Italia

Il buon sapore autentico del Parmigiano canadese

L’Italian sounding torna alla ribalta dopo le affermazioni del commissario Ue Andriukaitis, secondo cui il nostro Paese non effettua segnalazioni di frodi, effettive o supposte tali, legate all’agroalimentare italiano

Sarà capitato anche a voi di trovarvi in giro per il mondo e di entrare in un supermercato locale, per curiosità, appetito, masochismo o voglia di confrontare prezzi e prodotti con quelli “di casa”. L’orgoglio italiano risorge dalla coltre spessa di menefreghismo nel momento stesso in cui siamo spinti dalla voglia di vedere se anche fuori dai patri confini si trova il Parmigiano Reggiano piuttosto che la colatura di alici di Cetara o il Montepulciano, ecc.
Sono queste le circostanze in cui ci si imbatte in improbabili prodotti quali la “Mortadela” (sì, mortadela con una sola “l”) o il vino “Il Padrino”. Prodotti improbabili quanto odiosi, tanto più odiosi quanto più irrispettosi delle nostre tradizioni locali: provate a chiedere a un romano se ha piacere di mangiare “pizza e mortadela”, vi darà più o meno la stessa risposta di un reggiano a cui si offre un bel pezzo di “Parmesan”, magari prodotto a Saint-Léonard (Canada).

Parmesan

Eppure, a quanto pare, lo sdegno per l’Italian sounding (vale a dire l’insieme di, lasciatecelo dire, porcate alimentari che hanno nomi simili a quelli originali, corrispondenti a varie Dop, Igp, Doc, ecc. italiane) si ferma al banco-frigo del supermercato di turno. O magari accede, ma poi non va oltre, alle pagine di quotidiani e riviste.
Tanto è dato affermare perché le varie e focose denunce mediatiche contro la contraffazione di prodotti Made in Italy non corrisponde, poi, ad effettive segnalazioni ufficiali di sospette frodi alimentari alla Commissione europea. Lo sconcertante stato di fatto è appalesato dal commissario Ue Vytenis Andriukaitis, responsabile per la salute e la sicurezza alimentare, in risposta a un’interrogazione dell’eurodeputata Mara Bizzotto, che aveva chiesto quali iniziative pone in campo l’Unione per contrastare la contraffazione del Made in Italy, che secondo dati attendibili raggiunge ogni anno quota sessanta miliardi di euro di fatturato.

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L’Europa mette in atto diverse strategie di difesa dalle frodi e dalle superfetazioni alimentari. La Commissione è in prima linea relativamente alla tutela dei prodotti tipici (come ad esempio la Lucanica di Picerno, recentemente ammessa a tutela Igp), ma vi sono anche altri dipartimenti ed autorità. Ad esempio, oltre alla EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, con sede a Parma), è stato istituito uno strumento informatico (il sistema di Assistenza e Cooperazione Amministrativa) “per lo scambio di dati in modo strutturato per quanto riguarda le non conformità con la legislazione in materia di alimenti e mangimi”. Il sistema ACA consente ad ogni Stato membro dell’Ue di confermare rapidamente un sospetto di frode, nonché di raccogliere la documentazione idonea a portare all’irrogazione di sanzioni amministrative o persino procedimenti giudiziari. Oltre al sistema ACA, esiste anche un organo della Commissione Ue: il Network per il contrasto delle Frodi Alimentari, il cui scopo è quello di affrontare e risolvere possibili casi di contraffazione alimentare “internazionale” (tra Stati membri o tra l’Ue e Stati terzi).

Ebbene, gli strumenti ci sono (e non sono solo quelli accennati sopra). Ma nel 2017 nessuna segnalazione di casi (veri o sospetti) di Italian sounding è stata effettuata dall’Italia tramite il sistema ACA. Ad essere buoni, tale stato di fatto potrebbe essere dovuto ad una difficoltà nell’accertamento delle violazioni (ma su internet basta digitare “parmesan” per trovare decine di “produttori”) o forse nella difficoltà di raccordo tra la normativa nazionale e quella comunitaria (cosa al limite dell’impossibile).

Fatto sta che, se continua così, prima o poi si concretizzerà l’incubo di molti e il “Parmesan” spunterà anche in vetrina del salumiere sotto casa, magari accanto ad una bella bomboletta di “mortadela spray” (con una “l” sola, mi raccomando).

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Filippo Maria Salvo

Avvocato cassazionista di Roma, già professore a contratto di diritto urbanistico e di legislazione delle opere pubbliche presso la Università La Sapienza di Roma, è stato membro della Commissione di Diritto Amministrativo del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Autore di diversi articoli relativi a procedure selettive, partenariato pubblico privato, appalti e contratti, pubblicate su diverse riviste specializzate, è autore del libro “Una finestra sull’economia (reale e virtuale) della collaborazione – Io ho trovato il tuo formaggio” (2014, Editore Contanima). Studioso delle fonti di finanziamento dell’Unione Europea, è iscritto alle liste dei valutatori di progetti afferenti a fondi comunitari e coordina l’attività di partecipazione a bandi comunitari per conto di un importante consorzio di logistica e trasporti.

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