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Brexit, il Parlamento britannico boccia l’accordo con l’Ue

Con 432 no i Comuni non hanno dato il via libera all’intesa con Bruxelles. Il capo dell’opposizione Corbyn ha annunciato una mozione di sfiducia al governo. Juncker: «Londra chiarisca cosa intende fare»

Il Parlamento britannico ha bocciato l’accordo di Theresa May con la Ue. Con 432 no e 202 a favore, i Comuni – come previsto – non hanno dato il via libera all’accordo per l’uscita dall’Unione europea. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha annunciato una mozione di sfiducia. Da parte sua la premier, escludendo le proprie dimissioni, ha detto che la Brexit rispetta «la volontà democratica» espressa dal popolo nel referendum del 2016 e avrebbe aperto la strada «a un futuro migliore» per la Gran Bretagna. E ha insistito, in caso di fiducia, sulla volontà di andare avanti e di continuare a lavorare per attuare la Brexit. Dire no alla ratifica dell’accordo proposto dal governo britannico sul divorzio dalla Ue significa «incertezza, divisioni e un rischio» concreto «di no deal o di no Brexit».

Sarebbero serviti 318 voti al primo ministro inglese Theresa May per portare a casa l’accordo sulla Brexit. Jeremy Corbyn, presentando una mozione di sfiducia al governo, parla di «sconfitta devastante», accusando la premier d’essersi negata al dialogo con l’opposizione per scongiurare un «no deal» e di aver privilegiato gli interessi del partito conservatore su quelli della nazione. Le opposizioni avevano ritirato 3 dei 4 emendamenti al testo: «Se i deputati bocceranno l’intesa con Bruxelles, l’Ue dovrebbe accettare di riaprire i colloqui» aveva dichiarato Corbyn prima della chiama, definendo con le stesse parole della May, «salto nel buio», il via libera ad un accordo considerato «cattivo per l’economia e la democrazia».

May ha passato in rassegna le alternative: un eventuale secondo referendum sarebbe uno strumento di divisione per il Paese e un ipotetico «no deal» una soluzione in contrasto con l’interesse nazionale. L’accordo sulla Brexit, secondo May, avrebbe garantito «il recupero del controllo» della Gran Bretagna sui suoi «confini, denaro, leggi e sulla pesca», garantendo i necessari legami con la Ue a tutela «dei posti di lavoro e della sicurezza». La premier ha inoltre denunciato come illusoria la prospettiva di poter negoziare un’altra intesa con Bruxelles, sottolineando come la Ue lo abbia già escluso. Inoltre, ha osservato che non ci potrebbe essere alcun accordo senza backstop, il contestato meccanismo di salvaguardia dei confini aperti fra Dublino e Belfast.

«Il rischio di un ritiro disordinato del Regno Unito è aumentato con il voto. Il Regno Unito chiarisca le sue intenzioni il più presto possibile. Il tempo è quasi finito», è il commento a caldo del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. «Prendo atto con dispiacere del risultato del voto alla Camera dei Comuni», ha detto Juncker, annunciando che l’Ue andrà avanti con il processo di ratifica dell’accordo di ritiro che costituisce «un compromesso equo e il miglior accordo possibile». Juncker si è detto deluso del voto e ha spiegato una volta di più che l’accordo concluso da May con l’Ue «riduce i danni causati dalla Brexit per i cittadini e le imprese in Europa. È il solo modo per assicurare un’uscita ordinata del Regno Unito dall’Ue».

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