Economia

Manovra, l’Italia prova a evitare la procedura d’infrazione

Il dialogo con l’Ue per scongiurare le sanzioni resta aperto. Possibile un nuovo incontro tra Conte e Juncker in occasione del G20 argentino

L’iter avviato con la bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione Ue potrebbe portare ad una procedura sanzionatoria per debito eccessivo. Ci sono ancora diverse tappe da percorrere, ma il cammino potrebbe interrompersi in qualunque momento se l’Italia e la Ue riuscissero a trovare un’intesa. Nei prossimi giorni è possibile un nuovo round di negoziati tra il presidente della commissione europea Juncker e il premier Conte a margine del G20 di Buenos Aires.

LEGGI ANCHE: La Ue boccia la Manovra: verso la procedura d’infrazione sul debito

LE PROSSIME TAPPE. Anche se stretti nei tempi, gli spazi per una trattativa non mancano, per cui al momento è prematura qualsiasi previsione sull’entità della correzione che potrebbe essere richiesta e sulle sanzioni che potrebbero scattare dopo in caso di mancato adeguamento da parte dell’Italia. Lunedì 3 dicembre l’Eurogruppo dovrebbe rendere pubblico il suo sostegno alla decisione della Commissione sull’Italia, consentendole così di iniziare a lavorare alla raccomandazione vera e propria sulla procedura. Il 19 dicembre è prevista l’ultima riunione dell’anno del Collegio dei commissari: in caso di mancato accordo, potrebbe approvare la raccomandazione all’Italia proponendo al Consiglio europeo l’avvio della procedura d’infrazione. Il 22 gennaio è in agenda il primo Eurogruppo-Ecofin dell’anno, che potrebbe validare la raccomandazione della Commissione, rendendo la procedura ufficialmente operativa. Il primo febbraio è la data limite entro cui l’Eurogruppo e l’Ecofin devono esprimersi sulla procedura.

FIDUCIA ALLA CAMERA. Intanto però il governo gialloverde, durante la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, ha manifestato l’intenzione di porre la questione di fiducia sulla legge di Bilancio già il 3 o 4 dicembre alla fine della discussione generale. Il copione è quello che porta ad un maxiemendamento del governo, perché la Commissione Bilancio di Montecitorio, dove sono da discutere 700 emendamenti “segnalati”, cioè sui quali si è concordato di votare, è impantanata. Come succede in questi casi, il testo andrà in aula senza un esame completo da parte della Commissione e in aula sarà votato il testo del governo. Del resto ormai tutti i protagonisti della vicenda hanno accettato di dialogare con Bruxelles e da qualche giorno è iniziata una maratona ad oltranza per raggiungere un’intesa che potrebbe già arrivare in occasione del G20 di Buenos Aires.

TRATTATIVE CON L’UE. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha sempre tenuto aperto il negoziato e gli uffici del suo dicastero continuano a lavorare su una ipotesi di ridurre il deficit-Pil verso il 2 per cento e di spostare metà del pacchetto pensioni-reddito, che vale 14 miliardi, sulla crescita. Dall’Europa, soprattutto da Moscovici, è giunta la mano tesa alla trattativa con un richiamo soprattutto al rispetto delle regole. Gli occhi adesso sono puntati su Salvini e Di Maio per scrutarne le intenzioni. Entrambi hanno abbassato i toni con Bruxelles, hanno accettato la trattativa e, nelle ultime ore, hanno anche capito che non basta ridurre il deficit-Pil, ma bisogna anche ricomporre la manovra favorendo la crescita. Il problema è a questo punto la riduzione delle platee dei pensionati e la struttura del reddito di cittadinanza. O come ipotizzato sa Conte rimandare di qualche mese l’avvio delle misure. Quel che è certo è che Salvini e Di Maio non ci rinunceranno, ma reddito di cittadinanza e quota 100 potrebbero subire modifiche evidenti. A questo si lavora, oltre che alla ricerca di coperture più consistenti.

LEGGI ANCHE: Rinviare reddito di cittadinanza e quota 100: la trattativa Conte-Juncker sulla manovra

Tags

Related Articles

Back to top button
Close