Italia

Referendum flop, l’Atac resta pubblica

Il quorum non è stato raggiunto: ha votato solo il 16,4% degli elettori alla consultazione sulla liberalizzazione del trasporto pubblico di Roma. Il 74% si è espresso favorevolmente sulla fine del monopolio

Scarsa l’affluenza al referendum consultivo sulla liberalizzazione del trasporto pubblico di Roma: ha votato solo il 16,4% degli aventi diritto. Si chiedeva ai romani di dire se erano d’accordo a liberalizzare il servizio attraverso gare pubbliche per far concorrere anche altri gestori oltre il monopolista Atac, l’azienda dei trasporti nota per le corse saltate e i mezzi che vanno a fuoco, ed allargare il trasporto pubblico ad altre forme di trasporto collettivo. Ma evidentemente i problemi del trasporto pubblico non sono una priorità per i romani. L’affluenza è stata lontanissima dal raggiungere il quorum del 33%, anche se il referendum aveva soltanto un valore consultivo.

L’ATAC RESTA PUBBLICA. Complessivamente hanno votato circa 386.900 cittadini su 2.363.989 iscritti al voto: il 74 per cento ha votato “sì” per la fine del monopolio quasi completo dell’azienda municipalizzata. Il “no” non avrebbe comportato la privatizzazione del servizio, ma la messa a bando della sua gestione: la scelta di percorsi e tariffe sarebbe rimasta in mano al comune, mentre il servizio sarebbe stato gestito dal soggetto, pubblico o privato, che avrebbe presentato la migliore offerta. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha commentato il risultato del referendum, a cui lei e il Movimento 5 Stelle erano contrari, dicendo che il trasporto pubblico sarà migliorato e promettendo l’acquisto di 600 nuovi autobus, maggiori controlli, la costruzione di corsie preferenziali e lavori nella metropolitana.

IL NODO DEL QUORUM. Il deputato radicale Riccardo Magi, tra i promotori del referendum insieme al comitato “Mobilitiamo Roma”, ha annunciato che ci sarà un ricorso al Tar del Lazio per la decisione del comune di Roma di mantenere la soglia del 33% per la validità del voto nonostante la recente modifica dello Statuto della Capitale ha abolito il quorum dalle consultazioni referendarie cittadine. Inoltre, si trattava di un referendum consultivo, quindi dall’esito in ogni caso non vincolante. Critiche sono piovute sul Campidoglio anche procedure di voto. Secondo i promotori del referendum più di 300mila persone che avrebbero potuto votare secondo le regole, come gli studenti fuori sede e i lavoratori non residenti, non lo hanno fatto perché il Comune ha diffuso l’informazione che avrebbero potuto farlo solo 48 ore prima del voto.

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I NUMERI DI ATAC. 1,4 miliardi di euro sono i debiti. 2.000 le vetture dell’azienda ma in strada ogni giorno di autobus in media non ne vanno più di 1.300 perché vecchi o in attesa di pezzi di ricambio. 11 mila sono i dipendenti Atac, inclusi gli autisti, organizzati in decine di piccole sigle sindacali che scioperano moltissimo e rendono difficile raggiungere qualsiasi accordo. Gli investimenti sono ridotti al minimo soprattutto a causa della difficile situazione economica del comune, principale azionista della società. Il risultato è un servizio inaffidabile e scadente. All’inizio dell’anno era stata approvata una delibera che aveva prolungato il contratto di servizio con Atac in scadenza fino al 2021. Il comune aveva motivato la decisione spiegando di voler dare tempo all’azienda di rimettersi in sesto dal punto di vista finanziario. Atac è stata ammessa al concordato preventivo: un accordo con i creditori che per un determinato periodo non potranno presentare ingiunzioni di pagamento. L’azienda avrà, così, il tempo di ristrutturarsi evitando il fallimento.

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