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La California devastata dal peggior incendio della storia

Quattromila uomini al lavoro senza sosta per contenere i roghi, mentre si aggrava il bilancio delle vittime e dei danni. Il cambiamento climatico e la mano dell’uomo tra i principali responsabili dell’intensificarsi del fenomeno

Dopo giorni rallenta l’avanzata dei roghi, ma sale a 42 il numero delle vittime. Dalle ville dei vip ai boschi, le fiamme hanno incenerito centinaia di chilometri quadrati dello stato della California. La devastazione è indescrivibile, con la cittadina di Paradise, 27 mila abitanti, spazzata via dalle fiamme, cancellata dalla mappa. Il rogo ha già distrutto oltre 6400 abitazioni e vede impegnati giorno e notte più di 4000 vigili. Oltre 200 sono i dispersi, mentre più di 300 mila persone sono state fatte evacuare dalle proprie abitazioni. Si tratta del peggior incendio dal 1933. Le autorità stimano che ci vorranno settimane per portare sotto controllo completamente le fiamme.

IL CLIMA. In California i roghi sono un fenomeno piuttosto ricorrente, ma negli ultimi anni la loro frequenza e intensità è aumentata in parte a causa dei cambiamenti del clima e delle attività umane. Nove dei dieci incendi più grandi dal 1932, anno in cui si è iniziato a tenere registri affidabili, si sono sviluppati negli ultimi 18 anni. Di questi, 5 si sono verificati dal 2010 e due solo quest’anno. Quello degli ultimi giorni, per dimensioni denominato Camp Fire, sarebbe quello di più grandi dimensioni. I dati raccolti negli ultimi decenni ci dicono che la situazione sta peggiorando e che il principale indiziato è il cambiamento climatico, indotto dalle attività umane. La temperatura media in molte aree della costa occidentale degli Stati Uniti è aumentata e di conseguenza si sono allungati i periodi di forte siccità. I venti di Santa Ana, che soffiano molto forti nel periodo autunnale portando aria secca dall’entroterra verso la costa, sono un ulteriore ingrediente della ricetta che porta ai grandi incendi californiani. Spinti dal vento, questi incendi si diffondono fino a tre volte più velocemente rispetto agli altri, facendo aumentare il rischio di raggiungere abitazioni e centri abitati.

LA GESTIONE DEI ROGHI. Intanto, incurante delle critiche, Donald Trump continua su Twitter ad accusare le autorità californiane di essere responsabili del disastro a causa del cattivo stato dei boschi: «Possiamo fermare la devastazione che colpisce troppo spesso la California. Usate il cervello!». Sotto accusa anche la gestione degli incendi che il New York Times inserisce tra le quattro principali cause che portano a roghi di così grandi dimensioni, talvolta molto difficili da contenere e dagli esiti drammatici. In passato si pensava che la strategia migliore per domare le fiamme fosse spegnerle il prima possibile evitando che diventassero troppo estese. In realtà gli incendi sono un processo naturale, che contribuisce a rigenerare le foreste. Le fiamme distruggono parte della vegetazione, eliminano i residui (foglie e rami secchi) caduti al suolo e rendono fertile il terreno per il resto della vegetazione. Se si interviene per spegnerli repentinamente, si interrompe questo processo lasciando a terra un grande accumulo di materiale secco che in futuro potrà produrre incendi ancora più grandi e di lunga durata. La strategia seguita ora dai vigili del fuoco è quindi dedicata a controllare il perimetro degli incendi, in modo da assicurarsi che si diffondano nelle direzioni meno rischiose per la popolazione, attendendo che si estinguano naturalmente. È un lavoro molto complesso che richiede ottime conoscenze del territorio e delle condizioni meteo.

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