Politica

Anticorruzione, il governo battuto sulla riforma del peculato

L’esecutivo gialloverde prova a rimediare al sì della Camera all’emendamento presentato dall’ex Cinquestelle Vitiello che chiede l’attenuazione del reato. La proposta di modifica aveva già provocato uno scontro tra Lega e M5s in commissione. Adesso è necessario un nuovo passaggio in aula

Si studia la soluzione tecnica per uscire dall’impasse dopo che il governo è stato battuto alla Camera sull’emendamento al ddl anticorruzione che ammorbidisce il reato di abuso d’ufficio e di peculato. La modifica approvata contro il parere dell’esecutivo è di Catello Vitiello, ex Cinquestelle passato al Misto, e riguarda lo stesso tema su cui la scorsa settimana la maggioranza si era divisa in commissione, con la Lega a favore e il M5s contro la riduzione della portata del reato di peculato. Alcuni deputati leghisti avrebbero, dunque, nel segreto dell’urna votato contro il governo. L’episodio è diventato così un caso politico. Ma proprio il presidente del Consiglio annuncia: «Una soluzione è stata trovata: proseguiremo nella valutazione degli emendamenti e del testo, lo porteremo poi al Senato e approveremo il ddl anticorruzione per dicembre 2018». In pratica si prevede il ritorno del testo al Senato, nella versione originaria, subito dopo il decreto fiscale. Per poi affrontare un nuovo passaggio alla Camera, quando sarà già in corso la sessione di bilancio. Dunque una corsa contro il tempo.

LE REAZIONI DOPO IL VOTO. «Ieri sera sono stato tentato di far saltare tutto per togliere questa cosa che difende i politici che rubano i soldi, si deve trovare una soluzione per togliere questa norma dal ddl», ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. Di «fatto gravissimo» parla il capogruppo del M5s alla Camera, Francesco D’Uva. «Così non si va avanti. Noi non salviamo i furbetti dalla galera – aggiunge – chi ha votato sì a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità’ enorme». Ma per il vicepremier leghista, Matteo Salvini, il voto è «assolutamente sbagliato». «La posizione della Lega – chiarisce – la stabilisce il segretario. Il provvedimento arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza. È stato un incidente di percorso che avrà come conseguenza quella di approvare il decreto ancora più in fretta». Il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, sostiene addirittura che «non ci sono leghisti tra i franchi tiratori». «Non siamo stati noi – precisa Molinari – a mandare sotto governo su peculato».

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LA RIFORMA. Eppure c’è chi sostiene che la riformulazione andrebbe a favorire lo stesso Molinari e altri esponenti del Carroccio che attualmente si trovano sotto processo per peculato come il segretario Rixi o l’ex governatore del Piemonte Cota. La nuova formula stabilisce che «la pena non può essere inferiore a due anni se il fatto del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio consiste nella appropriazione mediante distrazione di somme di denaro o di altra cosa mobile altrui delle quali ha il possesso o comunque l’autonoma disponibilità per ragione del suo ufficio o servizio, nell’ambito di un procedimento disciplinato da legge o regolamento che appartenga alla sua competenza». Anche in questo caso, come per il peculato, è sufficiente l’esistenza di un regolamento per evitare la commissione stessa del reato. Con la possibilità di conseguenza di contestare un reato meno grave con una prescrizione inferiore. L’emendamento di Vitiello al ddl anticorruzione sembra essere piaciuto a Forza Italia e a Fratelli d’Italia, ma anche ad alcuni esponenti della Lega. Sul tema la maggioranza si era divisa in commissione in quanto la Lega puntava alla riduzione della portata del reato di peculato mentre il M5S aveva espresso a riguardo una posizione contraria.

I FRANCHI TIRATORI. Nel complesso all’alleanza gialloverde sono mancati 107 consensi: se escludiamo i deputati della Lega e del M5s in missione o assenti giustificati sono 36 i franchi tiratori che hanno mandato sotto governo e maggioranza sull’emendamento che attenua il peculato. Un deputato leghista, a voto concluso, ha rivendicato lo “sgambetto”: «Che dire: si è mandato un segnale al Movimento Cinque stelle…». Per la seconda volta nel giro di pochi giorni il governo riceve una bocciatura dall’aula. La scorsa settimana era toccato all’articolo del decreto Genova che allargava il perimetro del condono edilizio a Ischia. In quella occasione però il voto contrario era avvenuto in commissione e poche ore dopo il Senato aveva ripristinato l’articolo contestato. Stavolta l’«incidente» è avvenuto direttamente in aula.

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