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Indonesia, continuano i soccorsi nelle aree devastate dallo tsunami

Sale a quattrocento il numero delle vittime, mentre proseguono le ricerche dei dispersi. Tra i sopravvissuti anche un bambino di 5 anni salvato dopo essere rimasto per 12 ore nell'auto intrappolata sotto gli alberi caduti

Un bambino di 5 anni è stato salvato dopo essere rimasto per 12 ore nell’auto intrappolata sotto gli alberi caduti. L’hanno già definito il miracolo di Natale dopo lo tsunami che ha colpito l’Indonesia provocando oltre quattrocento morti. Il video del momento del salvataggio è stato pubblicato da uno dei poliziotti che stanno coordinando le ricerche di eventuali sopravvissuti. Come ha raccontato il poliziotto su Instagram, i soccorritori si sono avvicinati alle macerie e hanno cominciato a rimuovere rami e altri detriti dall’auto quando alla luce delle torce hanno visto la faccia del piccolo che piangeva disperato. Sopravvissuto alla furia delle onde, sporco di fango e terrorizzato, Ali è stato tirato fuori dall’auto. Non è chiaro, riferisce il Daily Mail, se con lui nell’auto ci fosse qualche altro sopravvissuto.

 

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12 jam terjebak reruntuhan bangunan alhamdulillah Ali 5th dapat dievakuasi dgn selamat. Jiwa Ragaku Demi Kemanusiaan. @jokowi

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Le attività di soccorso nelle aree costiere interessate dallo tsunami sono complicate dalla presenza di grandi danni lungo le strade, con aree isolate e inaccessibili. Medici senza frontiere è presente nelle aree colpite dallo tsunami dove sta assistendo le autorità sanitarie locali nell’assistenza ai feriti e anche nel trattamento delle vittime. Lo ha comunicato all’Ansa il direttore di Msf Indonesia, Daniel von Rège spiegando che si occupano anche del controllo igienico e di profilassi, per evitare contagi e fornisce supporto materiale con medicinali, attrezzature e capi d’abbigliamento. Caritas Indonesia sta coordinando gli aiuti nelle zone disastrate del Paese. Anche l’Unicef è sul campo «per accompagnare le autorità nel valutare l’impatto dell’ultimo tsunami sui bambini, per garantire che siano al centro della risposta nazionale e che i loro diritti siano rispettati», riferisce Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia.

Erano le 21.27 di sabato, sei ore avanti rispetto all’Italia, le vacanze di Natale appena iniziate per migliaia di persone, sulle spiagge indonesiane di Giava e Sumatra. L’Anak Krakatau, «il Figlio di Krakatoa» come lo chiamano gli indonesiani -cioè l’isola vulcanica in mezzo allo Stretto di Sonda emersa dalle acque dopo l’enorme esplosione del vulcano-padre Krakatoa il 27 agosto 1883 – aveva ripreso ad eruttare. Un’onda alta fino a tre metri ha devastato le coste distruggendo centinaia di edifici e stabilimenti balneari, trascinando veicoli e sradicando alberi. Il bilancio provvisorio è salito a 429 morti, più di mille feriti e oltre cento dispersi. Nessun italiano, al momento, tra le vittime, come riporta l’Unità di Crisi della Farnesina. Il bilancio, comunque, è provvisorio. L’allerta tsunami non è scattata perché a causarlo non è stato un terremoto ma una frana sottomarina probabilmente collegata all’eruzione. Perciò il maremoto ha colpito senza che ci fosse stato alcun segnale di preavviso. È il secondo tsunami del 2018, per l’Indonesia. Il precedente, quello del 28 settembre, investì l’isola di Sulawesi uccidendo 2.500 persone.

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