Italia

Finti divorzi e nuove residenze per ottenere il Reddito di cittadinanza

È corsa all’anagrafe per aggirare i requisiti base fissati nel decreto. E così è un boom di separazioni per accedere alla soglia Isee e cambi di domicilio per ottenere l’assegno

Fatto il reddito di cittadinanza, trovato il furbetto. Adesso che la misura per arginare la povertà sta per diventare realtà, si stanno mettendo a punto nuovi e vecchi trucchetti per aggirare gli ostacoli e mettere le mani sui 780 euro in palio. Ed è già un proliferare di cambi di residenza e finte separazioni, utili per poter ricostruire artificiosamente i requisiti base per poter usufruire del reddito di cittadinanza. Dai controlli fatti dalla Guardia di finanza sulle cosiddette prestazioni sociali agevolate nella prima metà dell’anno scorso ogni dieci verifiche sono venuti fuori sei falsi poveri. Più della metà. Se queste sono le premesse il reddito di cittadinanza non farà eccezione.

I Caf denunciano anomalie nelle richieste, tra cui finti divorzi e cambi di residenza sospetti. La separazione dei coniugi serve a dividere il reddito in due parti, permettendo così di non superare la soglia Isee, fissata in 9.360 euro. Lo stesso effetto può avere anche l’improvvisa decisione del figlio di andare a vivere da solo. Ma i coniugi, anche dopo essersi separati o aver divorziato, vengono considerati facenti parte dello stesso nucleo familiare se restano sotto lo stesso tetto. E i figli che vanno via di casa continuano a rimanere nel nucleo familiare se hanno meno di 26 anni e sono a carico dei genitori. Ed allora il cambio di residenza può essere la soluzione. A Savona nel solo 2018, scrive il Corriere della Sera, su 60mila abitanti ben 1.839 hanno chiesto un cambio di residenza.

LEGGI ANCHE:Reddito di cittadinanza e Quota 100: cosa c’è nel decreto approvato dal Cdm

C’è poi la situazione più temuta: quella del lavoro nero. Oltre a quello sull’Isee, il reddito di cittadinanza prevede un altro limite: un reddito massimo di 6 mila euro l’anno. Chi guadagna di più è fuori. Secondo gli ultimi dati dell’Alleanza cooperative italiane, in Italia ci sono 3,3 milioni di lavoratori in nero. Fra tasse e contributi il totale dell’evasione sfiora i 110 miliardi di euro, un ventesimo del nostro debito pubblico. La paga in nero non lascia tracce e quindi potrebbe essere sommata ai 780 euro del nuovo sussidio. Il decreto che ha fissato le regole per la riforma bandiera del Movimento 5 Stelle, però stabilisce anche che chi dichiara il falso rischia la reclusione da due a sei anni.

 

Tags

Related Articles

Back to top button
Close