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Giornata della Memoria, il dovere di conoscere e ricordare

Settantaquattro anni fa si aprivano per la prima volta i cancelli di Auschwitz. E quello che venne fuori fu il più grande genocidio di massa della storia. «Un Paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani», scrive Liliana Segre agli studenti

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre». Quando riaffiora la paura del diverso, che venga dal mare o da un Paese lontano, è bene tenere a mente, fare diventare un mantra, il messaggio che Primo Levi sopravvissuto ad Auschwitz ci ha lasciato. Ed è proprio per non dimenticare che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il primo novembre 2005 ha riconosciuto ufficialmente la Giornata della Memoria. Il 27 gennaio del 1945 finì ufficialmente il più grande omicidio di massa della storia, il 27 gennaio 2019 se ne ricordano le vittime.

Settantaquattro anni fa si aprivano per la prima volta i cancelli di Auschwitz. E quello che venne fuori è uno dei più incredibili orrori che la storia dell’uomo ricordi. I pochi superstiti portano al mondo la testimonianza diretta del genocidio nazista, anche se ancora oggi in molti negano che quell’inferno sia realmente esistito. Sui numeri non ci sono certezze, ma secondo i dati dell’US Holocaust Memorial Museum, le SS tedesche uccisero almeno 960mila ebrei, 74 mila polacchi, 21mila rom, 15mila prigionieri di guerra sovietici e 10 mila persone di altre nazionalità. La politica dello sterminio di massa non è né cominciata né terminata con Auschwitz. Proprio per questo abbiamo l’obbligo morale di tutelare il valore della memoria.

«Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo», scriveva Primo Levi. «Un Paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani», scrive Liliana Segre. In qualità di sopravvissuta agli orrori del campo di sterminio di Auschwitz la senatrice a vita ha ribadito in una lettera indirizzata agli studenti l’importanza della memoria individuale e collettiva, a tutela della democrazia. «La mia storia personale di testimone della memoria – scrive Liliana Segre – nell’ultimo anno è diventata di dominio pubblico con la mia nomina a Senatrice a vita da parte del Presidente della Repubblica. Il mio cammino è iniziato trent’anni fa il giorno in cui ho pensato di rompere il silenzio sulla Shoah. La Memoria è un bene prezioso e doveroso da coltivare. Sta a noi farlo. A che serve la memoria? A difendere la democrazia».

La memoria è una fiamma che bisogna tenere viva ogni giorno. Non una sola Giornata della Memoria, ma tante. Moltiplicare le iniziative, le lezioni e i dibattiti sul tema dell’Olocausto può rappresentare il miglior antidoto contro il rischio che si ripetano simili tragedie che hanno segnato la storia dell’Europa. Soprattutto nella nostra società malata di individualismo, dove il diverso viene visto come un “attentatore” ai nostri diritti e libertà, bisogna vigilare contro il pericolo di far ricadere l’odio su un capro espiatorio. Che siano ebrei, neri o omosessuali. 

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Giusy Bottari

Laureata in scienze dell’informazione giornalistica con la passione per la fotografia. Perfezionista cronica, realista per vocazione, disillusa per esperienza. Credo nella forza delle immagini e delle parole. La scrittura è sempre stata una discreta compagna di viaggio. Un sicuro rifugio. Una estensione alla mia memoria.

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