Economia

Questo lo dice lei!

Un siparietto tragicomico, un’espressione diventata virale. Ma l’andamento dello spread influenza davvero la rate dei mutui?

«Questo lo dice lei!». La stizzita frase con cui il sottosegretario Castelli ha contestato all’ex Ministro Padoan qualsiasi correlazione tra costo dei mutui e spread è ormai diventata virale. In realtà il tragicomico episodio fa seguito ad una ormai vecchia e mai del tutto risolta diatriba tra chi sostiene che lo spread influenzi le rate dei mutui e chi, invece, sostiene l’esatto contrario.

Spread
Spread
Euribor 6M
Euribor 6M

Vediamo di capire come, in realtà, stanno davvero le cose. Cominciamo col dire che l’Euribor e lo spread sono due variabili tra di loro indipendenti, seppur con qualche riserva di cui a seguire cercheremo di dar conto. Infatti, l’Euribor (acronimo di EURo Inter Bank Offered Rate), indice a cui sono indicizzati i mutui a tasso variabile, è il costo medio praticato tra le banche europee nelle loro transazioni, mentre lo spread rappresenta la differenza tra i tassi dei nostri buoni del tesoro decennali con i loro omologhi tedeschi. Ciò detto, la risposta al quesito non può essere univoca poiché differisce a seconda che si tratti di mutui vecchi (già sottoscritti) o mutui nuovi, che vanno ulteriormente distinti tra tasso fisso e variabile.
Vediamo dunque di rispondere, caso per caso, in modo quanto più possibile chiaro ed esaustivo al dilemma di cui sopra. Lo spread influenza il costo dei mutui?

Caso 1, mutuo vecchio a tasso fisso: NO

Caso 2, mutuo vecchio a tasso variabile: NÌ
Se è vero che ordinariamente non esiste, come abbiamo già detto, una relazione tra spread e Euribor, è anche vero che in un malaugurato scenario di crisi finanziaria sistemica aumenterebbero i rischi di insolvenza riferibili alle stesse banche che, pertanto, comincerebbero a diffidare tra di loro con la conseguenza di una diminuzione della liquidità disponibile che farebbe schizzare verso l’alto i tassi applicati. Esattamente quanto accaduto nei mercati internazionali durante la crisi del 2008 a cui fecero seguito le enormi immissioni di liquidità delle banche centrali che soffocarono il fenomeno sul nascere spingendo artificiosamente verso il basso i tassi di interesse. È dunque evidente che una importante impennata dello spread potrebbe condurre, seppur indirettamente, ad un aumento dell’Euribor e delle rate dei vecchi mutui a tasso variabile per conseguenza.

Caso 3, mutuo nuovo a tasso fisso: SÌ
Un aumento dello spread indebolisce il conto economico delle banche a cui fa naturalmente seguito un aumento dei costi a carico dei servizi erogati ai cliente. A parità di indici di riferimento, in questo caso l’Eurirs (acronimo di Euro Interest Rate Swap), l’altro spread (il margine della banca) subisce un aumento che spinge verso l’alto le condizioni finali del tasso del mutuo.

Caso 4, mutuo nuovo a tasso variabile: SÌ
Per le medesime motivazioni del caso 3.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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