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Reddito di cittadinanza e Quota 100: cosa c’è nel decreto approvato dal Cdm

Nei prossimi mesi entreranno in vigore le misure simbolo del governo M5s-Lega. Conte: «Il provvedimento riguarda 5 milioni di persone che si trovano in povertà e 1 milione di persone che potranno anticipare la pensione»

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto attuativo per il reddito di cittadinanza e pensioni a “quota 100”: si tratta dei due provvedimenti centrali della manovra finanziaria i cui numeri erano già stati approvati dopo la lunga trattativa con Bruxelles. «Questa è una tappa fondamentale per questa esperienza di governo, sono due misure che non rispondono a estemporanee promesse elettorale ma costituiscono un progetto di politica economica sociale di cui questo governo va fiero» ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa, spiegando che il provvedimento «riguarda 5 milioni di persone che si trovano in povertà e 1 milione di persone che potranno andare nel triennio in anticipo in pensione».

Nel dettaglio, il reddito di cittadinanza sarà destinato a poco meno di 1,4 milioni di nuclei familiari in condizioni di bisogno, il 47% al Centro Nord e il 53% tra Sud e Isole. Per riceverlo bisognerà rispettare una serie di requisiti: essere cittadini italiani, europei e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa; un Isee inferiore a 9.360 euro annui; un patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, non superiore ai 30 mila euro; patrimonio finanziario non superiore a 6 mila euro che può arrivare fino a 20 mila per le famiglie con persone disabili. Le famiglie che rientrano in questi requisiti avranno diritto da un minimo di 500 euro, destinati a un adulto che vive in una casa di proprietà, fino a un massimo di 1.330 euro per una famiglia composta da tre adulti e due bambini che vive in affitto. Le domande per il reddito di cittadinanza potranno essere presentate da marzo. Chi ne ha diritto dovrà aderire ad un «percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale». In particolare, per quanto riguarda il Patto per il lavoro, i beneficiari dovranno iscriversi alla piattaforma dedicata alla ricerca di lavoro, svolgere una ricerca attiva del lavoro, accettare i percorsi di formazione (suggeriti da enti di formazione bilaterale, enti interprofessionali o aziende). I beneficiari sono obbligati ad accettare almeno una delle tre proposte di lavoro suggerite, mentre dopo 12 mesi di fruizione del sussidio bisognerà accettare la prima offerta.

Quota 100 è una riforma pensionistica che crea un canale aggiuntivo per andare in pensione. In sostanza, consente di andare in pensione a chi ha compiuto almeno 62 anni di età e ha versato almeno 38 anni di contributi. Si tratta di una misura per ora “sperimentale” che resterà in vigore soltanto nel triennio 2019-2021. Nel settore privato, chi ha maturato i diritti a quota 100 entro il 31 dicembre 2018 potrà andare in pensione dal primo aprile 2019; chi li matura dal primo gennaio 2019 avrà diritto alla pensione tre mesi dopo. I dipendenti pubblici seguono regole diverse. I lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018 avranno accesso alla pensione dal primo agosto, per gli altri la decorrenza partirà sei mesi dopo la maturazione dei requisiti. Nella migliore delle ipotesi, questo sistema permetterà a chi ne usufruisce di ottenere una pensione anticipata di 5 anni rispetto ai sistemi di calcolo attualmente in vigore. In questo caso, l’assegno pensionistico risulterà inevitabilmente ridotto: andare in pensione prima significa anche versare meno contributi rispetto a quanto sarebbe accaduto se si fosse atteso il raggiungimento dell’età per il pensionamento di vecchia.

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