Economia

I titoli della discordia della Banca Agricola Popolare di Ragusa: che fare?

Un nuovo caso di risparmio tradito ma con delle peculiarità di cui bisogna opportunamente tenere conto

I piccoli azionisti della Banca Agricola Popolare di Ragusa non ci stanno. Vogliono indietro i loro sudati risparmi che gli vengono negati. Nulla di diverso, sembrerebbe, dai numerosi e tristemente noti casi di risparmio tradito. In realtà, la vicenda in questione presenta delle peculiarità di cui bisogna opportunamente tener conto. In primis, il fatto  che si tratta di azioni e dunque di titoli rappresentativi di “capitale di rischio” , pertanto il possessore diviene socio dell’impresa e non suo creditore. Ne consegue che il rischio di subire perdite o di riscontrare difficoltà nella loro negoziazione (soprattutto se non quotati, come nel caso di specie) è da ritenersi del tutto  normale. Nessuna azienda, men che mai una banca, può garantire il riacquisto immediato e illimitato delle azioni in mano a ogni singolo socio. I mercati regolamentati, infatti, sono stati appositamente creati per sopperire alle normali difficoltà riscontrabili nel negoziare titoli illiquidi per loro natura. Ed è proprio la mancata quotazione della banca emittente sui mercati ufficiali ad aver determinato il problema di cui ci stiamo occupando. Tuttavia, a tal proposito, è bene evidenziare che l’eventuale quotazione avrebbe eliminato il danno per gli investitori soltanto in parte, poiché le attuali quotazioni sarebbero di certo ben al di sotto dei valori di riferimento pubblicati in Bilancio.

Considerando gli ultimi dati disponibili (al 31/12/2017), infatti, il patrimonio della banca ammontava a € 704.813.697 che, diviso per il numero di azioni in circolazione, pari a 5.961.791, conferiva ad ogni singolo titolo un valore teorico pari a € 118,22. Ma se utilizziamo come riferimento i valori assegnati dal mercato ufficiale ai titoli delle altre banche italiane quotate, si scopre che il prezzo calcolato secondo il procedimento appena descritto (patrimonio/numero di azioni) viene scontato dagli operatori in un range che va dal -40% di Mediobanca e Intesa al -70% di Bpm e Ubi Banca.

Cercare dunque di costringere la banca ad un riacquisto illimitato ed immediato dei propri titoli al prezzo di riferimento appare una ipotesi impercorribile e, in ogni caso, molto rischiosa per l’Istituto e dunque per gli azionisti stessi. Hanno dunque torto gli investitori a reclamare i loro quattrini? Tutt’altro. Se un azionista, infatti, non ha genericamente ragione nel pretendere il riacquisto dei titoli azionari da parte dell’azienda in cui ha investito, nel caso in questione l’impresa è anche la banca collocatrice dei titoli medesimi e le norme che tutelano i rapporti tra risparmiatori e collocatori di prodotti e servizi finanziari pongono in capo a questi ultimi precisi e stringenti doveri di trasparenza e diligenza e prevedono, tra l’altro, l’inversione dell’onere della prova.

Per intenderci, dovrà essere l’intermediario a dover dimostrare di aver agito con la correttezza dovuta. In particolare, la Comunicazione Consob n. 9019104 del 20 marzo 2009, relativa ai doveri del collocatore nella distribuzione di prodotti finanziari illiquidi, raccomanda ulteriori e particolari accortezze a carico del proponente. Tale documento risulta di particolare interesse in quanto, pur privo di diretta portata precettiva, esplicita in modo netto e inequivocabile gli obblighi a carico degli intermediari nel collocamento di tali prodotti. La stessa comunicazione è stata utilizzata nell’ambito di due diverse pronunce giurisprudenziali (Ombudsman bancario del 30 luglio 2014  e Tribunale di Verona, 25 marzo 2017, n. 687) che, accogliendo in entrambi i casi le istanze degli investitori ricorrenti, hanno ritenuto obbligatoria l’osservanza delle raccomandazioni contenute nello stesso  documento emesso da Consob. In particolare, il Tribunale di Verona ha stabilito che non si possono ritenere diligentemente assolti gli specifici obblighi informativi imposti dalla normativa per i prodotti finanziari illiquidi nel caso di inosservanza dei seguenti adempimenti:

  • informazioni in merito alle modalità di smobilizzo delle posizioni sul singolo prodotto, con evidenziazione espressa delle eventuali difficoltà di liquidazione connesse al funzionamento dei mercati di scambio e dei conseguenti effetti in termini di costi;
  • inserimento nell’apposito set informativo confronti con prodotti semplici, noti, liquidi ed a basso rischio di analoga durata e, ove esistenti, con prodotti succedanei di larga diffusione e di adeguata liquidità;
  • informazioni  sulle modalità di smobilizzo delle posizioni sul singolo prodotto, ovvero in merito alle eventuali difficoltà di liquidazione connesse al funzionamento dei mercati di scambio e dei conseguenti effetti in termini di costi e tempi di esecuzione della liquidazione.

La strada per ottenere giustizia, dunque, è quella relativa alla contestazione, caso per caso e laddove legittima e veritiera, alla Banca Agricola Popolare di Ragusa di non aver assolto ai propri obblighi informativi e comportamentali previsti dal Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria e dal regolamento Consob.

Il caso in questione, infine, rappresenta l’ennesima riprova dell’importanza di una corretta pianificazione finanziaria che deve opportunamente precedere ogni decisione d’investimento, senza mai dimenticare che, soprattutto in finanza, non tenere tutte le uova nello stesso paniere è sempre di fondamentale importanza.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.
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