Cultura

Tv, la carica degli ottantenni

Da Piero Angela a Renzo Arbore e Corrado Augias: sono loro i campioni di ascolti. E a Sanremo Giovani torna in campo anche Pippo Baudo. Raffaella Carrà sotto l'albero. È la rivincita della tv generalista

“Che anno è, che giorno è…” si chiedeva Lucio Battisti in una delle sue strofe più memorabili. Un quesito che si sono posti in tanti, negli ultimi mesi, davanti al televisore. I “re Mida” dell’Auditel sono vecchie glorie dello spettacolo e del giornalismo. Scorrendo i nomi, potrebbe essere il 1978 o, forse, il 1988: Piero Angela (89 anni), Corrado Augias (83 anni), Renzo Arbore (81), Pippo Baudo (82), Mara Maionchi (77 anni) e Raffaella Carrà, la più giovane della compagnia con i suoi 75 anni. Sono loro che continuano a catalizzare l’attenzione del pubblico. Segnale certamente dell’invecchiamento della platea televisiva, ma anche della rivincita della professionalità sull’impreparazione.
Nell’era di internet e della interattività spinta, dei social media, di Instagram, Facebook e Twitter, non c’è più il pubblico unico, ma ci sono i pubblici, misti, frammisti, particolari, spezzettati, fluttuanti, selettivi, che zompano da un capo all’altro dei palinsesti. E che si fanno il proprio, anche con media diversi. Perché la tv non è più appannaggio del tubo catodico. Viaggia sul computer, sugli smartphone, sui tablet e su YouTube. Ognuno sceglie il suo frammento e se lo ricompone come vuole. Se i giovani sono avvantaggiati nel saltellare tra vecchia e nuova tecnologia, a restare aficionados al piccolo schermo sono gli adulti e, in particolare, gli “over 65”, che nella tv di Baudo e Arbore ritrovano la propria gioventù. Così il passato si riappropria del piccolo schermo. Con un velo di nostalgia in alcuni casi. Con quella eleganza e quella professionalità che la tv dei reality e dei talent ha disperso e ora invidia.

Tv Pippo Baudo
(ANSA/GIORGIO ONORATI)

Che il passato faccia ascolto, d’altronde, lo aveva dimostrato “Techetechetè”. Il programma più “low cost” del palinsesto estivo della Rai si è rivelato un successo, un tesoro in un periodo di crisi. Non solo economico ma forse anche di idee. Basti pensare a “Tale e quale show” di Carlo Conti dove un gruppo d’artisti gioca a imitare colleghi famosi. Senza dimenticare che lo stesso Conti riproponeva “Canzonissima” all’interno del programma “I migliori anni”. E sotto l’egida revivalistica del conduttore toscano il Festival di Sanremo è tornato a veleggiare su picchi d’ascolto bulgari. Carlo Conti cambia, però, la situazione, offrendo allo spettatore il piacere di un re-incontro senza la delusione del già visto. Conti gioca proprio con questa sensazione che poi è il segreto del cinema di genere messo a punto dalla Hollywood classica: offrire a chi guarda il piacere di trovare situazioni nuove dentro personaggi e temi ricorrenti. Ci si muove dentro territori conosciuti senza sentire il peso del ricalco o della copia.

Sanremo Claudio Baglioni

Una pratica personalizzata da Claudio Baglioni (67 anni) nel Sanremo 2018 e proseguita con la riesumazione della “Corrida”, in fin dei conti un talent ante-litteram nostrano, e adesso con la riproposizione di “Portobello”, storico programma del compianto Enzo Tortora affidato ad Antonella Clerici, ed il ritorno di Mara Venier alla conduzione di “Domenica in”. Insomma meglio l’usato sicuro, piuttosto che l’incerta novità.
Viviamo in un fantastico presente: il passato. Siamo immersi in musiche già ascoltate, film già visti, tempi già trascorsi. E ci piace. C’erano una volta il futuro, la fantascienza. Ora è il momento della retromania. Ecco così Augias-Virgilio ci conduce tra i segreti delle capitali d’Europa, torna la tv burlona e nostalgica di Renzo Arbore, Franca Leosini dà lezione alle Iene, mentre Mara Maionchi spazza via i piagnucolosi Fedez e Manuel Agnelli per salire sul trono di “regina” dei talent show di Sky. Pippo Baudo viene nuovamente “arruolato” da Baglioni per dare sostegno a Fabio Rovazzi, ventiquattrenne popolare fra gli adolescenti, ma “carneade” fra nonni e nonne, ed alla sporca doppia dozzina di artisti che il 20 e 21 dicembre prossimi si sfideranno a Sanremo Giovani per conquistare due posti al Teatro Ariston. E, sotto l’albero, al posto di Babbo Natale ritroviamo Raffaella Carrà, le cui tracce si erano perdute in Spagna, dov’è adorata e riverita come una santa. A ripescarla proprio Carlo Conti, che l’ha voluta ospite nelle puntate di fine anno del Festival dello Zecchino d’oro. E non è escluso che Raffa ritorni in coppia con Fiorello nel 2019.

Raffaella Carrà

Più che una rivoluzione, una restaurazione. Dopo anni di commistioni di linguaggi, di contaminazioni, di esperimenti, la tv generalista torna alla sua forma primigenia ed il motivo è semplice: ci sono tanti nuovi media che fanno il loro mestiere innovando. C’è Netflix, la tv satellitare, quella on demand, quella del web e via discorrendo, spazi in cui c’è l’obbligo di innovare. La tv generalista, proprio perché generalista, questo bisogno lo ha di meno. Così come il pubblico che la segue e che premia, costantemente, indefessamente, le fiction tradizionali e con buoni sentimenti, senza violenze, parolacce, sorprese, che fa trionfare il commissario Montalbano, Don Matteo e “L’amica geniale”, e che probabilmente punirebbe negli ascolti cose come “La casa di carta” o “Suburra”.

La “nuova” tv punta su meccanismi legati alla memoria, al passato, al repertorio storico. Visto che gli altri si occupano di innovazione, tanto vale che la tv generalista incarni la tradizione, restaurando le vecchie logiche che, seppur superate, ancora funzionano. Perché rassicuranti, accettabili, normali. Perché resuscitano atmosfere antiche, sapori tradizionali, passioni, sentimenti, che il mondo virtuale tende ad appiattire. Riscoprono l’amarcord in un’epoca che ha accelerato i tempi di attenzione e accorciato la memoria. Perché la nostalgia è il sentimento primario degli italiani. Chissà poi se prima si stava meglio o peggio.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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