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Usa, perché il segretario della Difesa Jim Mattis lascia il Pentagono

Dopo il ritiro immediato dalla Siria, Trump decide di rimpatriare metà del contingente militare statunitense dall’Afghanistan. Scelte non condivise da Mattis che rassegna le dimissioni: «Il presidente merita un collaboratore allineato con le sue posizioni»

Le ultime decisioni di Donald Trump in materia di politica estera e difesa hanno avuto una pesante conseguenza: il Segretario alla Difesa James Mattis lascia l’incarico al Pentagono. Lo ha comunicato egli stesso al presidente degli Stati Uniti: «Poiché lei ha il diritto di avere un Segretario alla Difesa le cui visioni siano meglio allineate con le vostre su queste e altre materie, credo che per me sia giusto lasciare l’incarico. Ho avuto il privilegio di servire questo Paese. Sono orgoglioso dei progressi fatti negli ultimi due anni». Il riferimento è piuttosto esplicito alla decisione di Trump di ritirare l’esercito statunitense dalla Siria. Mattis aveva cercato fino all’ultimo di fargli cambiare idea, spiegando che la smobilitazione avrebbe lasciato campo libero alle ambizioni della Russia e dell’Iran. E che comunque l’Isis avrebbe potuto riorganizzarsi.

Trump, nel tweet in cui aveva parlato dell’uscita di Mattis prevista per febbraio, aveva invece spiegato che il generale andava in pensione: «Il generale Jim Mattis andrà in pensione, con distinzione, alla fine di febbraio, dopo aver servito la mia amministrazione come segretario alla Difesa negli ultimi due anni». Sessantotto anni, generale dei marine di grandissima esperienza, James Mattis era considerato da molti un importante contrappeso alla nota instabilità di Trump, che in queste ore ha anche deciso piuttosto repentinamente il ritiro di metà del contingente militare statunitense dall’Afghanistan.

La decisione di Mattis arrivava dopo giorni di tensioni e polemiche in cui Donald Trump non era arretrato di un millimetro dopo l’annuncio a sorpresa del ritiro immediato delle truppe Usa dalla Siria, circa duemila soldati che dovranno tornare a casa entro 30 giorni. Mattis, invece, aveva proposto un ritiro graduale, con la permanenza in Siria di alcune centinaia di uomini. Il generale non è riuscito a convincere Trump e certamente questa è stata l’ultima, la più evidente occasione di scontro. Nella lettera ha scritto che «gli Stati Uniti rimangono la nazione indispensabile nel mondo libero, ma non possiamo proteggere i nostri interessi e assolvere a questo ruolo con efficacia senza conservare forti alleanze e mostrare il rispetto dovuto a questi alleati» e che le sue dimissioni avrebbero permesso a Trump di nominare un nuovo segretario della Difesa le cui idee siano «maggiormente allineate» con le sue. Lascerà il suo incarico alla fine di febbraio, dopo due anni.

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