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Venezuela: l’Italia non riconosce Guaidò, l’Europa sì

Gli eurodeputati Lega, M5s e dem si sono astenuti. Scoppia il caso nel Pd: i renziani accusano l'ala vicina a Zingaretti di non essersi espressa a favore. Il sottosegretario agli Esteri Di Stefano: «Non vogliamo un’altra Libia». Mogherini lancia un «gruppo di contatto» per nuove elezioni a Caracas

L’Europa ha riconosciuto Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea Nazionale di Caracas, come presidente legittimo ad interim del Venezuela. Con 439 sì, 104 no e 88 astensioni, i deputati nella miniplenaria di Bruxelles hanno dato il via libera a una risoluzione non vincolante, ribadendo il loro pieno sostegno all’Assemblea Nazionale, l’unico organo democratico legittimo del Venezuela. Il voto ha spaccato i partiti italiani: sia Movimento 5 Stelle che Lega si sono astenuti, come anche cinque eurodeputati del Pd.

L’Italia prende, dunque, le distanze dagli altri Paesi europei su una decisione di politica estera. «Si tratta di un atto politico che rischia di destabilizzare e far precipitare la crisi venezuelana, rendendo più difficile il dialogo e una soluzione negoziale», spiegano gli europarlamentari pentastellati. «L’Italia non riconosce Guaidó», ha detto il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano. «Siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese. Si chiama principio di non ingerenza ed è riconosciuto dalle Nazioni Unite», ha commentato Di Stefano che mette in guardia dall’evitare «una nuova guerra in Venezuela. Stesso errore che è stato fatto in Libia oggi riconosciuto da tutti».

Il primo ad accusare gli italiani che non hanno votato a favore è stato il presidente del Parlamento Ue ed esponente di Forza Italia, Antonio Tajani: «Spiace che il M5s Europa e la Lega e molti del Pd si siano astenuti, senza schierarsi contro la dittatura di Nicolas Maduro». «L’Italia, con forza, sposi la linea del dialogo tra governo e opposizioni promossa da Messico e Uruguay», l’invito di Di Battista. Mentre il Pd, con l’eurodeputata dem Bonafè, attacca: «Lega e M5S perdono l’occasione di schierarsi contro il dittatore Maduro». Ma sul voto il Partito democratico si è diviso e in cinque si sono astenuti.

«Sul rispetto della democrazia in Venezuela non ci si astiene», ha detto l’ex segretario Maurizio Martina. Secondo quanto riferiscono fonti di area renziana, sarebbero eurodeputati schierati con Nicola Zingaretti. «Cinque dei sei eurodeputati dem che si sono astenuti sono zingarettiani. Si tratta di Brando Benifei, Goffredo Bettini, Renata Briano, Andrea Cozzolino e Cecile Kyenge», sostengono le stesse fonti. A replicare è stato il dem Brando Benifei: «Il riconoscimento aggrava il rischio di guerra civile nel Paese e permette al sanguinario autocrate Maduro di dipingere anche l’Unione Europea come attore di parte». Secondo Benifei «con questa decisione di oggi si è danneggiato il lavoro di mediazione che sta portando avanti l’Alto Rappresentante Federica Mogherini».

Mogherini ha annunciato che l’Ue ha stabilito un «gruppo di contatto che serve ad accompagnare il percorso per permettere ai venezuelani di esprimersi in modo democratico e pacifico con nuove elezioni presidenziali». Il gruppo sarà coordinato dall’Ue e sarà formato, tra gli altri, da Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna. I lavori termineranno fra 90 giorni e se non avranno raggiunto risultati sono previste possibili altre sanzioni economiche contro il regime di Nicolas Maduro. L’Alto Rappresentante ha dichiarato che la posizione dei Paesi dell’Unione europea sul dossier è «molto unita», ribadendo «il pieno supporto all’assemblea nazionale, come l’organismo democratico legittimo del Venezuela, ed il più forte sostegno possibile al suo presidente» e ricordando che «le elezioni presidenziali di maggio non avevano legittimità democratica».

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