Italia

Ddl Pillon, perché si protesta contro la riforma dell’affido condiviso

Cresce il dibattito intorno alla proposta del senatore leghista che intende modificare il diritto di famiglia: manifestazioni in piazza e critiche anche da parte della maggioranza. Di Maio: «Questa legge così non va, la modificheremo»

Si basa sul principio della «bigenitorialità perfetta» il disegno di legge, firmato dal leghista Simone Pillon, che punta a riscrivere la legge del 2006 sull’affido condiviso dei figli dopo separazioni e divorzi. Tutto verrà equamente diviso a metà tra madre e padre: mantenimento, domicilio, costi e tempo. Il ddl è stato molto criticato dalle associazioni per la tutela dei minori, dai movimenti femministi e dalle organizzazioni che si occupano di violenza contro le donne che si sono ritrovati in oltre sessanta piazze italiane per protestare contro la riforma dell’affido condiviso. Una proposta avversata anche all’interno della maggioranza. In un’intervista il vicepremier Luigi Di Maio ha detto che «questa legge non è nei programmi di approvazione dei prossimi mesi perché così non va. La modificheremo».

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LE CRITICHE. Il disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon, sembra, dunque non avere molti sostenitori. Da fonti del ministero della Famiglia emerge che si tratta «di una iniziativa parlamentare del senatore Pillon: seguirà il suo iter parlamentare e non è stata sottoposta al giudizio preventivo del ministro Lorenzo Fontana. Come tutte le proposte legislative avrà la possibilità di essere migliorata e modificata». Anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e alle Politiche, Giovanili Vincenzo Spadafora, aveva pubblicamente dichiarato di «non poter accettare la proposta del senatore Pillon così come è stata formulata». L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, che da tempo ha chiesto di essere ascoltata dalla Commissione Giustizia del Senato avendo all’esame il ddl Pillon, ha spiegato che «il testo presenta criticità, in particolare la divisione paritetica dei tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore». Per il movimento “Non una di meno”, che ha organizzato sit-in e manifestazioni di protesta in tutta Italia, il disegno di legge Pillon «propone un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e che attacca direttamente l’autodeterminazione delle donne. L’intento dichiarato del senatore leghista è stato quello di svuotare di efficacia l’istituto del divorzio. Se il ddl Pillon sarà approvato sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento».

DIVISIONI DEI COMPITI E DEL TEMPO. I nodi sono molti nel ddl presentato dal senatore leghista che parte dal principio della uguale distribuzione del tempo fra i genitori. L’articolo 11 riforma l’articolo 337-ter del codice civile e prevede che il figlio minore debba trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale. «Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto – si legge nel ddl – di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità». Al di là di quali fossero le abitudini precedenti del bambino, dovrebbe passare lo stesso tempo con entrambi i genitori. Per questo è previsto che il figlio trascorra con entrambi i genitori non meno di 12 giorni al mese, compresi i pernottamenti, e per questo i figli avranno un doppio domicilio nelle case dei due genitori. Non è prevista nessuna deroga a questo principio.

ABOLIZIONE DELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO. Se i figli avranno due case e il doppio domicilio sparisce anche l’assegno di mantenimento. Il ddl introduce il mantenimento diretto sulla base della parificazione del tempo passato dal minore con entrambi i genitori. Il mantenimento diretto prevede che ci sia un’equa ripartizione delle spese ordinarie e straordinarie in proporzione al reddito e in base a quanto stabilito dal piano genitoriale, concordato con il mediatore. Se non c’è accordo decide il giudice. Scelta che rende ancora più debole il genitore che non lavora o che ha entrate minori, nella maggior parte dei casi le donne. I soldi per il mantenimento del figlio saranno diretti e legati solo alle sue spese. Alla maggiore età poi i figli dovrebbero fare istanza personalmente ai genitori per ricevere da loro un assegno di mantenimento.

IL MEDIATORE FAMILIARE. L’articolo 7 modifica l’articolo 706 del codice di procedura civile e prevede che una coppia con figli minorenni che voglia separarsi debba intraprendere obbligatoriamente un percorso di mediazione familiare, prima che il caso arrivi davanti a un giudice «a pena di improcedibilità». Con la mediazione affidata a soggetti privati iscritti all’apposito albo, istituito dal ddl, si dovrà arrivare alla condivisione di un “piano genitoriale” per una gestione condivisa dei minori. Il piano dovrà definire i «luoghi abitualmente frequentati dai figli», la «scuola e il percorso educativo del minore», le «eventuali attività extrascolastiche, sportive, culturali e formative» e le «vacanze normalmente godute». La mediazione affidata a privati secondo molti esperti implicherà un aumento considerevole delle spese per chi vorrà divorziare o separarsi. Divorzierebbe solo chi ha redditi elevati. Anche se il ddl Pillon all’articolo 11 dice che in caso di violenza l’affido condiviso decade, molte associazioni temono un aumento della conflittualità e un minore spazio per il genitore più debole socialmente ed economicamente.

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