Musica

Sanremo: non sono solo canzonette – LE PAGELLE

Abbiamo ascoltato in anteprima le 24 canzoni in gara al Festival. Irrompe il rap, si allungano i testi. La struttura strofa/ritornello è quasi scomparsa. Nei testi predomina il senso di disorientamento. Lo specchio di un Paese in difficoltà incapace di guardare al futuro. Gara incerta, non s’individua un favorito

Milano. «Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso». Il refrain del brano con cui il cantautore Motta è in gara nella edizione numero 69 del Festival di Sanremo riassume il senso di disorientamento, politico e sentimentale, le angosce generazionali, la mancanza di modelli guida, dei grandi padri, il disagio di un Paese in difficoltà che non riesce a capire verso dove svoltare e si rifugia nel passato. È questo il senso, se un senso ce l’ha, di gran parte delle 24 canzoni in gara ascoltate in anteprima riservata ai giornalisti nella sede Rai di Corso Sempione a Milano alla presenza del direttore artistico Claudio Baglioni.

E dov’è anche la canzone italiana? Quest’anno non sono solo canzonette, come direbbe Edoardo Bennato. I testi si allungano, si dilatano, fagocitano suoni e melodie. Ci sono poemi, sceneggiature e sceneggiate, film, favole, racconti. Colpa anche dell’irrompere del rap e della trap, vengono stravolti i tradizionali canoni strofa e ritornello. Sono rare le composizioni nelle quali è possibile individuare un refrain e si esce dai pre-ascolti senza alcun motivetto in testa, contrariamente alle scorse edizioni, quando già tutti canticchiavano “Occidentali’s karma” di Francesco Gabbani nel 2017 e “Una vita in vacanza” dello Stato Sociale nel 2018.

IRROMPE IL RAP. Il rap domina. Anche fra insospettati. Daniele Silvestri duetta a sorpresa con Rancore in “Argento vivo” in una miscela fra Jovanotti e Caparezza, raccontando la storia di un detenuto di 16 anni finito dietro le sbarre senza un motivo in una forma teatro-canzone. Voto: 6

Si cala nelle vesti di trapper Nino D’Angelo, con tanto di ricorso all’auto-tune, il software che robotizza la voce, in alcuni passaggi di “Un’altra luce”, la canzone con cui è in gara in coppia con Livio Cori. Per metà in napoletano, scritta dalla strana coppia con Big Fish, guardando al nu soul, all’urban sound, alla trap, e alla canzone verace, il testo è un dialogo fra generazioni. «La mia ha fallito, ha sbagliato tante cose, non le ha sapute gestire – commenta D’Angelo – Abbiamo lasciato ai nostri figli un’Italia sbandata, la disoccupazione… Nel testo Livio, a nome dei suoi coetanei, chiede un po’ di luce. Giusto. È arrivato il momento di ripagare per quanto abbiamo avuto». Voto: 7

Il dialogo tra classicità e nuovi linguaggi fallisce miseramente invece in “Un po’ come la vita” che vede insieme Patty Pravo e Briga. Quest’ultimo, chiamato in soccorso da Baglioni, riesce a dare po’ di movimento a una lagna che si regge sull’unica tonalità (bassa) che ormai può eseguire la voce dell’ex ragazza del Piper. Una ballata inutile e noiosa. Voto: 4

Tra rap e pop il duetto con Federica Carta e Shade, ancora immaturi per Sanremo. E non solo. Fanno il verso a Fedez e Francesca Michielin con la canzone “Senza farlo apposta”. Voto: 3

Arriva dalle periferie estreme, quelle popolate da immigrati, “Soldi”, canzone dura e cruda, ben interpretata da Mahmood, milanese di madre e padre egiziano promosso tra i Campioni da Sanremo Giovani. Si fa produrre dal guru della trap Charlie Charles (l’uomo di Ghali e Sfera). Esistenze e storie personali di gente costretta a vivere ai margini della società, dove si “beve lo champagne sotto il Ramadan”. Una gioventù bruciata raccontata in italiano e arabo, tra funk, trap, echi mediorientali, ritmi spezzati e sincopati, che ricordano Marco Mengoni. Voto: 6.5

Corre dietro a un “pensiero nero che mi culla” Ghemon con “Rose viola”. Un duro dal cuore buono in un rap molto black. Voto 5

IL TESTO PREVALE SUL SUONO. È un vero e proprio poema “L’amore è una dittatura” degli Zen Circus. Il cantante Appino declama lunghe strofe quasi senza prender fiato. Fra porte aperte, porti chiusi, topi e zanzare descrive l’anarchia delle emozioni. C’è un orologio che scandisce tutta la canzone. Un drammatico crescendo denso di pathos, che sembra assumere atmosfere circensi, prima di dare fuoco alle chitarre rock nel finale. Una composizione scioccante, per nulla facile. Voto: 7.5

È una preghiera laica “Abbi cura di me”, canzone con cui Simone Cristicchi cerca il bis di “Ti regalerò una rosa”, quando vinse Sanremo 2007. «Nei versi della canzone, ricorre il tema millenario dell’accettazione, della fiducia, dell’abbandonarsi all’altro da sé, che sia esso un compagno, un padre, una madre, un figlio o Dio – racconta l’autore romano – Nelle mie intenzioni, questo brano vuole essere una preghiera d’amore universale, una dichiarazione di fragilità, una disarmante richiesta d’aiuto». Il brano è un avvolgente, toccante e poetico bolero dall’epico finale orchestrale di grande effetto. Voto: 7

Anche i Negrita puntano su un testo carico di significati e richiami con “I ragazzi stanno bene”. Dopo un attacco western con citazioni politiche («Di fantasmi sulle barche e di barche senza un porto come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco»), il brano si disperde in un pop-rock che non brilla eccessivamente, ma che, al contrario di molti loro colleghi, mantiene la parvenza di un ritornello sull’essere ragazzi-adulti: «Non mi va di raccogliere i miei anni dalla cenere, voglio un sogno da sognare, voglio ridere». Voto: 7

Motta è il classico cantautore, chitarra e voce. Anche se qui mescola musica popolare e all’Ariston si appoggerà sull’orchestra. Il moto ondoso del mare introduce il tema dell’immigrazione, difficile da individuare in un testo molto ermetico, scritto – racconta Baglioni – in «una notte sulla spiaggia di Lampedusa o Linosa». Voto: 7

È quasi una sceneggiatura “La ragazza con il cuore di latta” di Irama. Si parla di una ragazza alla quale il cuore «non batte a tempo» a causa dei maltrattamenti del padre. Chi racconta la storia si è innamorato di questa fanciulla e da lei sta per avere un figlio. Una favola nera, molto ruffiana, dal lieto fine. Sarebbe da mettere in considerazione per la vittoria del Festival. Voto: 6

Ed è una commovente e nostalgica lettera al nonno la canzone di Enrico Nigiotti, fresco reduce da X Factor. “Nonno Hollywood” è una ballata ben costruita sul tema si stava meglio ieri. «Centri commerciali al posto del cortile, si parla più l’inglese che i dialetti nostri», «la ricchezza sta nella semplicità». Piacerà a nonni e nipotine. Attenti anche a questa. Voto 7.5

I SENATORI. Alla lettera di Nigiotti al nonno, Francesco Renga risponde con il ricordo della madre. «Il mondo si è perso, tu rimani» canta in “Aspetto che torni”, musica e testo scritti da Bungaro e che Claudio Baglioni ha voluto affidare alla voce dell’ex marito di Ambra. Una canzone di maniera, nello stile di Renga, elegante. Piacerà alle sue fan. Voto: 5

Nek ritenta la carta dell’elettro-pop con “Mi farò trovare pronto”. All’amore, canta. Danzabile, ma priva di ritornello, la canzone non riesce a decollare. Voto: 4

Anna Tatangelo sembra raccontare la sua storia d’amore con Gigi D’Alessio, fra rotture e ricongiungimenti, in “Le nostre anime di notte”. Una boiata pazzesca, direbbe Fantozzi. Perché si ostina ancora a cantare? Voto: 2

Paola Turci svolge il suo compito dignitosamente, senza uscire fuori dai binari che ha seguito nella sua carriera: “L’ultimo ostacolo” è una canzone elettro-pop che la rispecchia, una ballata classica ben interpretata, senza infamia né lode. Voto: 6

Gaetano Curreri, frontman degli Stadio e autore di diversi successi di Vasco Rossi, disegna un rock aggressivo alla Blasco per Loredana Bertè con “Cosa ti aspetti da me” che la cantante calabra interpreta alla sua maniera. Voto: 5

LE PROMESSE MANCATE. Ultimo, il favorito per la vittoria finale secondo i bookmaker, non riesce a ripetere l’exploit dello scorso anno quando vinse nella categoria Giovani. Nel brano “I tuoi particolari” canta il rimpianto e la nostalgia per un amore finito in uno stile che mi continua a ricordare Alex Britti. Voto: 4

Chi doveva fare il rapper si scopre rocker. Achille Lauro, all’anagrafe Lauro De Marinis, inventore del sambatrap, ma più conosciuto dal grande pubblico per aver partecipato alla edizione 2017 della trasmissione di Rai2 “Pechino Express” insieme al suo produttore Edoardo Manozzi, in arte Doms, si scatena in uno spavaldo rock’n’roll intitolato “Rolls Royce”. In una sequenza di citazioni di icone e leggende della musica e del cinema, dai Doors a Amy Winehouse, da Marilyn Monroe ai Rolling Stones, da Hendrix a Elvis, sembra adattare “voglio una vita spericolata” di Vasco Rossi a modelli un po’ più terra terra (da Steve McQueen si passa a Miami Vice). Voto: 5

Einar, cantante dalle origini cubane, vincitore di Sanremo Giovani va in cerca di “Parole nuove” per scoprire la rima cuore/amore. Pop banale. Voto: 4

Il gruppo salentino dei Boombadash, baciati dalla fortuna dal duetto con Loredana Bertè, non vanno al di là di un reggaeton in salsa latina. “Per un milione” non lascia traccia. Voto: 4

Inascoltabile il trio de Il Volo. “Musica che resta”, che tra l’altro porta anche la firma di Gianna Nannini, è un atto di presunzione: «Siamo musica vera che resta». È un pasticcio vocale barocco, pesante e kitsch, adatto a un pubblico americano. Voto: 3

ATTENTI AL SORRISO. In questo contesto in cui predomina il sociale, si diffonde il pessimismo e la tradizione melodica italiana scompare, ci sono delle voci che vanno in direzione opposta. Una è quella della band ligure degli Ex-Otago. Come già indica il titolo, la loro è “Solo una canzone”. Oh, finalmente. Soltanto una canzonetta. Con tanto di ritornello: «È solo una canzone / abbracciami per favore». Una canzone leggera, una canzone d’amore adulta su quando «l’amore non è giovane e non è semplice restare complici». Tenera e delicata, un po’ naif. Una ventata di aria fresca. Voto: 7.5

E poi c’è “cavallo pazzo” Arisa. Che torna quella di “Sincerità” e immette un po’ di allegria in questo buio festival con “Mi sento bene”, positiva e ottimista sin dal titolo. Anche se il punto di partenza è che dobbiamo tutti morire, l’invito è a cogliere il buono di ogni giorno. A sorridere, ballare. Atmosfere musicali da film disneyano o da commedia musicale americana anni Cinquanta. E poi la voce di Arisa stupisce. Voto: 6.5

BAGLIONI RISCHIA DI CADERE? «Quest’anno abbiamo scrutato nel panorama della musica nazionale cercando il senso della bellezza, la bizzarria, l’originalità, la vitalità, la sincerità» commenta Claudio Baglioni, ponendo il veto a domande trabocchetto (come quella sui migranti), che esulassero dal tema della giornata. Il “dirottatore artistico”, come da quest’anno si fa chiamare, ha però intrapreso una rotta molto ardita. Bisognerà vedere se il tentativo di ringiovanire la platea sanremese riesca a conciliarsi con i gusti di uno zoccolo duro molto legato alla tradizione melodica. Ora il rischio è che a far rotolare Baglioni dalle scale dell’Ariston, come accade nel nuovo spot, non siano le sue posizioni sul tema dell’immigrazione, ma il gradimento delle canzoni e gli ascolti. Il responso lo conosceremo il 6 febbraio, ovvero il giorno dopo che verranno proposte tutte le 24 canzoni in gara.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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