Politica

Tassa sul volontariato, retromarcia del governo: «L’Ires va cambiata»

La norma tra le più controverse della manovra finanziaria danneggerà migliaia di enti benefici e fondazioni di ricerca, ma il vicepremier Di Maio promette di modificarla: «Non possiamo intervenire nella legge di bilancio, ma lo faremo con il primo provvedimento utile»

Il governo è pronto a modificare la cosiddetta “tassa sul volontariato”, vale a dire il raddoppio dell’Ires inserito in manovra per tutte le società che non hanno scopo di lucro e si occupano di attività solidaristiche, come fondazioni di ricerca, enti di beneficenza, scolastici od ospedalieri e associazioni letterarie e scientifiche. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio: «Quella norma va cambiata nel primo provvedimento utile. Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato e ne è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i pIù deboli – ha detto il vicepremier – Non possiamo intervenire nella Legge di Bilancio perché si andrebbe in esercizio provvisorio». Anche il premier Giuseppe Conte è intervenuto per ribadire le mutate intenzioni del governo: «In merito alla norma sull’Ires formulata nella legge di Bilancio attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale».

Il cambio di rotta da parte del ministro dello sviluppo economico sarebbe avvenuto in particolare dopo aver letto un intervento di padre Enzo Fortunato dei frati minori di Assisi: «Si cerca di distruggere il bene, si cerca di destabilizzare chi vuol essere strumento di bontà, si cerca di tagliare la possibilità di fare di più» aveva scritto pochi giorni fa il religioso, unendosi al coro di molte altre voci sia del mondo cattolico che di quello laico. Secondo gli ultimi dati Istat, nel nostro paese ci sono oltre 343 mila istituzioni senza scopo di lucro che impiegano più di 800 mila lavoratori dipendenti e 5 milioni di volontari. Le società più numerose sono quelle che si occupano di attività ricreative, ma più del 60 per cento dei dipendenti del settore è impiegato in enti che fanno assistenza socio-sanitaria, istruzione o ricerca.

La norma, aspramente criticata da tutte le onlus che operano nei più disparati settori, prevede un innalzamento dell’Ires dal 12 al 24%, ponendo fine a un regime di tassazione agevolata che era stato introdotto nel 1973. Se la manovra sarà approvata definitivamente dalla Camera, come previsto, l’aumento di imposte scatterà dal primo gennaio e agirà tramite l’abolizione dell’aliquota Ires (l’imposta pagata sugli utili delle società) ridotta al 12 per cento per enti con finalità solidaristiche. L’imposta agevolata sarà quindi sostituita con l’aliquota ordinaria al 24 per cento. L’intervento dovrebbe portare nelle casse dello stato 118 milioni di euro nel 2019 e 158 nel 2020.

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