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La posizione (ambigua) dell’Italia sulla crisi in Venezuela

In una nota Palazzo Chigi dice di appoggiare «il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti». Ma non firma la dichiarazione congiunta dei 28 stati membri dell’Ue per riconoscere Guaidò

Scaduto l’ultimatum a Nicolas Maduro, gran parte dell’Europa, come promesso, ha riconosciuto Juan Guaidò presidente ad interim del Venezuela. Tra questi ci sono Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Svezia, Austria, Paesi Bassi, Portogallo, Lituania, Lettonia. L’Italia non c’è: anzi, il governo italiano ha bloccato, per la seconda volta, il tentativo europeo di arrivare a una dichiarazione comune dei 28. In una nota di Palazzo Chigi si legge che il governo italiano «appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti», spiegando anche che «va inoltre garantita la sicurezza dei cittadini astenendosi da ogni forma di violenza».

È una posizione ancora piuttosto vaga, che non chiede esplicitamente la rimozione di Maduro, né riconosce Juan Guaidó come presidente ad interim come già fatto da altri 19 paesi europei. Sembra piuttosto un compromesso tra Movimento 5 Stelle che sceglie la linea della neutralità e la Lega che si schiera contro Maduro «uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti». Alessandro Di Battista intervenendo sulla questione venezuelana dice che «l’Europa dovrebbe smetterla una volta per tutte di obbedire agli ordini degli Stati Uniti» insistendo su una posizione di non ingerenza. «Ci vuole coraggio a mantenere una posizione neutrale in questo momento, lo so. L’Italia non è abituata a farlo. Ci siamo sempre accodati in modo vile agli “esportatori di democrazia”. Se avessimo mantenuto una posizione neutrale nel 2011 la Libia non sarebbe diventata l’inferno che è oggi».

«Questo signore ignora cosa sta accadendo qui. Ma la sua ignoranza porta anche al disconoscimento della lotta di un popolo». Così, in un’intervista a La Repubblica, l’autoproclamato presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaidò, risponde alle parole di Alessandro di Battista. «Una lotta che oggi – sottolinea Guaidò – è riconosciuta da tutto il mondo, da 26 nazioni europee su 28, dai Paesi africani, in Oceania. Venisse qui a farsi un giro, a vedere qualche ospedale, o magari qualche città di frontiera, a Boa Vista, si facesse due chiacchiere con i parenti dei nostri prigionieri politici, dei nostri esiliati». Anche la popolazione italiana in Venezuela ha criticato la posizione del governo italiano. Secondo il direttore de La Voce d’Italia, giornale per la comunità italiana in Venezuela, «gli italiani stanno con Guaidò e vogliono subito andare a elezioni per uscire dalla crisi».

Matteo Salvini, invece, osserva che «non stiamo facendo una bella figura» e attacca Nicolas Maduro definendolo un «fuorilegge». «Affama, incarcera e tortura il suo popolo – afferma il vicepremier -Spero in elezioni libere e democratiche il prima possibile. Sono vicino ai milioni di italiani, e discendenti di italiani, che vivono, resistono e soffrono in Venezuela». Sulla crisi in Venezuela si era espresso invece con più chiarezza il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Non vi può essere né incertezza né esitazione, perché la scelta è tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall’altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile».

LEGGI ANCHE: Venezuela: l’Italia non riconosce Guaidò, l’Europa sì

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