Cultura

La vita nell’ombra del Comandante Alfa

Un nome in codice, un lavoro nascosto anche agli amici più intimi. In un libro la storia di uno dei membri fondatori del Gis, il Gruppo di Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri: «Sono un uomo normale chiamato a compiere imprese straordinarie»

Comandante Alfa è lo pseudonimo sotto il quale si nasconde l’identità di uno dei membri fondatori del GIS, acronimo del Gruppo di Intervento Speciale dell’Arma dei Carabinieri. Ha alle spalle un lungo curriculum militare e ricevuto elogi per innumerevoli missioni, tra le quali Kabul (Afghanistan), Missione Antica Babilonia Nassiriya (Iraq), Missione NTM – I Baghdad (Iraq). Già autore di “Cuore di rondine” (Longanesi, 2016), con “Io vivo nell’ombra” racconta la storia di un cacciatore di malfattori. Una vita per la legge, costantemente sotto copertura. La sua vita e quella del Gruppo Speciale: due storie così intrecciate da essere un unico viaggio di sudore, sangue, rimpianti, molti successi e tanta disciplina. Il Comandante Alfa svela ai lettori le durissime fasi di addestramento, le armi, le attrezzature, le tipologie di intervento e le tattiche di una delle forze speciali più preparate del mondo.

«Tutti gli uomini conoscono la paura – racconta – pochi sanno trasformarla in coraggio. Io ho imparato a farlo. Nascondo il volto con un mephisto, ho un nome in codice, nemmeno gli amici più intimi sanno quello che faccio. Ho scelto di vivere nell’ombra per servire e proteggere lo Stato. Sono un operatore del Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri, il GIS, una delle migliori forze speciali al mondo. Non sono un superuomo, ma un uomo normale, uno come voi chiamato però a imprese straordinarie. Per diventare quello che sono ho imparato a domare la paura e a trasformarla in forza, in una spinta di adrenalina che permette di superare qualsiasi ostacolo».

Camminare nell’ombra con la morte accanto per difendere gli altri e la legge. Questa è sempre stata la linea di condotta del Comandante Alfa, uno dei cinque “soci fondatori” del Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri. Nato nel 1978, il reparto di élite ha ben presto mostrato sul campo una straordinaria efficienza, con missioni di cui il Comandante Alfa è stato protagonista per oltre trent’anni, per poi diventare istruttore all’apice della carriera. Ripercorrendo le tappe di un’esistenza votata al coraggio e alla segretezza più totale – anche nei confronti dei propri cari – il Comandante rievoca qui i momenti salienti di tante esperienze vissute sul campo in Italia e all’estero. Non solo gli esordi in funzione antiterroristica negli Anni di Piombo e le lunghe notti in Aspromonte durante la stagione dei sequestri – fino alla liberazione di Cesare Casella – ma anche le missioni nei vari teatri di guerra e l’addestramento della polizia irachena dopo la liberazione di Baghdad. E poi, di nuovo in patria, la scorta a Nicolas Sarkozy durante il G8 dell’Aquila nel 2009, fino all’organizzazione del servizio di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo, a Palermo, nel 2013. Sono pagine intense, in cui sembra quasi che l’autore a volte racconti troppo. Nonostante ciò, traspare sempre la passione, l’orgoglio, la dedizione e il grande impegno che questa incredibile persona investe nel suo amatissimo lavoro. É stato molto interessante respirare un po’ l’atmosfera di alcune missioni e capire da dove traggono la forza di trattenersi di fronte ai criminali. Rincuora sapere che ci sono ancora uomini integri che credono nella giustizia e lottano per garantirla.

Il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri è sostanzialmente sconosciuto ai più, eppure la sua importanza nella storia della Repubblica è stata, da quaranta anni a questa parte, enorme. Per entrare nel GIS si dice che occorra nascere due volte: nove mesi di addestramento per entrare nel reggimento paracadutisti Tuscania, altri nove per entrare a far parte del Gruppo.

All’epoca della nascita del GIS, nel 1977, il Cigno, poi ribattezzato dai suoi commilitoni Comandante Alfa per le sue doti indiscusse di leader, aveva 26 anni. Abbiamo quindi conosciuto l’uomo, il figlio, il padre, il marito che ogni giorno combatte con la paura di non tornare a casa, con l’angoscia di non poter sempre esserci per le persone che ama, ma che sa di aver fatto la scelta giusta, per se stesso, per il proprio Paese, per i valori di democrazia e libertà in cui crede e che ha giurato di difendere. Il Comandante Alfa ci ha portato nel cuore dell’azione, raccontando le prime missioni, i successi e gli insuccessi di una vita sempre sul filo del pericolo. Ma ci sono ancora tante storie da raccontare, tante imprese che vedono protagonisti lui insieme con gli uomini del GIS, tante vicende di cronaca del nostro Paese da rivivere in presa diretta nel racconto di un eroe dei nostri giorni.

«Si tratta di un messaggio rivolto ai giovani – ci dice – per far capire loro che non esistono obiettivi irraggiungibili e bisogna sacrificarsi perché la vita non ti regala niente. Essere uomo di Stato significa rispettare le leggi, essere d’esempio; vuol dire fare qualcosa di bello per la collettività perché aiutare il prossimo sicuramente dà molta soddisfazione. Questo è l’uomo di Stato e io sono un servitore dello Stato». Il testo racconta alcune delle missioni più delicate in cui il reparto è stato impiegato, aiutando così a ripercorrere, da una prospettiva originale, alcuni dei momenti maggiormente significativi della storia contemporanea italiana e a comprendere la dedizione degli uomini di Stato. A coronamento della brillante carriera il luogotenente dei Carabinieri ha recentemente ricevuto la Croce d’Oro al Merito direttamente dal comandante generale Del Sette per la lunga attività nella quale questo grande castelvetranese si è distinto. «Mi è sembrato il momento giusto – ci confida – affinché tutti gli italiani venissero a conoscenza di questo reparto, di questi ragazzi che hanno sacrificato la gioventù e degli altri che adesso la stanno sacrificando per il bene della collettività. Spero che molti giovani vengano attratti da questo straordinario reparto e possano militarvi in un momento particolare come quello che stiamo attraversando, contraddistinto da terrorismo e allarme diffuso». Uomini umili e addestrati per affrontare situazioni straordinarie che eseguono le missioni con la regola non scritta, ma sacra, di non dover mai sparare per primi e di cercare di catturare vivo il criminale, indipendentemente dai crimini di cui si è macchiato.

Con il nuovo romanzo vengono svelati gli aspetti più tecnici di chi per 47 anni ha camminato nell’ombra. Come i suoi compagni, anche il Comandante Alfa indossa il mephisto, prima ancora che per proteggere se stesso, per la propria famiglia e per il rispetto delle norme: «Lo indossiamo, prima di tutto, per un regolamento interno e per difendere principalmente le nostre famiglie. Non siamo superman, ma gente normale, esseri pensanti legati da uno spiccato senso d’amicizia. Posso affermare con orgoglio che il GIS è uno dei reparti più efficaci ed efficienti al mondo, capace di fronteggiare le emergenze e di lavorare in squadra». È una finestra su un certo mondo, quella descritto nel libro, dove chi legge riesce a immedesimarsi, quasi a seguire in presa diretta le storie, come in una sequenza cinematografica, dove però la finzione non esiste, dove è tutto vero e per niente romanzato, solo ben raccontato. Ci fa sorridere o indignare, che sia l’arresto dei carcerieri di Cesare Casella o la liberazione di altri ostaggi rapiti come la piccola Patrizia Tacchella – e qui al carabiniere si aggiunge il padre, al dovere il cuore. Una passione, quella della difesa dei deboli e delle persone in difficoltà divenuta ormai una necessità. Il libro ha un sapore di orgoglio, di senso di appartenenza, ma soprattutto si consacra come un testamento spirituale verso le nuove generazioni di operatori del GIS. Alfa narra in modo rassicurante eventi drammatici, e lo fa con immenso rispetto e amore per l’Arma e per le Istituzioni.

Oltre quarant’anni di servizio sul campo e, da uomo carismatico e gran comunicatore, racconta di sé, dei ricordi di ragazzo, di come nonno Ciccio gli abbia inculcato il primo amore per la legalità e quindi la scelta di campo fatta già da bambino, contro ogni tipo di mafia. Ai suoi incontri c’è sempre un pubblico numeroso desideroso di incontrarlo, di stringergli la mano. Molti sono giovani ed è un segnale confortante: evidentemente, c’è ancora voglia di eroi della giustizia che diano l’esempio. Ma l’uomo ha dovuto anche imparare la solitudine e a parlare soprattutto con gli occhi: chi fa una certa scelta di vita, chi lavora in segreto per la sicurezza collettiva, per l’incolumità propria e di chi gli vive accanto – le mafie non perdonano, mai – non può mostrare il volto, deve nasconderlo nel passamontagna nero che copre anche la bocca. E c’è spazio anche per parlare delle tante missioni all’estero, tra cui l’Iraq e Nassiriya con gli altri incursori del Consubim e del Nono, con il ricordo dell’attentato devastante alla base Maestrale dove morirono cinque militari, il cooperante Marco Beci, il regista Stefano Rolla e dodici carabinieri tra cui Enzo Fregosi, uno dei cinque fondatori del GIS.

«L’obiettivo è far capire agli italiani – ci dice con orgoglio e fare rassicurante – che questi ragazzi sono disposti anche a perdere la loro stessa vita per il Paese. Siamo l’unica Forza Armata che lavora sul territorio, come forza di polizia, comprese le scorte ai magistrati e gli interventi speciali, dove rischiamo molto però acquisiamo molta esperienza. Nel ’78 è iniziata la nostra storia, all’inizio “scopiazzando” le Forze speciali degli altri Paesi come Israele, Germania, Regno Unito e USA. Pian piano siamo arrivati a farci rispettare e apprezzare in tutto il mondo, e anche a insegnare le nostre tecniche». Spesso, però, ci si dimentica che dentro una divisa batte un cuore. Accanto alla squadra, all’azione, al proprio dovere, c’è anche una famiglia che è tenuta a mantenere la segretezza. C’è una donna, ci sono i figli che vorrebbero gridare al mondo che il loro padre ha salvato un bambino e non possono nemmeno scriverlo nel tema di classe. Nel libro, come anche nelle parole del comandante Alfa, l’ammirazione per le donne è incondizionata. «Tutte le donne – conclude – meritano un applauso, sono il pilastro di tutto. Quando sei in zona operativa sai che devi essere pronto a fare il tuo lavoro, che cerchi di fare al meglio per poter tornare dai tuoi affetti. Le donne fanno fatiche enormi in ogni famiglia, figuriamoci la moglie di uno che fa il nostro mestiere e che, spesso e volentieri, a causa della nostra assenza, deve fare tutto da sola, a cominciare dall’educazione dei figli. Io ringrazio sempre mia moglie: i sacrifici che ha dovuto affrontare sono stati tanti, insieme alla preoccupazione di sapere suo marito in giro, nei teatri di guerra o nelle situazioni più difficili. E la ringrazio perché mi ha permesso di fare il mio lavoro standomi accanto. L’unico rammarico che ho è di non essermi goduto l’infanzia dei miei figli. Me li sono trovati grandi, mi hanno anche accusato di essere stato un padre egoista ma poi, attraverso questo libro e il precedente, hanno capito molte cose di me e si sono riavvicinati».

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