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«Abbiamo sconfitto l’Isis»: gli Usa ritirano le truppe dalla Siria

Il richiamo dei circa 2mila militari annunciato da un tweet del presidente Trump è stato confermato dalla Casa Bianca. Ma la decisione ha incontrato le resistenze del Pentagono e della Difesa, preoccupati che si possa cedere l’influenza sul Paese mediorientale a Russia e Iran

«Abbiamo sconfitto l’Isis in Siria, per me l’unico motivo di rimanere lì durante la presidenza Trump»: pochi caratteri con cui Donald Trump annuncia che gli Stati Uniti hanno intenzione di ritirare i loro soldati dalla Siria, dove negli ultimi anni l’esercito statunitense ha appoggiato la guerra della coalizione di curdi e arabi contro lo Stato islamico. La notizia, anticipata da diversi media statunitensi, è stata confermata da un comunicato della portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. Nel comunicato non sono specificati i tempi del ritiro e non è chiaro se l’operazione riguarderà tutti i soldati americani presenti in Siria, circa 2mila, o solo una parte.

A dare conto che gli Stati Uniti stanno preparando un ritiro «completo» e «rapido» dei militari dalla Siria è la Cnn che cita un funzionario della Difesa, secondo il quale la decisione è stata presa da Trump in persona. Secondo il Wall Street Journal il ritiro è stato deciso da Trump a seguito di una conversazione con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Attualmente si stima che sono circa 2 mila i militari presenti sul campo nella città di Hajin. «Abbiamo iniziato a riportare a casa le truppe degli Stati Uniti mentre passiamo alla fase successiva di questa campagna», si legge nella dichiarazione ufficiale della Casa Bianca. «Cinque anni fa, l’Isis era una forza molto potente e pericolosa in Medio Oriente, e ora gli Stati Uniti hanno sconfitto il califfato territoriale», ha detto Sanders. «Queste vittorie sull’Isis in Siria non segnano la fine della Global Coalition o la sua campagna». Sanders ha aggiunto che gli Stati Uniti e i loro alleati «continueranno a lavorare insieme per negare il territorio dei terroristi islamici radicali, i finanziamenti, il sostegno e ogni mezzo per infiltrarsi nei nostri confini».

Già nei mesi scorsi Trump aveva già annunciato di volersi disimpegnare dal teatro siriano, ma aveva incontrato le resistenze del Pentagono e della Difesa, preoccupati delle possibili ripercussioni sugli alleati curdi, esposti alle rappresaglie della Turchia, e per la presenza iraniana nel Paese. Al Pentagono sono convinti che una tale inversione della politica di sicurezza nazionale americana comporterebbe di fatto cedere l’influenza in Siria a Russia e Iran, entrambi Paesi con cui l’attuale amministrazione ha rapporti ostili. Allo stesso tempo, i vertici della Difesa ritengono che abbandonare gli alleati curdi, che da anni operano a fianco delle truppe Usa in Siria, minerebbe gli sforzi futuri degli Stati Uniti di conquistare la fiducia dei combattenti locali, dall’Afghanistan allo Yemen fino alla Somalia. Secondo il New York Times il Pentagono starebbe cercando di dissuadere il presidente che una mossa del genere verrebbe letta come l’abbandono di truppe che da anni operano a fianco di quelle Usa in Siria e che rischierebbero di essere attaccate da un’offensiva della Turchia.

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