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Afghanistan, l’Italia pianifica il ritiro dei militari

Il ministro Elisabetta Trenta ha dato mandato di valutare le modalità di rientro del contingente, composto da 900 uomini. Aumenterà l’impegno in Libia. Anche gli Usa verso un accordo di pace con i talebani

Il contingente italiano in missione in Afghanistan rientrerà nei prossimi dodici mesi. Fonti della Difesa riportati dalle agenzie riferiscono: «Il ministro Trenta ha dato disposizioni al Coi (il Comando operativo di vertice interforze) di valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan». E aggiungono che «l’orizzonte temporale potrebbe essere quello di 12 mesi».

L’annuncio italiano potrebbe rientrare in un progressivo disimpegno dell’Occidente dall’Afghanistan: anche Stati Uniti e talebani hanno trovato un’intesa per un accordo di pace. L’inviato statunitense per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, in un’intervista al New York Times da Kabul, ha detto che i rappresentanti degli Usa e dei talebani afghani hanno concordato in linea di principio un accordo di pace per mettere fine alla guerra iniziata 17 anni fa.

Secondo il ministero della difesa il contingente italiano in Afghanistan è composto attualmente da 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei. La maggior parte delle forze è dislocata a Herat, nella parte occidentale del Paese, e in misura minore nella capitale Kabul. I militari agiscono nell’ambito della missione internazionale della Nato denominata «Resolute support», iniziata il primo gennaio 2015. L’obiettivo principale è l’addestramento delle nuove forze armate afghane. L’invio di forze italiane nel paese asiatico risale al 2001 e venne deciso subito dopo l’attacco delle Torri gemelle: in questi anni i caduti sono stati 54 e i feriti circa 650. In tutto sono circa 6.400 i soldati italiani impegnati attualmente all’estero in differenti missioni sotto l’egida dell’Onu, della Nato o della Ue.

La strategia italiana ha da tempo previsto una contrazione dell’impegno militare in Medio Oriente: entro pochi mesi dovrebbe diminuire anche il numero di soldati presenti in Iraq. Gli sforzi sono destinati a concentrarsi maggiormente in Africa, dove gli interessi nazionali sono considerati più strategici, ad esempio per il contrasto ai flussi migratori. In questo contesto è destinato ad aumentare l’impegno dell’Italia in scenari come il Niger o la Libia, sempre sotto lo scudo dell’Onu o della Nato.

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