Musica

BoomDaBash: «La nostra sfida reggae a Sanremo»

La band salentina debutta all’Ariston e trova come rivale Loredana Bertè dopo averla riportata sulla cresta dell’onda con “Non ti dico no”: «Tifiamo per lei»

I primi, nel lontano 1997, furono i Pitura Freska a sdoganare il reggae al Festival di Sanremo. La band veneziana non andò oltre il sedicesimo posto con la canzone “Papa nero”. Oltre vent’anni dopo ci riprovano i BoomDaBash con la canzone “Per un milione” sperando di fare meglio.

All’Ariston la posse salentina arriva sulla scia del successo di “Non ti dico no”, tormentone estivo dello scorso anno che rilanciò Loredana Bertè, e di hit firmate dal beatmaker Mr. Ketra (Fabio Clemente) con Takagi come “Roma-Bangkok”, “Vorrei ma non posto”, “Amore e capoeira”, ma anche “Nu juorno buono”: «E Rocco Hunt, coautore del pezzo con cui siamo in gara, sarà il nostro ospite nella serata del venerdì, quella delle autocover: ci metterà una tigre nel motore, ci darà la sua grinta e la sua energia».

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«Sicuramente l’anno pazzesco che abbiamo vissuto ci ha dato una grande esposizione mediatica che ci ha aiutato e ci ha reso più forti» commentano. «Ma un grazie va anche a Claudio Baglioni e alla sua voglia di dar vita a un Festival molto trasversale, in cui mondi musicali apparentemente diversi creano un sistema armonico. Una scelta coraggiosa che fa bene alla musica».

Il brano è un omaggio al reggae, proclamato patrimonio immateriale dell’Unesco, «ma senza rinunciare alle contaminazioni», tengono a precisare. «Come genere musicale il reggae ha vissuto un periodo buio – sottolinea la band -, molti artisti hanno lavorato con l’intenzione di ghettizzarlo e dunque di farlo spegnere. I BoomDaBash, invece, sono andati nella direzione opposta: portarlo anche alle orecchie di chi non lo aveva mai ascoltato, senza chiudersi dietro barriere stilistiche. Soprattutto considerando che Bob Marley, il padre del reggae, era profondamente mainstream, senza però che la purezza e la forza del suo messaggio subissero variazioni. Non ci si vende perché un pezzo bello passa in radio».

All’Ariston si troveranno nell’imbarazzante situazione di sfidare Loredana Bertè dopo averla riportata sulla cresta dell’onda: «Ma non esiste rivalità tra una divinità come lei e degli esordienti come noi. Ci siamo incontrati per le foto di rito e abbiamo parlato di tutto tranne che di musica, siamo diventati davvero amici. Tifiamo per lei, probabilmente le dobbiamo anche questa avventura festivaliera», spiega Biggie Bash, all’anagrafe Angelo Rogoli, frontman della band salentina. Accanto a lui ci sono Payà (Paolo Pagano), Blazon (Angelo Cisternino) e Mr. Ketra (Fabio Clemente).

Di loro parlano in terza persona, come se BoomDaBash fosse un’entità estranea. «In parte lo è. Ci ha salvato la vita ed è come se fosse una divinità. E una bandiera, un esempio per i ragazzi che come noi arrivano da realtà difficili: non vi fate mai dire che non ce la potete fare. Andate dritti per la vostra strada, noi ce l’abbiamo fatta». Una strada che per ora li ha portati a Sanremo. «È il coronamento di un piccolo sogno e, dopo quindici anni di carriera, il riconoscimento professionale e soprattutto umano, per noi che siamo partiti da un piccolo paese della Puglia. Ma anche un punto di arrivo da cui ripartire. Vedremo quello che verrà dopo».

Il brano sanremese sarà incluso in “Barracuda – Predator Edition 2019”, riedizione dell’ultimo album, in uscita l’8 febbraio (al quale faranno seguito tre singoli nei prossimi mesi), mentre il 9 maggio all’Alcatraz di Milano è in programma il live per i 15 anni di carriera. «Un live gigantesco, con tanti artisti con cui abbiamo collaborato nel tempo. Ci saranno J-Ax, Clementino, Rocco Hunt, Sergio Silvestre e altri che annunceremo. BoomDaBash & Friends sarà una vera festa».

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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