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Dai visti di lavoro ai permessi studio: come cambierà l’immigrazione dopo la Brexit

L’obiettivo del governo britannico è di portare a 100mila la soglia degli ingressi annui. Se l’accordo tra Gb e Ue supererà il voto del Parlamento, le nuove linee guida verranno applicate dal gennaio 2021

Nel post Brexit il Regno Unito non riserverà ai cittadini comunitari un accesso preferenziale al mercato del lavoro britannico. È tutto scritto nel libro bianco sull’immigrazione che contiene le linee guida in tema di ingressi in Gran Bretagna dopo l’uscita dall’Unione Europea. L’impegno garantito dal governo conservatore è di portare il limite degli ingressi di immigrati, che siano cittadini europei o extracomunitari, sotto i 100mila all’anno. Inoltre, le linee guida prevedono il visto di un anno per i lavoratori non qualificati e una soglia minima di stipendio fissata a 30mila sterline annue: se Brexit sarà, questo è ciò che attende chi vorrà trasferirsi in Gran Bretagna. Chi è dentro fino a prova contraria continuerà a mantenere i propri diritti anche dopo l’uscita ufficiale fissata a marzo 2019. Così dovrebbe essere anche per chi arriverà durante il periodo di transizione che si concluderà il 31 dicembre 2020.

Fino al 2025 i cittadini europei non qualificati (lavapiatti, camerieri, impiegati in albergo) potranno entrare liberamente in Regno Unito, anche senza avere già un contratto di lavoro e lavorare oltremanica per un anno al massimo. Si tratta di visti temporanei che non possono essere estesi, né convertiti, né permettono ricongiungimenti familiari. Qualora questi lavoratori volessero tornare, dovrebbero aspettare dodici mesi per rientrare. Per i lavoratori qualificati europei e non (medici, insegnanti, ingegneri) è previsto un visto di cinque anni, passato questo periodo potranno richiedere la residenza fissa e successivamente la cittadinanza. La Commissione consultiva sull’immigrazione ha indicato un reddito pari a 30mila sterline annue come soglia per consentire l’accesso a visti della durata di cinque anni, soglia che correntemente si applica a molte delle categorie di lavoratori extra Ue. Questo limite, come ha detto anche il ministro dell’Interno Sajid Javid, resta tuttavia oggetto di discussione per quel che riguarda l’entità del reddito che sarà richiesto. I cittadini Ue potranno entrare liberamente per 6 mesi dopo la laurea per cercare lavoro. Un anno invece sarà concesso ai dottorandi. Per i turisti europei non servirà alcun visto per sei mesi, durante i quali potranno entrare e girare liberamente nel Regno Unito.

Se Londra prepara le clausole del divorzio dall’Unione Europea, anche la Commissione ha presentato a Bruxelles il suo “piano d’emergenza” in caso di “No deal”. L’esecutivo europeo, ha detto il vicepresidente Valdis Dombronvskis, ha presentato gli interventi normativi necessari per essere pronti ad affrontare lo scenario che si verrebbe a configurare nel caso in cui l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue avvenisse senza l’entrata in vigore dell’accordo raggiunto ma non ancora ratificato da Londra. Si tratta di 14 misure, ha spiegato Dombronvskis, destinate a «contenere i danni» e riguardanti molti aspetti cruciali dei rapporti tra Gran Bretagna e Unione Europea, in particolare per il funzionamento dei servizi finanziari, del trasporto aereo e terrestre e delle dogane. In caso di “No Deal”, dunque, i beni in arrivo dalla Gran Bretagna verso l’Ue potranno essere soggetti a controlli doganali, i camion potranno continuare a trafficare liberamente fino alla fine del 2019 ma solo se Londra garantirà lo stesso, mentre gli animali domestici dei britannici e altre bestie non potranno più entrare liberamente in Ue. Infine, anche le concessioni aeree e ferroviarie a compagnie britanniche non sarebbero più valide.

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