Italia

Cosa ha detto il presidente Mattarella nel discorso di fine anno

Il capo dello Stato traccia le prospettive per il futuro: riscoprirsi comunità, voce più autorevole in Europa, stop all'aumento delle tasse sul terzo settore. Nel suo intervento non ha risparmiato critiche, seppur indirette, al governo gialloverde

«Tempi e abitudini cambiano ma questo appuntamento – nato decenni fa con il primo Presidente, Luigi Einaudi – non è un rito formale. Mi assegna il compito di rivolgere, a tutti voi, gli auguri per il nuovo anno». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla ai cittadini, nel tradizionale discorso di fine anno. Lo fa «dal Quirinale, casa di tutti gli italiani», cambiando ancora una volta location per il suo quarto messaggio di fine anno a reti unificate. Stavolta, il capo dello Stato sceglie lo studio alla Palazzina, luogo di lavoro in cui passa la maggior parte delle sue giornate, per tracciare il bilancio del 2018 e le prospettive per il futuro.

Nel tempo dei social, in cui molti vivono connessi in rete e comunicano di continuo ciò che pensano e quel che fanno nella vita quotidiana, il presidente della Repubblica invita a sentirsi di nuovo comunità. «Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri – dice il presidente- Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore».  Il capo dello Stato chiede di essere consapevoli degli elementi che ci uniscono rifiutando «l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore». E poi sottolinea: «So bene che alcuni diranno che questa è retorica dei buoni sentimenti e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza. Ma la sicurezza c’è solo se tutti si sentono rispettati. La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza». E aggiunge: «La sicurezza è condizione di un’esistenza serena» che deve partire «da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune».

Durante il suo intervento il presidente della Repubblica non ha lesinato critiche, pur indirette, al governo: «Avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità — dice —  La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento. Mi auguro, vivamente, che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto». Poi un passaggio sull’Europa: «La dimensione europea è quella in cui l’Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole. Le elezioni europee sono uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l’occasione di un serio confronto sul futuro dell’Europa».

Marcato il passaggio sul Terzo settore, nelle ultime due settimane finito sotto i riflettori dopo che il governo aveva ipotizzato un forte aumento della tassazione sugli enti non profit. «Il nostro è un Paese ricco di solidarietà». E aggiunge: «Ricordo gli incontri con chi, negli ospedali o nelle periferie e in tanti luoghi di solitudine e di sofferenza dona conforto e serenità — evidenzia il Capo dello Stato — I tanti volontari intervenuti nelle catastrofi naturali a fianco dei Corpi dello Stato. È l’“Italia che ricuce” e che dà fiducia. Così come fanno le realtà del Terzo Settore, del non profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà. Anche per questo vanno evitate “tasse sulla bontà”. È l’immagine dell’Italia positiva, che deve prevalere».

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