Italia

La politica al tempo dei social: quando un ministro gioca a fare l’influencer

Matteo Salvini posta sempre più spesso marche ed etichette di quello che mangia e beve. Ma tra i tanti post ne spunta uno che sta facendo molto discutere: «Il mio Santo Stefano inizia con pane e Nutella. E il vostro?»

Per capire il successo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e di alcuni politici di casa nostra non dobbiamo guardare ai leader del passato, ma alla folta schiera di influencer da milioni di follower, visualizzazioni e like. L’ascesa di un movimento come i 5 Stelle nato dai Vaffa Day, di un presidente del Consiglio per caso come Giuseppe Conte, di due vicepremier come Di Maio e Salvini che hanno il luogo eletto di azione e comunicazione non nei relativi ministeri ma in Facebook ha trasformato il modo di intendere la politica. La continua presenza sui social rischia di trasformare la scena politica italiana nel set di un grande reality show. Non basta più informare in diretta i follower sulle loro attività, talvolta anticipando anche un blitz delle forze dell’ordine, ma cominciano a comportarsi come veri influencer citando sui social prodotti conosciuti, etichette, marchi.

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Il dialogo tra politica e tecnologia ha sempre giocato un ruolo di primo piano nella storia delle istituzioni: la scrittura ha emancipato i sudditi dall’arbitrio dei sovrani, le strade hanno permesso a Roma di tenere in comunicazione tutte le province dell’impero, e le telecomunicazioni hanno giocato un ruolo di primo piano nell’avvento della società di massa. Spesso le gambe delle idee sono le tecnologie: dalla radio alla televisione, dal web ai social network. Inoltre, è sempre più forte la domanda alla politica di trasparenza e autenticità.

E così tra i politici è diventato uso comune postare dichiarazioni e report sui risultati ottenuti, ma anche condividere attimi di vita. L’esempio più eclatante è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump: nei suoi tweet dice tutto quello che gli passa per la mente sia che si tratti di importanti annunci politici o di un semplice commento ad un programma tv. Ma anche in Italia i ministri Di Maio e Salvini non sono da meno.

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Nei giorni scorsi ha scatenato l’ironia sui social la lista delle cose “fatte” postata su Facebook dal vicepremier pentastellato Luigi Di Maio. Mentre se scrolliamo il profilo del capo del Viminale troviamo selfie, foto e post con espliciti riferimenti commerciali. Così accanto alla pizza troviamo una bottiglia di birra Heineken, merende con yogurt e biscotti griffati, un piatto con «due etti di bucatini Barilla, un po’ di ragù Star e un bicchiere di Barolo di Gianni Gagliardo». Ma tra i tanti post per condividere con fan e follower le proprie abitudini quotidiane ne spunta uno che sta facendo molto discutere: «Il mio Santo Stefano inizia con pane e Nutella. E il vostro?». E non perché cita il marchio della celebre crema alla nocciola, ma perché il post arriva dopo un terremoto nel catanese e la morte di collaboratore di giustizia a Pesaro.

Certo, gran parte dei follower di Salvini replica con dettagli sulla prima colazione post-natalizia, ma non mancano accuse alla scarsa sensibilità istituzionale del titolare del Viminale. «Il mio Santo Stefano inizia con scosse di terremoto e tanta paura». E ancora: «Noi raccogliamo le macerie di case sventrate, pali della luce abbattuti, mobili caduti, cocci. Sai, ministro, c’è stato un terremoto a Catania e un minimo di sensibilità nel pubblicare foto sarebbe molto gradito dai miei concittadini». E le reazioni arrivano anche dall’opposizione al governo gialloverde. Con il candidato alla segreteria del Pd, Nicola Zingaretti, che su Twitter attacca il ministro dell’Interno: «La protezione dei pentiti e dei loro parenti è fondamentale per combattere le mafie. Oggi invece ci svegliamo e leggiamo che c’è stato un morto a Pesaro. Il Ministro degli Interni che si fa selfie demenziali, per distrarre l’attenzione ha paura e scappa dalle sue responsabilità».

 

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