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Scribi e farisei sul condono edilizio

L’attualità in materia di abusivismo ci riporta indietro nel tempo fino a coloro che «dicono e non fanno». Come i sindaci e gli organi di governo che continuano a tenere la testa sotto la sabbia

I cambiamenti climatici e le questioni sulle vicende dei condoni edilizi hanno consentito a cittadini, organismi locali, assessorati, capi di Governo regionali e nazionali di spendere tante parole a favore della protezione e messa in sicurezza del paesaggio e dell’ambiente, fino al punto di immaginare un ripensamento sull’iniziativa governativa volta ad introdurre un ulteriore condono edilizio per consentire agli uffici preposti di potere intervenire decisamente all’abbattimento della case costruite in palese violazioni delle norme urbanistiche e di tutela ambientale. Ma dietro il ripensamento c’è, da parte di molti cittadini e organi di governo, tanta ipocrisia. Infatti si mascherano e si comportano volontariamente per prendersi mediaticamente meriti, sentimenti e consensi che non hanno.

Solo alcuni esempi: i cittadini familiarizzati con la disobbedienza civile continuano ancora oggi a costruire abusivamente in vari Comuni e soprattutto in quelli costieri, litoranei e nelle isole. Le amministrazioni comunali spesso stanno a guardare, e poi inutilmente si cospargono il capo di cenere, accusando la natura ingrata e il clima impazzito per avere ucciso nove persone che stavano in casa, ed in particolare in una casa abusiva realizzata nell’alveo di un fiume. La responsabilità è di natura collettiva in quanto resiste quella predisposizione a ritenersi molto più furbi degli altri e pensare che prima o poi il tempo rimedierà ogni abuso. Qualche sindaco, ad esempio in Sicilia, nonostante il territorio risulti direttamente o meno monitorizzato, sia da rilievi aerofotogrammetrici che da cartografie dei piani, sostiene che non può avere una conoscenza dettagliata del fenomeno, mascherandosi sulla mancata informazione da parte degli uffici e/o dall’assenza di denunce da parte dei cittadini. In presenza di abusi accertati, vengono predisposte le ordinanze di demolizione. Ordinanze che spesso non trovano esecutività soprattutto nelle regioni del Sud.

Ovviamente vanno dato merito ad alcuni esempi di Regioni virtuose, tra cui Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Toscana. Così come non può farsi a meno di riportare l’esempio “eroico” dell’ex sindaco del Comune di Licata, in Sicilia, costretto a dimettersi per avere dato esecuzione alle demolizioni di alcuni fabbricati abusivi a seguito di sentenze dei tribunali che imponevano la demolizione delle case costruite illegalmente. L’attualità è quella di 2.000 anni fa, ossia quella degli scribi e dei farisei, ossia di coloro che «dicono e non fanno», che predicano bene, ma razzolano male e fanno esattamente il contrario di quello che dicono. L’ipocrita si ostina a nascondersi dietro la propria menzogna, come se fosse uno scudo che lo protegge dalle insidie della verità e della luce.

L’ipocrita oltre a nascondersi dinanzi a se stesso, si inganna, pretendendo di ingannare anche gli altri. Nessun sindaco dunque potrà dire che sconosce le costruzioni abusive soprattutto nei comuni di piccole dimensioni, così come nessun organo di governo dovrà continuare ad affondare la testa nella sabbia, aspettando chissà cosa, senza prendere iniziative di sostegno economico per intervenire al ripristino dei luoghi depauperati dai cittadini disubbidienti e irresponsabili. Dovremmo tutti esigere dagli organi preposti il rispetto delle leggi e il rispetto del prossimo, in quanto chi costruisce abusivamente, incide sotto il profilo economico nei confronti di ogni singolo cittadino onesto, sottrae risorse economiche all’intera comunità, suolo non rinnovabile, causando un irreversibile danno alle future generazioni.

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Cesare Capitti

Architetto, già Dirigente Capo Servizio del Dipartimento Urbanistica della Regione Siciliana. Cultore del Settore ICAR 21 Urbanistica, presso il Dipartimento di Progetto e Costruzione Edile della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo. Esperto di restauro e recupero di Centri Storici. Autore delle pubblicazioni “Governo del territorio e dottrina sociale della chiesa in architettura, urbanistica, ambiente e paesaggio” (Qanat 2013) e "La città della speranza" (Qanat 2016).
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