Economia

L’allarme di Bankitalia: «Italia a rischio recessione»

La stima di crescita per il nuovo anno scende allo 0,6% «0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza». Di Maio: «Stime apocalittiche»

Per il 2019 Bankitalia prevede una crescita del Pil pari allo 0,6% «0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza» e rispetto alle ultime stime del governo. Secondo il bollettino economico anche l’ultimo trimestre del 2018, dopo quello estivo, si sarebbe chiuso con il segno meno. Dunque, dopo due trimestri di contrazione, per l’istituto di via Nazionale l’Italia è a rischio “recessione tecnica”. La certezza arriverà dall’Istat a fine mese. A determinare la nuova battuta d’arresto hanno concorso molti elementi. Sul piano internazionale hanno pesato le tensioni commerciali tra Usa e Cina, e la prospettiva di una Brexit senza accordo. Su quello interno l’incertezza politica che ha dominato l’approvazione della legge di bilancio.

Secondo Bankitalia, questa sforbiciata si deve a una serie di cause che non sono certo un unicum italiano: «Dati più sfavorevoli sull’attività economica osservati nell’ultima parte del 2018, che hanno ridotto la crescita già acquisita per la media di quest’anno di 0,2 punti; il ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese che risulta dagli ultimi sondaggi; le prospettive di rallentamento del commercio mondiale». Nei prossimi anni le cose dovrebbero andare un poco meglio: «Le proiezioni centrali della crescita nel 2020 e nel 2021 sono dello 0,9 e dell’1,0 per cento, rispettivamente», ma l’incertezza su questi obiettivi è «particolarmente ampia».

Le nuove stime sono contestate dal vicepremier Luigi Di Maio: «Stime apocalittiche – dice – che arrivano dalla stessa Bankitalia che ci ha lasciato le banche in queste condizioni perché non ha sorvegliato». E aggiunge: «Non è la prima volta: sono diversi anni che non ci prende. Solo è strano. Quando c’erano quelli di prima facevano stime al rialzo, ora al ribasso». La voce di Bankitalia non è certo isolata. Solo pochi giorni fa l’agenzia di rating S&P aveva ricordato come la stima di crescita per l’Italia possa essere allo 0,7%, contro il +1,1% riportato in autunno. Il Centro studi Confindustria stimava, a ottobre e quindi ben prima della correzione della Manovra, una crescita allo 0,9 per cento, ma nelle successive edizioni ha più volte segnalato il rallentamento in atto. Prometeia, istituto di ricerca economica, ha fissato la stima allo 0,5%.

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