Enrico Nigiotti: «Il mio “Nonno Hollywood” non è sovranista»

Il cantautore livornese spiega la canzone con cui è in gara e che ha ricevuto il Premio Lunezia per il miglior testo. «L’ho scritta dopo la morte di mio nonno». «Più che conservatore è un brano sincero»

Sanremo ancora non è cominciato ma da tempo si sono già accesi i riflettori sull’evento musical-televisivo, i programmi Rai sono imbottiti di amarcord, i bookmakers da settimane stanno puntando sui cantanti in gara e già si registrano i primi riconoscimenti. Ad anticipare tutti è il Premio Lunezia per il miglior testo assegnato a “Nonno Hollywood” di Enrico Nigiotti. Una sorta di lettera al nonno, nello stile “si stava meglio prima”, che ha suscitato reazioni contrastanti. Se, infatti, per i giurati del Lunezia «“Nonno Hollywood” è un racconto originale, descrittivo e suggestivo, sicuramente efficace anche nel risultato “musical-letterario”», secondo altri è il testo più «conservatore» e «sovranista» di questa edizione, per via dei riferimenti ai bei tempi andati.
«Da livornese mi riesce difficile essere conservatore. E sovranista non so bene nemmeno cosa voglia dire…» sbotta sorridendo l’autore. Che si dichiara «felice come un bimbo» per il premio e per essere approdato al Festival e «quindi abbraccerei pure chi mi critica».

Il «nonno mi hai lasciato dentro un mondo a pile, centri commerciali al posto del cortile, una generazione con nuovi discorsi, si parla più l’inglese che i dialetti nostri», canta Nigiotti nel brano «scritto di getto» nell’agosto scorso la sera dopo la scomparsa, appunto, di suo nonno. «È la canzone che avrei voluto non scrivere», dice con amarezza.
«Io ho scritto quello che sentivo, poi ognuno ci vede quello che vuole. Per me è una fotografia di quello che ho visto e sentito in quel momento, non voglio né difendermi né giustificarmi. È vero che si parla più inglese che italiano, è tutto un meeting, un briefing… Più che conservatore è sincero. Comunque, siccome non si può piacere a tutti, ben venga qualsiasi opinione, purché se ne parli. Viva la democrazia e il diritto di parola!».

Nigiotti le ha provate tutte prima di ottenere il pass per il Teatro Ariston. Dieci anni fa era nella scuola di Amici (abbandonata poi prima del tempo), nel 2015 ha provato Sanremo tra le Nuove Proposte (arrivando terzo), nel 2017 si è rimboccato le maniche ed è ripartito di nuovo da “X Factor” (di nuovo terzo). Ora Enrico Nigiotti, livornese classe ‘87, dopo un 2018 che ha segnato importanti collaborazioni come autore con artisti come Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, è in gara al Festival di Sanremo tra i big.
«Non ho mai vinto niente, ma ho vinto contro chi mi dava per spacciato. E ora sono di nuovo a Sanremo: e non è importante la categoria, è importante esserci», dice il trentaduenne toscano, che non nasconde di essere stato sul punto di lasciare la musica. «Prima di “X Factor”, ho pensato di trasferirmi alle Canarie, di fare il barista lì e magari scrivere a tempo perso. Insomma, stavo per arrendermi. Invece ora è un anno e mezzo che faccio seriamente questo mestiere. Del resto, c’è sempre tempo per fare un lavoro che non ti piace».

Nigiotti promuove la formula di Claudio Baglioni: «Aver tolto l’eliminazione permette a tutti di cantare quattro volte il brano in gara ed è un’opportunità molto importante. Avendo affrontato diversi talent, so molto bene cosa voglia dire essere eliminato o rischiare di essere eliminato. Non avere quella tensione, per me è un regalo alla musica e una forma di rispetto per la dignità artistica di ognuno dei cantanti. Che poi ci sia un vincitore è il coronamento del gioco ma non al prezzo dell’umiliazione di qualcun altro».
Il titolo “Nonno Hollywood” viene dal soprannome che il nonno di Enrico si era guadagnato da giovane per la sua bella presenza e l’amore per gli abiti eleganti: «O almeno così lui mi raccontava nei tre anni che ho passato con lui in campagna, quando la mia musica si era fermata. Lui mi ha dato l’energia di ripartire, dalle cose più semplici». Nigiotti confessa anche che inizialmente il brano che voleva proporre per Sanremo era un altro: «Poi ho scritto questo pezzo e ho voluto mandare questo. Nonostante avessi solo un provino casalingo piano e voce». Un po’ l’atmosfera che riproporrà nella serata di venerdì 8 febbraio all’Ariston, quando al piano ci sarà Paolo Jannacci: «Ho chiesto a Paolo di partecipare perché è un grandissimo pianista e perché non volevo un duetto di voci su questo brano ma un’atmosfera intima». Diversa la versione che eseguirà le altre tre sere con l’orchestra di Sanremo: «La prima volta che ho provato con tutti i musicisti è stata una cosa stupenda! Il brano assume più colori. Questa è una ballad e l’orchestra ci sta veramente bene».

Dopo Sanremo, il 15 febbraio, Nigiotti pubblicherà “Cenerentola e altre storie…”, che conterrà, oltre al brano sanremese “Nonno Hollywood”, anche un inedito dal titolo “La ragazza che raccoglieva il vento”, dedicata alla celebre poetessa e scrittrice Alda Merini, che per anni visse in ospedali psichiatrici. «L’ho scoperta dieci anni fa, con la sua storia personale assurda. Raccontava in modo dolce fatti atroci che aveva vissuto. Mi arrivava il suo malessere romantico: la mia è più una dedica alla sua anima che alla sua persona».

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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