Economia

L’Italia e gli altri “cattivi”: le pagelle della Commissione Ue

Conti non in regola e piani non conformi ai requisiti del Patto di stabilità: tra i bocciati non c'è solo il nostro Paese. La Grecia, dopo anni di austerity, finisce nella lista dei “buoni”

Dopo otto anni di dura austerità, la Commissione europea inserisce la Grecia di Alexis Tsipras tra i dieci Paesi i cui piani di bilancio sono conformi ai requisiti del Patto di stabilità e crescita per il 2019. Gli altri “promossi” sono Germania, Olanda, Lussemburgo, Austria, Finlandia, Irlanda, Lituania, Malta e Cipro. I documenti programmatici di bilancio di Estonia, Lettonia e Slovacchia sono considerati ampiamente conformi ai requisiti del Patto, ma presentano una «certa deviazione dal rispettivo obiettivo di bilancio a medio termine», da tenere quindi in considerazione e da correggere. L’Italia è il malato grave d’Europa, ma ci sono altri sorvegliati speciali: Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Slovenia presentano una «deviazione significativa» dagli obiettivi. Per Ungheria e Romania, infine, si potrebbero prospettare nuove raccomandazioni per ridurre il deficit.

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IL CASO DELLA GRECIA. Ad appena tre mesi dalla fine del terzo programma di aiuti, Atene dovrà dimostrare di saper camminare con le proprie gambe. Sulla manovra, pur specificando di dover acquisire ancora qualche chiarimento sugli scenari di medio termine, la Commissione scrive che rispetterà nel 2019 l’obiettivo di surplus primario al 3,5% del Pil concordato con le autorità europee e otterrà anche una riduzione consistente del debito pubblico, ad oggi il più alto dell’Eurozona (183%). Viene dunque concessa una maggiore libertà di manovra fiscale al governo di sinistra radicale guidato da Tsipras, oggi diventato, dopo lo scontro del luglio 2015 che portò il Paese a un passo dall’uscita dall’euro, un esecutore solerte delle politiche di riforme strutturali e dei conti in ordine. Nonostante la vittoria del referendum anti-austerity Tsipras si piegherà al terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro. Atene è uscita dalla Troika il 20 agosto ma resta ancora da chiarire come rendere sostenibile il debito pubblico, oggi al 179% del Pil. Per ora si è deciso di rinviare il problema e dare fiducia a Tsipras.

I BOCCIATI. In un contesto di rallentamento generalizzato della crescita la Commissione Ue boccia i piani di bilancio di Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Slovenia perché pongono un rischio di non conformità ai requisiti del Patto di stabilità. Rischio che nel caso dell’Italia, la cui posizione viene distinta, è definito «particolarmente serio». Per quanto riguarda la Francia, la Commissione punta il dito in particolare sui progressi insufficienti nella riduzione del debito pubblico. L’altro rilievo mosso a Parigi riguarda la mancanza di indicazioni precise sul contenimento della consistente spesa pubblica e di proposte concrete per la riforma del sistema pensionistico. Anche alla Spagna vengono rimproverati gli sforzi insufficienti per la riduzione del debito pubblico, oggi al 96,9% del Pil. Il target indicato dal governo spagnolo per il 2019 è il 95,5%, addirittura inferiore a quello indicato dalla Commissione, ma gli aggiustamenti indicati nel budget non convincono pienamente Bruxelles. Tra i Paesi con debito molto elevato ci sono anche Belgio, Slovenia e Portogallo, per il quale la Commissione parla di misure limitate e di un mancato utilizzo del calo degli interessi ai fini dell’abbattimento dell’indebitamento.

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