Italia

Trivelle nello Ionio, Di Maio: «Le autorizzazioni sono un regalo del governo precedente»

Il ministero dell’Ambiente e il Mise sono al lavoro per inserire nel dl Semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti, mentre la regione Puglia è pronta al ricorso

È diventato un caso il via libera alle trivellazioni per la ricerca del petrolio nel mar Ionio. Il governo ha spiegato di non avere alcuna intenzione di andare avanti con una procedura messa in atto dal precedente esecutivo. «Da quando sono ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò», ha fatto sapere il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in un post su Facebook dove annuncia di essere al lavoro assieme al ministero per lo Sviluppo economico per inserire nel decreto Semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti.

Sulla stessa linea anche il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. «Queste ricerche di idrocarburi erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal ministero dell’Ambiente del ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole». «A dicembre – aggiunge il titolare del Mise- un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato. Ma faremo di tutto per bloccare le trivellazioni volute dal Pd».

Il caso scoppia dopo la pubblicazione, lo scorso 31 dicembre, sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse del documento che autorizza tre nuovi permessi di ricerca petrolifera su una superficie complessiva di 2200 km quadrati a favore della società americana Global Med, con sede legale in Colorado, Usa. Ad accendere la polemica era stato, nei giorni scorsi, Angelo Bonelli dei Verdi: «Il Ministero dello Sviluppo Economico di Luigi Di Maio — ha spiegato — ha dato il via libera alle trivelle per la ricerca del petrolio nel mar Ionio. La ricerca autorizza l’uso dell’air gun, le bombe d’aria e sonore, che provocano danni ai fondali e alla fauna ittica: è il regalo di Luigi Di Maio alla Puglia e alla Basilicata dopo Ilva e le autorizzazioni alla Shell rilasciate dal Ministero dell’Ambiente».

E si innesca un cortocircuito di dichiarazioni e repliche. La prima è quella del governatore della Puglia, Michele Emiliano: «Impugneremo le nuove autorizzazioni rilasciate dal Mise a cercare idrocarburi nel Mar Ionio. Ci siamo sempre battuti in difesa del nostro mare, e continueremo a farlo. È insopportabile la bieca ipocrisia di chi, dopo aver finto di lottare al nostro fianco appena giunto al governo del Paese anche grazie ai tanti elettori sensibili a questo argomento, ora assume le medesime condotte dei governi precedenti che si volevano contrastare con la richiesta di referendum antitrivelle». Ma anche il Mise è intervenuto assicurando che l’iter di rigetto per fermare i 7 permessi di ricerca del petrolio in Adriatico e nel Canale di Sicilia è stato già avviato. Il sottosegretario Davide Crippa (M5s) ha precisato che «lasciando da parte inutili e sterili polemiche» è disponibile ad incontrare le associazioni convinto «che un lavoro a più mani ci possa permettere di fermare nel modo più celere queste trivellazioni».

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