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Perché Gibilterra è un ostacolo alla Brexit

La Spagna vuole maggiori garanzie sul futuro del promontorio britannico. E chiede una trattativa bilaterale separata con il Regno Unito

C’è lo scoglio Gibilterra sulla strada per un accordo sulla Brexit. La Spagna minaccia di bloccare il preliminare sull’uscita della Gran Bretagna dall’Ue se non verranno inserite nel testo maggiori garanzie sul fatto che non si applicherà a Gibilterra, il territorio britannico nel sud della Spagna. Tecnicamente, la Spagna non ha il potere di veto sull’accordo che dovrà essere approvato dalla maggioranza qualificata degli Stati membri. «La posizione del governo britannico su Gibilterra non è cambiata e non cambierà», ha detto la premier, Theresa May, rispondendo alla domande dei cittadini alla radio della Bbc. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, teme invece che un accordo globale tra Regno Unito e Ue potrebbe favorire, in un futuro nemmeno lontano, il definitivo assoggettamento del promontorio alla sovranità britannica.

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IL NODO GIBILTERRA. Appena 6,7 chilometri quadrati di superficie potrebbero trasformarsi in un ostacolo insormontabile per la Brexit. La Spagna, fin dall’inizio delle trattative, ha sempre detto di voler separare il “dossier Gibilterra” dall’articolata intesa sulla Brexit. La discussione bilaterale tra i due paesi ha portato ad un accordo che sembrava aver chiuso la questione. A seguito del raggiungimento dell’intesa su Brexit, però, la Spagna ha cambiato idea. A preoccupare Sánchez e il suo governo è la formulazione dell’articolo 184 che permetterebbe al Regno Unito di estendere anche a Gibilterra gli accordi raggiunti con l’Unione Europea, invalidando di fatto l’accordo raggiunto separatamente con la Spagna. Nel testo si legge che Regno Unito e Unione Europea «raggiungeranno rapidamente un accordo che regoli le loro relazioni» nel periodo che andrà dall’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea, il prossimo 29 marzo, fino alla fine del “periodo di transizione” previsto per dicembre 2020. La Spagna vuole che il testo venga cambiato e che venga specificato che il futuro status di Gibilterra sarà determinato solo in base a una trattativa bilaterale tra Regno Unito e Spagna.

DALLA CONTESA AL REFERENDUM. “The Rock”, così la chiamano i britannici per il suo promontorio roccioso, fu conquistata dagli inglesi nel 1704 e formalmente ceduta dal re di Spagna con il trattato di Utrecht del 1713. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è stata di nuovo reclamata dagli spagnoli ma un referendum popolare, il 10 settembre 1967, ha sancito la volontà degli abitanti di appartenere al Regno Unito piuttosto che alla Spagna. Due anni dopo è stata approvata la nuova Costituzione che ha trasformato la colonia in dominio della Corona britannica. Ma Pedro Sánchez, anche in vista delle elezioni locali del 2 dicembre in Andalusia, la regione spagnola che confina con Gibilterra, vuole preservare per sé e per l’esecutivo le prerogative sul “dossier Gibilterra” e non vuole vedere sminuiti i progressi conseguiti negli ultimi anni sul terreno politico. Sono quattro i memorandum bilaterali aperti: uno tende a proteggere i circa 12mila transfrontalieri spagnoli che lavorano nel promontorio, un altro sul tabacco impegnerebbe le autorità dell’istmo ad aumentare il prezzo per rendere meno appetibile il contrabbando verso la Spagna. Un terzo memorandum attiene le questioni ambientali e un quarto, il più conflittuale, disciplina la cooperazione doganale e fiscale. Così Gibilterra è diventata cruciale nell’addio di Londra all’Ue.

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