Politica

La fine di Leu: divorziano Mdp e Sinistra italiana

La crisi era cominciata all’indomani delle politiche con Civati e Boldrini che avevano abbandonato la nave. Ma da buon capitano Grasso aveva cercato di continuare l’attività fino alla rottura tra gli ex Pd guidati da Bersani e Speranza e gli esponenti di Si

Avrebbe compiuto un anno il prossimo 3 dicembre Liberi e Uguali, ma la formazione politica guidata da Laura Boldrini e Pietro Grasso si scioglie e non diventerà mai un partito. Nata in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, in primo luogo aveva raccolto gli esponenti del Pd che dopo un lungo travaglio si erano inizialmente staccati dal partito in polemica con l’allora segretario Matteo Renzi, per formare Mdp. Leu, in chiave elettorale, aveva aggregato anche Possibile di Pippo Civati e Sinistra italiana di Nicola Fratoianni. Alle elezioni la formazione politica che avrebbe dovuto essere l’ultimo baluardo delle forze di sinistra ha raggiunto appena il 3,3% dei voti, trasformati in 14 seggi alla Camera e 4 al Senato.

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LA BREVE STORIA DI LEU. Nessuno, come scrive La Verità, ha mai capito obiettivi e programmi di Leu che ha però permesso la riconferma in Parlamento di Pietro Grasso, della Boldrini e di pochi altri che, grazie a una deroga, sono riusciti a formare un gruppo autonomo alla Camera. Una storia, quella di Leu, segnata già dal post voto. E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, è altresì plausibile pensare che anche il destino, non proprio promettente di Leu, si è visto già all’alba del 5 marzo quando, con Bersani promosso alla Camera e D’Alema bocciato al Senato, il partito cominciò ad accusare i primi sintomi di una crisi che poi, dall’addio di Possibile alle digressioni della Boldrini, ha portato alla resa finale. Il primo a lasciare fu Pippo Civati, che dopo la mancata rielezione alla Camera, criticò la neonata creatura politica e se ne andò. Poco dopo la rielezione in Parlamento anche Laura Boldrini iniziò a congedarsi da Leu, fino ad arrivare ad annunciare l’intenzione di formare una lista progressista ed europeista in grado di accorpare sotto un unico soggetto elettorale sigle, delusi e fuggiaschi della sinistra. Il 19 luglio è stata eletta presidente onoraria del movimento politico “Futura”. Adesso anche Mdp e Sinistra italiana hanno manifestato la volontà di staccarsi e i tentativi di Pietro Grasso di tenere in vita Liberi e Uguali sono naufragati.

LE ACCUSE RECIPROCHE. La separazione avviene in un clima civile, con velate accuse tra Sinistra italiana e Mdp sui motivi del fallimento. Sinistra italiana insinua, con Nicola Fratoianni, che Mdp è in attesa di capire come finirà il congresso del Partito democratico per decidere il da farsi. Ma Speranza e Bersani non ci stanno. «Nel congresso del Pd ad oggi si vedono sfumature di continuismo», dice l’ex segretario del Pd Bersani. E Speranza spiega, invece, i motivi dell’allontanamento: «Noi abbiamo chiesto la convocazione di un congresso per dare vita a un soggetto eco-socialista del lavoro, autonomo e diverso dal Pd che è ancora una forza centrista. Mi dispiace molto che Fratoianni e il presidente Grasso non ritengano che questa sia la strada giusta. Leu è stata una lista, avevano detto che volevano trasformarla in un partito, io vorrei ancora trasformarla in un partito, affrontando in un congresso i motivi del fallimento del 4 marzo. Non è possibile. Sinistra italiana ha scelto una strada diversa, ha annunciato di voler lavorare a costruire un fronte con Rifondazione comunista e De Magistris. Noi però lavoriamo all’assemblea del 16 dicembre a Roma e continuiamo a pensare a un progetto di sinistra di governo». Ma le diverse posizioni politiche prima o poi sarebbero venute fuori. «Il congresso? Sarebbe stata solo una prova di ginnastica organizzativa, la verità è che ci sono differenze politiche forti tra noi», ribatte Nicola Fratoianni.

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