Politica

Le due sedi del Parlamento Europeo e lo spreco di 200 milioni di euro

I leader pentastellati, Di Maio e Di Battista, annunciano la loro battaglia contro Strasburgo: «Una marchetta francese da chiudere prima possibile»

Ogni mese da Bruxelles parte un treno alla volta di Strasburgo. Un esercito di parlamentari, assistenti, interpreti e funzionari sale sul convoglio speciale per spostarsi circa cinquecento chilometri più a sud, a Strasburgo, per rimanerci appena 3 giorni. Le esigenze di chi lavora al Parlamento Europeo sono le stesse, e per questo Bruxelles e Strasburgo hanno due sedi quasi identiche. È stato definito «un circo itinerante», ma funziona così da oltre venticinque anni.

Anche i leader pentastellati, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, l’hanno definita «una marchetta francese» ed hanno espresso la volontà di chiudere la doppia sede del Parlamento europeo, a Strasburgo. «Il movimento deve battagliare: ci fanno le pulci sul 2,4% e poi buttano 200 milioni di euro l’anno. Uno spreco che deve finire». Di Maio e Di Battista hanno parlato di «un’assurdità», fatta di 7mila persone che periodicamente fanno la spola tra Bruxelles e Strasburgo, con una spesa di un miliardo a legislatura. E lo hanno fatto in un video, registrato insieme, durante il loro viaggio in auto proprio verso la cittadina francese. «Questo Palazzo è usato pochissimo, 40 giorni all’anno – ha evidenziato il vicepremier Di Maio – Non è solo uno spreco ma anche il simbolo dell’arroganza di chi viene a rompere le scatole a noi facendoci la guerra sul Reddito di cittadinanza, mentre altri paesi come la Francia possono fare quel che gli pare. Cominciamo a recuperare risorse su tante cose».

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L’argomento non è nuovo ed è stato più volte affrontato dai membri dell’istituzione. Ma nulla è mai cambiato. Quando fu creata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) nel 1952 a pochi anni dalla fine della seconda guerra mondiale, le sue istituzioni avevano sede in Lussemburgo. Il Consiglio d’Europa, un organismo intergovernativo per i diritti umani e la cultura, che già aveva la sua sede a Strasburgo, ha iniziato a mettere a disposizione il suo emiciclo per le riunioni della “Assemblea comune” della Ceca, l’organo che è poi diventato il Parlamento europeo. Strasburgo divenne così gradualmente la sede principale delle sessioni plenarie del Parlamento, benché negli anni Sessanta e Settanta si tenessero sessioni straordinarie anche a Lussemburgo. Nel 1992 i governi nazionali dell’Ue hanno deciso all’unanimità di stabilire nel trattato le sedi ufficiali delle istituzioni europee. Ed infatti nel trattato di Amsterdam del 1997, si legge: «Il Parlamento europeo ha sede a Strasburgo, ove si tengono in linea di massima 12 tornate plenarie mensili, compresa la tornata del bilancio. Le tornate plenarie aggiuntive si tengono a Bruxelles. Le commissioni del Parlamento europeo si riuniscono a Bruxelles».

Qualsiasi modifica al sistema attuale necessiterebbe di una modifica al trattato, il che richiede l’unanimità di tutti i governi degli Stati membri e la ratifica di ciascuno dei parlamenti nazionali. Solo che tra i membri c’è la Francia, che ha più volte annunciato che porrebbe il veto. Alla nazione di Macron non andrebbe giù di perdere il flusso turistico-commerciale di Strasburgo. Come denunciano Di Maio e Di batista nella diretta da rue Lucien Fievre, quando si riunisce il Parlamento europeo «qui scatta un cartello degli albergatori e ristoratori che fanno aumentare i prezzi e capite perché la Francia non vuole mollare un miliardo di sprechi che costa questo Palazzo». E promettono: «Macron e i francesi danno lezioni sui parametri, quando poi i primi a sprecare sono altri. Questa ipocrisia deve finire».

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