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Facebook, Google, Amazon: i giganti del web hanno eluso 71 miliardi di tasse

L’indagine di Mediobanca riporta che dal 2013 al 2017 le multinazionali hanno risparmiato oltre 48 miliardi, mentre i ricavi sono cresciuti del 123%. La società di Mark Zuckerberg fattura 11 milioni e versa soltanto 120mila euro, ma promette un cambiamento

Negli ultimi cinque anni i colossi del web le società “big tech” hanno pagato 71 miliardi in meno di tasse grazie a domicili in paesi a fiscalità agevolata. Un risparmio di oltre 48 miliardi, mentre i ricavi sono cresciuti del 123% arrivando a 626 miliardi. È lo sconcertante quadro che emerge dall’analisi sulle “Software&Web Companies multinazionali “dell’Area Studi Mediobanca che ha analizzato i bilanci delle principali multinazionali del web. Se guardiamo all’Italia, i tredici giganti della rete presi in esame fatturano 1,8 miliardi di euro ma dichiarando utili ridicoli pagano appena 59 milioni di tasse.

Facebook, per esempio, fattura 11 milioni di euro e versa 120mila euro di imposte: eppure raccoglie oltre un miliardo di euro di pubblicità. Denaro che però viene fatturato all’estero. Google Italia ha ricavi per 94,5 milioni di euro che portano nelle casse dell’erario soltanto 5,6 milioni di euro. Schema identico per Expedia e Booking: la prima fattura 76 milioni di euro e paga 2,7 milioni di tasse; la seconda 37 milioni e 4,8 milioni di tasse. Negli ultimi anni, sottolinea l’Area Studi di Mediobanca, la struttura fiscale di queste filiali è stata oggetto di approfondite indagini. L’ultima in ordine di tempo ha portato alla recentissima chiusura del contenzioso tributario con l’Agenzia delle Entrate da parte di Facebook che dovrà pagare oltre 100 milioni, facendo seguito agli altrettanti 100 milioni versati da Amazon e agli oltre 306 sborsati da Google.

Lo schema classico per abbattere gli utili è quello di trasferire i soldi alla controllante sotto forma di pagamento per i servizi acquistati dalla “casa madre”. Un meccanismo lecito, ma che permette di rifugiarsi in Paesi a tassazione agevolata. Dopo le polemiche, Facebook è l’unico tra i big ad aver promesso un importante cambiamento: a partire dal 2018 i ricavi della pubblicità saranno fatturati direttamente nel Paese dove vengono realizzati e non più in Irlanda, dove la società è registrata.

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