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Più Europa contro i nazionalismi: la sfida delle prossime elezioni

I valori e la solidità dell’organismo sovranazionale saranno al centro della competizione. Macron rilancia l’asse franco-tedesco per impedire che «il mondo scivoli verso il caos»

Le prossime elezioni saranno decisive per la storia dell’Europa. A maggio 2019 i cittadini dell’Unione saranno chiamati a eleggere il parlamento di Strasburgo, in un momento in cui il nazionalismo e il sovranismo continuano ad avanzare. I valori europei e la solidità dell’organismo sovranazionale sono al centro della sfida: toccherà alle forze pro-europee proporre una nuova visione di Europa. Meno «matrigna» e più benevola nei confronti dei 28 Stati membri. L’Unione Europea, così come l’abbiamo conosciuta dai Trattati di Roma in poi, è stata un lento e progressivo percorso di integrazione tra Stati nazionali, adesso messo a rischio dai sovranisti. Alle elezioni europee l’Europa si gioca il suo futuro per evitare un disastroso ritorno al passato.

MACRON CONTRO I SOVRANISMI. Parlando al Parlamento tedesco, il presidente francese Emmanuel Macron rilancia la sfida delle riforme e invoca «una nuova sovranità dell’Europa per un’Unione più forte contro i nazionalismi». Rivolgendosi ai deputati, il Macron ha parlato di un’Europa al bivio e di una «nuova tappa» nella storia del nostro continente. E per tracciare la sua visione ha adoperato un termine centrale dell’ideologia delle nuove destre europee: sovranità. Al contrario di Kurz, Salvini e Orban, la sovranità evocata da Macron può essere solo europea in contrapposizione con i «nazionalismi senza memoria e i fanatismi senza punti di riferimento» che oggi sembrano prendere il sopravvento. Macron si appella a tutte le forze europeiste sottolineando la responsabilità dell’asse franco-tedesco nel portare avanti il processo di riforma dell’Ue, ad esempio nella costruzione di una Difesa comune, un sistema di asilo e di gestione della migrazione armonizzato, di un mercato commerciale libero e aperto, di un contrasto ai mutamenti climatici. Nella visione macroniana, approvata dalla Cancelliera tedesca e salutata addirittura da una standing ovation del Bundestag, questa accelerazione del processo d’integrazione europeo servirà non solo a conservare all’Europa un ruolo da protagonista, ma anche a impedire che «il mondo scivoli verso il caos».

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LE SFIDE DELL’EUROPA. Nel 1990 uno studioso americano, John Mearsheimer, riflettendo su onseguenze della caduta del muro di Berlino, scrisse un saggio dal titolo “Back to the future”, ritorno al futuro. Secondo Mearsheimer l’Europa sarebbe presto tornata a dividersi come aveva sempre fatto, gli Stati europei avrebbero ricominciato a praticare, gli uni nei confronti degli altri, il vecchio gioco della politica di potenza. Quel saggio suscitò una valanga di critiche in un periodo in cui l’integrazione degli Stati Europei stava dando i suoi primi frutti. Ma se quel libro se fosse uscito oggi ci avrebbe aiutato a riflettere sui limiti di quell’integrazione: dall’unione monetaria alla poco accorta gestione della questione dell’immigrazione. Limiti, mancanze, errori che alla fine hanno favorito l’emergere di movimenti e partiti nazionalisti il cui successo potrebbe comportare la dissoluzione dell’Unione. Difendere l’Europa da vecchi e nuovi nazionalismi non basta, bisognerebbe interrogarsi sui limiti e sui difetti dell’integrazione europea proponendo un nuovo modello d’Europa.

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