Musica

Motta: «A Sanremo canto il senso di disorientamento»

Il cantautore toscano presenta il suo brano in gara: «La canzone “Dov’è l’Italia” è nata a Lampedusa. Accenna al tema dei migranti, ma esprime anche amore per il mio Paese». «Ho scelto io di andare al Festival, quando ho potuto l’ho sempre guardato»

“Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso” si chiede Francesco Motta, in arte semplicemente Motta, nel refrain della canzone con la quale è in gara a Sanremo 2019 e che è una sorta di specchio del Festival stesso e dell’Italia. «Ho voluto esprimere il senso di disorientamento, di smarrimento e di disincanto di fronte alla mancanza di umanità e di educazione che sta venendo fuori nel nostro Paese. Che è un tema sociale e non politico. Come le parole di Baglioni sui migranti erano parole umane e non politiche. Parole di buon senso», spiega il cantautore toscano.

“Dov’è l’Italia” è un brano nato, racconta, «da una chiacchierata con Enzo, il capitano di un caicco a Lampedusa. Ma quello che ci siamo detti rimane un segreto tra me e lui», ma poi sviluppatosi «in viaggio, tra Lampedusa, New York, il Messico ma anche a Roma e a Milano». Nel testo, molto ermetico, si accenna anche al tema dei migranti (“come quella volta a due passi dal mare/fra chi pregava la luna e sognava di ripartire”, recita uno dei passaggi del brano).

«Io faccio il cantautore e racconto quello che vedo e questo è tra i temi centrali di questo momento storico», sottolinea. La musica può avere un ruolo sociale? «La musica è una delle cose che può dare una mano. E può farlo anche con leggerezza, non per forza con brani “pesanti” ma con brani “pensanti”…», aggiunge. «”Dov’è l’Italia” è una canzone che esprime anche grande amore per l’Italia, perché io penso che ognuno di noi debba essere protagonista del proprio tempo, non voltarsi dall’altra parte», aggiunge il cantautore nato a Pisa da famiglia livornese ma trapiantato a Roma da qualche anno. “Tu su un tappeto volante tra chi vince e chi perde e chi non se la sente”, canta Motta.

Sulla sua prima partecipazione al Festival dopo la vittoria, sempre a Sanremo, di due Targhe Tenco, per i suoi primi due album da solista (nel 2016 si è aggiudicato il Tenco alla migliore opera prima con “La fine dei vent’anni” e nel 2018 quello per il miglior disco in assoluto per “Vivere o morire”), Motta confessa: «A Sanremo ho voluto andarci io. Ho pensato che questo brano avrei voluto cantarlo al Festival. Non ho mai avuto pregiudizi su Sanremo, anzi quando ho potuto l’ho sempre guardato». Eppure la sua partecipazione è tra quelle salutate come un’apertura inedita alla contemporaneità e alla musica indie da parte del Festival di Baglioni: «Io mi sento nel posto giusto. Sanremo è il Festival della canzone italiana e io scrivo canzoni in italiano. Detto questo, pure se calco i palchi da parecchio tempo, direi una bugia se nascondessi che il palco del Festival dà un’emozione enorme. Così come suonare con l’orchestra: ho già fatto una prova ed è stato bellissimo. Quei musicisti sono dei supereroi».

E se dice di non pensare alla gara («francamente mi sto concentrando sulla mia esibizione, mi piacerebbe fare bene»), Motta è ancora al lavoro sulla proposta da fare per la serata del venerdì, quando potrà proporre il brano in gara in versione rivisitata con uno o più ospiti. Il brano di Sanremo «è il primo tassello di un nuovo progetto: per questo, francamente, non ho voluto fare nessun repack dell’ultimo album. Non c’entrava niente con quel discorso che era già compiuto. Ora sto scrivendo cose nuove che diventeranno un album nuovo. Ma ancora non ho una data», annuncia il cantautore, legato sentimentalmente da due anni all’attrice Carolina Crescentini.

Tra i colleghi con cui si sfiderà a Sanremo ci sono anche gli Zen Circus, che conosce da tempo. Andrea Appino, frontman degli Zen Circus, fu infatti il produttore del primo album dei Criminal Jockers, band con cui Motta esordì nel 2010 come paroliere, cantante e batterista. «Sono felice che ci siano anche loro», dice. «Ma devo dire che sto facendo degli incontri bellissimi a Sanremo. Nei giorni scorsi ho conosciuto Nino D’Angelo e Livio Cori e mi sono piaciuti tantissimo». 

Tags

Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

Related Articles

Close