Italia

La Corte di Strasburgo archivia il ricorso di Berlusconi contro la legge Severino

La Corte europea dei diritti umani tenendo conto della riabilitazione dell'ex premier, avvenuta l'11 maggio scorso, ha deciso di chiudere il caso senza sentenza

Il caso è chiuso. Non ci sono «circostanze speciali relative al rispetto per i diritti umani che richiedano di continuare l’esame» e per questo, così come aveva chiesto il ricorrente, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha deciso di chiudere il ricorso senza una sentenza. Non si saprà mai se obbligando Silvio Berlusconi a lasciare il suo seggio in Senato nel 2013, e impedendogli di presentarsi come candidato alle elezioni, comprese quelle dello scorso 4 marzo, in base a quanto previsto dalla legge Severino, l’Italia abbia violato o no i suoi diritti. Per il Cavaliere si tratta di una riabilitazione di immagine, un modo come un altro per non scivolare verso la dimenticanza, verso l’oblio. Il suo partito, Forza Italia, è ormai attestato da mesi sotto il 10%. Non sarà più lui a guidare lo schieramento di centrodestra dopo l’ascesa di Matteo Salvini e della sua nuova Lega, che resta primo partito assoluto nei sondaggi, ma Berlusconi conosce bene i meccanismi della politica: il 27 luglio scorso aveva deciso di rinunciare al suo ricorso, e l’aveva comunicato a Strasburgo quattro mesi dopo avere ottenuto in Italia la riabilitazione dalla condanna per frode fiscale. Essendo tornato candidabile, non voleva più correre il rischio di un pronunciamento sfavorevole.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI STRASBURGO. La Corte ha stabilito che tenendo conto della riabilitazione dell’ex premier, avvenuta l’11 maggio del 2018, e a seguito della decisione del «richiedente di ritirare la sua denuncia, circostanze particolari relative al rispetto dei diritti umani non richiedono la prosecuzione dell’esame del caso». La Corte europea dei diritti umani ha, dunque, deciso di «cancellare dal ruolo» il ricorso di Silvio Berlusconi contro la sua incandidabilità per la legge Severino, ritenendo che nella vicenda «non vi sia alcuna circostanza speciale riguardante il rispetto dei diritti dell’uomo». L’orientamento della Corte all’accettazione della rinuncia al ricorso da parte di Berlusconi si deduceva già dal comunicato stampa che annunciava nei giorni scorsi la decisione di Strasburgo: la nota non parlava infatti di sentenza ma di pronuncia («ruling»). La valenza e l’attesa della decisione della Corte, arrivata a un anno di distanza dall’udienza e a cinque dalla presentazione del ricorso, peraltro sono state molto attenuate dal fatto che il verdetto non è arrivato prima delle elezioni di marzo scorso

IL PROCESSO MEDIASET. Il caso su cui la Corte europea dei diritti umani è stata chiamata a decidere riguarda il processo Mediaset, l’unico che abbia portato a una condanna per Silvio Berlusconi. Un epilogo a cui si è arrivati il 19 ottobre 2013 a oltre 10 anni di distanza dall’inizio delle indagini e con un giudizio di primo grado durato quasi 6 anni. Per i giudici che lo hanno condannato per frode fiscale, Berlusconi, anche se formalmente non ricopriva più cariche formali all’interno delle società, continuava a occuparsi dei suoi affari, disponendo il pagamento a prezzi gonfiati dei film da trasmettere sulle reti Mediaset e producendo fondi neri per oltre trecento milioni di euro, approdati sui conti esteri della famiglia Berlusconi, e alterando i bilanci con un risparmio di centinaia di milioni di tasse. L’accusa di falso in bilancio, contestata in origine, si era prescritta già nel 2007. Ma la Cassazione lo condannò a 4 anni di carcere, di cui 3 condonati per l’indulto, sostenendo che fu «l’ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo». Il 9 maggio 2014 Berlusconi ha varcato per la prima volta il cancello della Sacra Famiglia di Cesano Boscone dove ha scontato la sua condanna occupandosi degli anziani malati di Alzheimer. La sua riabilitazione giudiziaria arriva l’11 maggio di quest’anno, con la conseguente possibilità di candidarsi di nuovo alle elezioni. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano accoglie l’istanza dei suoi legali dopo che erano trascorsi i tre anni che la legge prevede debbano trascorrere dall’espiazione completa della pena per presentare la domanda.

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