicata attività umana. Non si può tacere che gli organi del governo regionale dovranno conferire i poteri di demolizioni degli immobili costruiti o assemblati sui terreni abusivamente e in violazioni alle norme tecniche dei Prg direttamente al Genio Militare dell’Esercito italiano.

Va tenuto conto altresì che le amministrazioni locali e dello Stato debbano viceversa prendere in seria considerazioni le denunce di violazioni edilizie cosiddette anonime. Infatti i sindaci hanno timore di non fare alcun torto ai propri cittadini, pena la perdita di consensi elettorali, limitandosi a compiere solo gli atti necessari a non incorrere nell’illecito penale per omissione d’atti d’ufficio o inadempienza, e dunque limitandosi a porre in essere soltanto l’ordinanza a demolire e a non esercitare più la vigilanza sugli effetti dell’atto emesso.
Allo stesso modo la stragrande maggioranza dei cittadini non è disponibile ad esporsi personalmente per denunciare abusi edilizi e/o altro commessi a danno dei cittadini onesti, temendo essi stessi ritorsioni, che possano ricadere nei loro confronti o dei familiari, da persone che tendenzialmente convivono, a dir poco, con la disobbedienza civile.

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Cesare Capitti

Architetto, già Dirigente Capo Servizio del Dipartimento Urbanistica della Regione Siciliana. Cultore del Settore ICAR 21 Urbanistica, presso il Dipartimento di Progetto e Costruzione Edile della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo. Esperto di restauro e recupero di Centri Storici. Autore delle pubblicazioni “Governo del territorio e dottrina sociale della chiesa in architettura, urbanistica, ambiente e paesaggio” (Qanat 2013) e "La città della speranza" (Qanat 2016).

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