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10 Years Challenge: semplice gioco o esperimento pericoloso?

Il dubbio è stato sollevato dalla americana Kate O’Neill: quello che appare come il fenomeno social del momento potrebbe essere un modo per raccogliere dati personali attraverso il riconoscimento facciale

Persone comuni, celebrità, politici. Ma anche città, luoghi, aziende. Sta coinvolgendo proprio tutti la sfida sui social network 10 years challenge: pubblicare una foto di dieci anni fa al fianco di una di oggi. Nato come un gioco è diventato nel giro di pochi giorni un fenomeno globale, fino a quando qualcuno non ha cominciato a sospettare che dietro ci potesse essere una delle più grosse raccolte di dati personali mai messe in atto per addestrare gli algoritmi al riconoscimento facciale.

È bastato un tweet della giornalista americana Kate O’Neill per iniziare a guardare alla sfida social del momento con occhi diversi: «Grazie a questo meme – scrive – oggi è possibile costruire un database molto più ampio di fotografie». Il dubbio avanzato dalla giornalista su wired Usa è piaciuto parecchio, quasi quanto il gioco stesso. Secondo l’articolo di Kate O’Neill grazie a questo evento virale Facebook potrà disporre di dati utilissimi per sviluppare il proprio algoritmo di riconoscimento facciale. Sicuramente l’impero di Zuckerberg già dispone di un repertorio sconfinato di immagini, ma con questo gioco i sistemi di machine learning potrebbero compiere un passo in più e imparare come le persone cambiano nel tempo. La 10 years challenge mette così a disposizione di Facebook scatti di volti cronologicamente databili, affiancati l’uno all’altro e spesso privi di immagini di contorno. Una quantità di dati precisi e utili per poter un giorno individuare una persona anche anni dopo il suo ultimo scatto pubblico.

«Ma il social network non ha certo bisogno di un meme per avere certi dati», fanno sapere dalla compagnia di Mark Zuckerberg. Per inciso, non è stata Facebook (che possiede Instagram) a lanciare la 10 years challenge: «Si tratta di un meme creato dagli utenti e che è diventato virale in modo spontaneo. Non abbiamo iniziato noi questo trend, in cui vengono utilizzate foto già esistenti sulla piattaforma, e non guadagniamo nulla da questo meme. Gli utenti di Facebook possono, in qualsiasi momento, scegliere se attivare o disattivare il riconoscimento facciale». Una tecnologia, quella del riconoscimento facciale, che anche la stessa giornalista Kate O’Neill ammette che possa avere risvolti positivi, come aiutare a riconoscere i bambini scomparsi. Ma d’altra parte, non si può dimenticare il caso di Cambridge Analytica, quando l’app, agganciata a Facebook, iniziò a immagazzinare dati personali raccolti da semplici quiz e poi utilizzati per propagande elettorali.

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