Economia

Conte: «La manovra scritta dall’Italia non prevede un aumento delle tasse per i cittadini»

Nella tradizionale conferenza stampa di fine anno il presidente del Consiglio fa il punto della situazione sui primi sei mesi di governo. Al centro del dibattito la legge di bilancio

«Un’esperienza di governo assolutamente innovativa, che scandisce un cambio di passo della politica italiana e condizionerà tutti in futuro. Questo non è il governo delle lobby, la nostra agenda è dettata dai cittadini». Così il premier Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno, ha definito i primi mesi del governo M5S-Lega. «La manovra economica che sta per essere varata – ha detto Conte – è in continuità con gli impegni di governo. Io rivendico orgogliosamente la natura populista della maggioranza – ha continuato il premier – se questo significa ridurre la frattura tra classi politiche e cittadini».

La conferenza stampa era prevista per lo scorso 22 dicembre, ma è stata rinviata a causa delle giornate convulse in Senato per il ritardo con cui si è discussa in Aula la manovra economica. E proprio sulla manovra chiarisce: «Non è affatto vero che sia stata scritta da Bruxelles è stata scritta in Italia. Tutte le volte che mi sono seduto con Bruxelles non ho mai consentito che mettessero in discussione i punti qualificanti della manovra e devo dare atto loro che non hanno mai cercato di valutare nel merito tali punti». «Non siamo sotto osservazione – ha ribadito – abbiamo evitato la procedura di infrazione, ma c’è un quadro di regolamentazione che va osservato. Tutti i paesi dell’Eurozona – ha spiegato – sono sotto osservazione, ci sono vincoli da osservare, ma che il governo italiano sia un osservato speciale, no. Sarebbe oggetto di morbosa attenzione se fossimo entrati in procedura di infrazione, ma sarebbe paradossale che adesso che l’abbiamo evitata fossimo oggetto di morbosa attenzione».

A una domanda sull’aumento della pressione fiscale appena certificato dall’Upb, Conte risponde di non avere «il dato finale», ma «se anche avessimo la conferma che oggi la pressione fiscale è passata dal 42% al 42,4%, questo non significa che l’andamento sia riconducibile a un aumento di tasse dei cittadini, ma più probabilmente all’incremento della tassazione per banche e assicurazioni, che viaggia insieme all’introduzione della webtax sui “giganti” della Rete e l’aumento del prelievo sul gioco d’azzardo». «Abbiamo alleggerito la pressione fiscale per i cittadini», rivendica il premier, sottolineando soprattutto lo spirito redistributivo delle misure previste dal ddl di Bilancio. Quanto al raddoppio dell’Ires per gli enti morali contenuto in manovra, che scatenato le proteste di tutto il mondo del volontariato, Conte chiarisce: «Devo assumermi le responsabilità sull’Ires al Terzo Settore, stavamo vagliando le ipotesi per recuperare dei fondi e questa soluzione mi era sembrata plausibile valutandola insieme ad altre misure per il non profit, al quale abbiamo dedicato un codice con un regime di agevolazioni varie. In effetti poi abbiamo valutato meglio, e d’accordo con Di Maio e Salvini abbiamo pensato che da gennaio raccoglieremo meglio le istanze del terzo settore e cercheremo di calibrare meglio l’intervento correttivo».

Conte difende poi le due misure chiave del governo giallo-verde: pensioni e reddito di cittadinanza. «Non abbiamo attentato alle pensioni, siamo intervenuti sulle fasce più alte, con il taglio di quelle d’oro. E abbiamo introdotto un meccanismo di indicizzazione che è un po’ ‘raffreddato’ ma che non tocca le pensioni fino a tre volte le minime. Forse neppure l’Avaro di Molière nelle fasce più alte si accorgerebbe di qualche euro in meno». Conte risponde anche sul reddito di cittadinanza, bandiera del M5S e del vicepremier Di Maio. «Il progetto che ho visionato da ultimo prevede la possibilità di agevolare direttamente le imprese che assumeranno i beneficiari» del reddito di cittadinanza, spiega il premier, sostenendo a spada tratta «un meccanismo incentivante che può funzionare», anche se «dobbiamo vedere quante mensilità attribuire» alle imprese. «Non vogliamo che le persone stiano sul divano – ironizza poi Conte – perché l’obiettivo è recuperare al circuito lavorativo le persone. In questo senso è un reddito di dignità, perché è un meccanismo inclusivo». «È stato crocifisso Luigi Di Maio quando si è affacciato dal balcone, avete evocato oscure figure del nostro passato che non vogliamo che ritornino. Era la genuina immagine di chi per anni si è battuto per questa misura di civiltà sociale, di equità sociale», aggiunge il premier parlando di «orgoglio» per questa misura di equità.

Tags

Related Articles

Close