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Perché l’ondata di gelo è colpa del riscaldamento globale?

I cambiamenti climatici produrranno, dicono gli scienziati, eventi meteorologici sempre più estremi e disastrosi. Gli effetti si possono notare già in questi primi giorni di febbraio con il Polar Vortex che ha portato l’America a toccare anche quota -50°C

Meno 33 gradi a Chicago, il lago Michigan ghiacciato, venti freddi a -52°C in tutto il Midwest. E ancora scuole e uffici chiusi, ferrovie bloccate e voli cancellati. Non è finita qui: sono previste altre turbolenze e freddo estremo, e non è una situazione che riguarda solo il continente americano. Tutta colpa del Polar Vortex, i venti gelidi provenienti dall’Artico che hanno portato le temperature al di sotto della media registrata in Antartide. In un periodo in cui si parla di cambiamenti climatici soprattutto in seguito a temperature torride, siccità e incendi boschivi, causati dal riscaldamento globale, gelo e bufere di neve possono sembrare fuori contesto.

Come può essere spiegato un inverno freddo in un mondo che secondo gli scienziati si va facendo più caldo? Quando il riscaldamento globale è stato portato a conoscenza dell’opinione pubblica, alcuni decenni fa, faceva riferimento al fenomeno dell’effetto serra provocato dai gas che intrappolano il calore all’interno dell’atmosfera facendo aumentare le temperature medie del pianeta. Adesso gli scienziati, come riporta National Geographic, hanno compreso che una atmosfera modificata dall’accresciuta presenza di gas come l’anidride carbonica e il metano produce un maggior numero di cambiamenti climatici rispetto ad un semplice riscaldamento. Tra questi anche il cosiddetto vortice polare: questo fenomeno è una specie di anello continuo di venti in quota che circondano il Polo Nord e “trattengono” alle alte latitudini l’aria più fredda.

Il vortice, prima che l’uomo lo influenzasse, agiva come barriera: intrappolava l’aria artica nelle sue spire, tenendo lontana quella più calda del sud e preservando così i ghiacci eterni. Ora la sua forza si sta indebolendo e il risultato è che l’aria gelida può scendere in basso, mentre quella calda va a riscaldare le nevi polari. Quello che sta succedendo negli Usa è il primo segno che il sistema che blocca i venti circolari intorno al Polo Nord si sta rompendo e si sta separando in parti più piccole. Già nel 2018 si era spezzato in due, andando a colpire sia l’America che l’Inghilterra l’Irlanda, dove è stata chiamata “Beast of the east” (Bestia dell’est). La bestia è prevista anche quest’anno. Negli ultimi giorni gli esperti hanno notato tre vortici separati, che si stanno spostando rispetto alla loro traiettoria ideale, e hanno lanciato l’allarme: l’inverno sarà lungo e scenderà molta neve.

Gli scienziati, dunque, ritengono che la Terra conoscerà in futuro crescenti eventi meteorologici estremi e disastrosi con il procedere dei cambiamenti climatici. Replicando all’ironia del presidente degli Stati Uniti Trump sul freddo che ha colpito il paese, il fisico dell’Università di Potsdam Stefan Rahmstorf ha osservato su Twitter che mentre l’America era alle prese con l’aria gelida dell’Artico, il resto del mondo era invece colpito da un caldo fuori dalla norma. Ed è quello che sta succedendo per esempio in Australia. A Port Augusta si sono registrati 49,5°C: tra le temperature record del Midwest Usa (-50°C nell’Illinois) e quelle australiane ci sono quasi 100 gradi di differenza. Una conferma che, anche se i meccanismi non sono del tutto compresi, il riscaldamento anomalo dell’Artico e dell’intero pianeta ha impatti importanti sul clima della Terra.

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