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Gilet gialli e forconi: così vicini, così lontani

Le rivendicazioni e la rabbia dei manifestanti francesi di oggi ricordano quelle dei cosiddetti forconi, che tra il 2012 e il 2013 organizzarono proteste in tutta Italia

Tornano in piazza i gilet gialli a Parigi, ma con numeri nettamente inferiori a quelli delle scorse settimane. Dopo sei settimane di manifestazioni e le promesse del presidente Macron la protesta comincia a sgonfiarsi. Copione che ricorda quello dei forconi in Italia. Il colpo di genio originale dei francesi è stato indossare il gilet che ogni automobilista deve tenere in auto. Fondato in Sicilia nel 2011, il Movimento dei Forconi ha avuto il suo momento di massima celebrità tra il 2012 e il 2013, negli anni dello snodo più difficile per la crisi economica e politica italiana, tra la caduta di Berlusconi e l’avvicendamento dei governi Monti e Letta.

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Ma c’è da dire che quando si parla di insurrezioni i francesi fin dal Settecento hanno sempre fatto sul serio: auto in fiamme e vetrine danneggiate, l’assalto all’Arco di Trionfo e i saccheggi sugli Champs Élysées. Ma le rivendicazioni, la rabbia, sono comuni a quelle che sei anni fa animarono l’imprenditore agricolo siciliano Mariano Ferro, l’allevatore sardo Felice Floris e compagni. I forconi organizzarono proteste contro l’aumento delle accise sui carburanti, bloccarono le strade e presidiarono i caselli autostradali, che sarebbero dovute culminare con la «marcia su Roma» del 18 dicembre 2013. In Francia l’elenco delle richieste dei gilet gialli è molto simile: hanno cominciato protestando contro l’aumento di 6,5 centesimi del diesel e le pensioni basse, sono finiti a invocare le dimissioni di Macron, l’assalto all’Eliseo, l’uscita dall’euro e dall’Europa, il colpo di Stato.

I gilet gialli sono dei Forconi più visibili, più radicali, più violenti. I francesi, inoltre, sono più molto aperti alla protesta attiva antigovernativa: a manifestare non sono né i sindacati né partiti, ma il «popolo francese» esasperato dalle tasse. Automobilisti, lavoratori, cittadini che dalle periferie sono arrivati fin davanti all’Eliseo per lottare contro le politiche messe in atto dal presidente Emmanuel Macron. Il movimento dei forconi, invece, riguardò una categoria ben precisa di italiani: i piccoli imprenditori, gli artigiani, i piccoli proprietari terrieri e le partite iva. Il mondo operaio ed impiegatizio del nord solidarizzò a chiacchiere, ma molto raramente partecipò ai blocchi. Da un lato ne fu escluso, dall’altro si autoescluse. I gilet, invece, non solo sono più eterogenei, d’altronde cinque anni non sono passati invano.

Durante la lunga pausa caratterizzata dal renzismo, dei forconi non si è più sentito parlare. Forse è subentrata l’assuefazione, forse i partiti anti-establishment hanno saputo incanalare quella rabbia, fatto sta che di proteste così clamorose in Italia non se ne sono più avute. In molti ritengono che, almeno parzialmente, siano riusciti a prendere il potere per vie democratiche con le elezioni del marzo 2018 che hanno portato al governo la Lega anti-tasse e il Movimento Cinque Stelle anti-élite. Lo stesso Grillo, fondatore e garante del M5s, ha più volte sottolineato i punti in comune con il programma dei gilet gialli francesi: dal taglio delle tasse all’uscita dalla Ue per riconquistare la sovranità politica, monetaria e economica, dall’attacco alle grandi banche all’aumento delle pensioni.

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