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Fake news, la fabbrica dei trolls russa investe 1,1 miliardi l’anno in disinformazione

L’Ue ha varato un piano d'azione per contrastare il fenomeno in vista delle Europee di maggio. La denuncia di Ansip: «Mosca interferisce con le elezioni, le nostre democrazie vanno protette»

L’Unione europea lancia un nuovo piano d’azione anti fake news in vista delle elezioni europee di maggio e a tutela degli altri appuntamenti elettorali da qui al 2020 nei 28 Stati membri. Il nemico numero uno nella lotta alla disinformazione combattuta dall’Ue è la Russia. Ogni anno Mosca «investe un enorme budget di 1,1 miliardi a sostegno della disinformazione» e «la fabbrica dei trolls di San Pietroburgo impiega 1000 persone a tempo pieno». La denuncia arriva dal vicepresidente della Commissione Ue per il Mercato unico digitale, Andrus Ansip, durante la presentazione Piano d’azione anti fake news.

«Abbiamo visto tentativi di interferire in elezioni e referendum, con prove che indicano la Russia come fonte primaria di queste campagne». Per questo «dobbiamo essere uniti e mettere insieme le nostre forze per proteggere le nostre democrazie contro la disinformazione», ha detto Ansip. «Per affrontare queste minacce, proponiamo di migliorare il coordinamento con gli Stati membri attraverso un Rapid Alert System, rafforzare i nostri team che rilevano la disinformazione, aumentare il sostegno a media e ricercatori, chiedere alle piattaforme online di rispettare i loro impegni». «Combattere la disinformazione – ha sottolineato – richiede uno sforzo collettivo».

COSA PREVEDE IL PIANO UE. L’Ue a tal proposito ha varato un piano d’azione contro la disinformazione online, diffusa da oppositori come la Russia, in vista delle elezioni del prossimo anno. Con le nuove misure le risorse per le Task force in seno al Servizio di azione esterna di Federica Mogherini per identificare i focolai di disinformazione vengono più che raddoppiati passando dai 1,9 milioni del 2018 a 5 milioni per il 2019. Viene poi creato un sistema di allerta rapida tra istituzioni Ue e Stati membri per la condivisione di informazioni e allarmi su campagne di disinformazione. I social e le piattaforme online quali Facebook, Google, Mozilla e Twitter saranno monitorati per verificare l’applicazione del codice di buone pratiche che hanno sottoscritto su base volontaria con Bruxelles e che prevede trasparenza nelle pubblicità elettorali, eliminazione di account falsi, identificazione dei bots e collaborazione con fact checkers e ricercatori. Un primo rapporto è atteso a gennaio. Verranno, infine, promossi programmi di “educazione” rivolti ai media.

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