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Il decreto Genova è legge: cosa prevede

A tre mesi dal crollo del ponte Morandi, è stato approvato al Senato il decreto sulla città ligure e altre emergenze. Il testo ha suscitato polemiche, esultanze e contestazioni in Aula, soprattutto sull’art.25 con le misure sul condono relative a Ischia

Chiamato “decreto Genova”, alla città ligure e alla ricostruzione del ponte Morandi il provvedimento diventato legge, con l’ok definitivo del Senato, dedica solo 16 articoli su 46. Gli altri riguardano le zone terremotate del centro Italia e l’isola di Ischia. Il via libera è arrivato dall’aula di Palazzo Madama con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. A favore hanno votato i due partiti di maggioranza, Lega e M5s, più Fratelli d’Italia. Contrari il Pd e Leu, mentre Forza Italia ha optato per l’astensione. Tre le questioni più discusse e contrastate dalle opposizioni in Aula: la gestione delle pratiche di condono pendenti a Ischia, il coinvolgimento della concessionaria Autostrade nei lavori di demolizione e ricostruzione del viadotto ligure, lo smaltimento dei fanghi di depurazione.

CONDONO PER ISCHIA. A Palazzo Madama il dibattito e le fibrillazioni politiche hanno riguardato l’articolo 25 del provvedimento con le misure sul condono relative a Ischia. Un articolo prima modificato durante l’esame nelle commissioni Lavori Pubblici e Ambiente e poi «ripristinato» nel testo approvato dalla Camera. Ma il punto più alto della tensione si è avuto quando il ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, più volte contestato da Pd e Forza Italia per le norme contenute nel decreto legge, ha platealmente esultato facendo il gesto del pugno. Alla fine l’Aula del Senato ripristina l’art.25 originale: per gli immobili danneggiati dal terremoto in tre comuni di Ischia si prevede che entro sei mesi le amministrazioni dovranno rispondere alle richieste di sanatoria ancora pendenti applicando anche il condono “tombale” del 1985. Se il condono verrà negato, il proprietario non riceverà i fondi per la ricostruzione. Contestatissimo anche l’art.41 sulla gestione dei fanghi di depurazione da usare in agricoltura. La versione definitiva prevede che venga innalzato di 20 volte, da 50 a 1.000 mg per Kg il limite per elementi come idrocarburi policiclici aromatici, toluene, selenio e berillio, arsenico e cromo totale.

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LE MISURE PER GENOVA. Il provvedimento, innanzitutto, delinea i compiti del commissario straordinario per Genova, specificando che rimarrà in carica per 12 mesi rinnovabili per non più di un triennio. Dovrà garantire la demolizione, rimozione e smaltimento delle macerie di quel che resta del viadotto Morandi, ma anche la progettazione, l’affidamento e la ricostruzione del nuovo ponte. Molte le modifiche all’art. 1 che disciplina il «perimetro» delle azioni, comprese le deroghe ai suoi poteri. In particolare, il commissario non potrà derogare ai vincoli dettati dall’Ue e, come aggiunto espressamente alla Camera, alle norme del Codice Antimafia. Nel decreto, poi, si mette nero su bianco che le spese per la ricostruzione del nuovo ponte saranno a carico di Autostrade in quanto «responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell’infrastruttura concessa». Se Autostrade non paga o lo fa in ritardo scatta un meccanismo di anticipazioni da parte dello Stato. La legge autorizza che si possano spendere complessivamente 360 milioni, pari a 30 milioni annui fino al 2029 come garanzia per l’avvio delle attività. Nel decreto, tuttavia non si menziona a chi spetterà la ricostruzione dell’infrastruttura. Altre misure, poi, istituiscono la zona franca a Genova, a sostegno delle imprese che hanno avuto difficoltà economiche a causa del crollo del ponte. Previsti aiuti e benefici alle imprese e liberi professionisti che hanno sede nella zona rossa e che possano dimostrare un calo di fatturato specificato. Chi lo chiederà, potrà avere un contributo fino a 200 mila euro, per un tetto massimo di 10 milioni per il 2018. Ci saranno poi esenzioni fiscali e procedure semplificate per le aziende della cosiddetta “zona logistica speciale” che gravita attorno a porto e retroporto. I proprietari delle case danneggiate o a rischio potranno avere indennità per la cessione più 45 mila euro secondo il Programma regionale di intervento strategico e 36 mila per l’improvviso sgombero. Stanziati poi 500 mila euro per il 2018 e 23 milioni per il 2019 per acquistare autobus in più visto il caos della viabilità in città e regione dopo il crollo del ponte Morandi.

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