Musica

Le pagelle di Sanremo: promossi, bocciati e la prima classifica di tappa

Le canzoni all’esame dell’Ariston. Performance shock di Zen Circus e Daniele Silvestri. Commuove Simone Cristicchi, diverte Arisa. Storie dure, pochi ritornelli orecchiabili. Le giurie demoscopiche premiano i favoriti Irama, Ultimo e Il Volo, bocciando gli indipendenti

Questa la prima classifica parziale, determinata dal voto della giuria demoscopica (30%), mentre il televoto vale il 40% e la giuria della Sala Stampa il 30%. Dopo la serata di debutto di Sanremo 2019, il voto demoscopico boccia il nutrito drappello di artisti indipendenti, premiando i favoriti.

La classifica è divisa in tre zone: blu (in testa), gialla (media), rossa (bassa):

ZONA BLU: Ultimo, Loredana Bertè, Daniele Silvestri, Irama, Simone Cristicchi, Francesco Renga, Il Volo, Nek;

ZONA GIALLA: Arisa, Boomdabash, Federica Carta e Shade, Enrico Nigiotti, Negrita, Paola Turci, Anna Tatangelo, Patty Pravo e Briga;

ZONA ROSSA: Nino D’Angelo e Livio Cori, Einar, Ex-Otago, Motta, The Zen Circus, Ghemon, Achille Lauro, Mahmood.

Questi i nostri voti

Promossi

ZEN CIRCUS – “L’amore è una dittatura” 7.5

Il cantante Appino declama lunghe strofe quasi senza prender fiato. Fra porte aperte, porti chiusi, topi e zanzare descrive l’anarchia delle emozioni. C’è un orologio che scandisce tutta la canzone, in scena due tamburini vestiti di nero con elmetto nazista e cuori rossi sulle spalle, due sbandieratori con bandiera nera e faccino emoticon. Un drammatico crescendo denso di pathos, che sembra assumere atmosfere circensi, prima di dare fuoco alle chitarre rock nel finale. Una composizione scioccante, per nulla facile. Da premio della critica.

Simone Cristicchi 

SIMONE CRISTICCHI  – “Abbi cura di me” 6.5

Cerca il bis di “Ti regalerò una rosa”, quando vinse Sanremo 2007. Teatro-canzone con una preghiera laica, ieratica, panteista e francescana. Il brano è un avvolgente, toccante e poetico bolero dall’epico finale orchestrale di grande effetto. Frase clou: «Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso». Sulla via della beatificazione.

NEGRITA – “I ragazzi stanno bene” 6

Il titolo cita gli Who (“The kids are alright”), il pezzo vola molto più basso, pur restando fedele alla retorica rock, tra fischi morriconiani e chitarre elettriche in evidenza. Dopo un attacco western con citazioni politiche – «Di fantasmi sulle barche e di barche senza un porto come vuole un comandante (Salvini?, nda) a cui conviene il gioco sporco» – , il brano si disperde in un pop-rock che non brilla eccessivamente, ma che, al contrario di molti loro colleghi, mantiene la parvenza di un ritornello sull’essere ragazzi-adulti: «Non mi va di raccogliere i miei anni dalla cenere, voglio un sogno da sognare, voglio ridere».

MOTTA – “Dov’è l’Italia” 7.5

“Dov’è l’Italia, mi sono perso anch’io” è forse il refrain di questo Sanremo e di questa Italia. Il moto ondoso del mare introduce il tema dell’immigrazione, difficile da individuare in un testo molto ermetico, scritto in una notte sulla spiaggia di Lampedusa. Cantautorale, indie e neofolk.

DANIELE SILVESTRI feat. Rancore – “Argento vivo” 6.5

In una miscela fra Jovanotti e Caparezza, la storia di un detenuto di 16 anni finito dietro le sbarre senza un motivo. Testo durissimo sul disagio giovanile. Il muro tra figli, scuola e genitori. Un duello di voci molto teatrale.

Nino D'Angelo Livio Cori

NINO D’ANGELO E LIVIO CORI – “Un’altra luce” 6

L’ex reuccio del neomelodico si cala nelle vesti di trapper, con tanto di ricorso all’auto-tune, il software che robotizza la voce. Per metà in napoletano, scritta dalla strana coppia con Big Fish, guardando al nu soul, all’urban sound, alla trap, e alla canzone verace, il testo è un dialogo fra generazioni. Un po’ confusa

MAHMOOD – “Soldi” 6.5

Padri contro figli. E viceversa. Il ricatto brutale di un genitore ambiguo, che beve champagne durante il Ramadan. Arriva dalle periferie estreme, quelle popolate da immigrati, una canzone dura e cruda, ben interpretata. Milanese di madre e padre egiziano, promosso tra i Campioni da Sanremo Giovani, si fa produrre dal guru della trap Charlie Charles (l’uomo di Ghali e Sfera). Una gioventù bruciata raccontata in italiano e arabo, tra funk, trap, echi mediorientali, ritmi spezzati e sincopati, che ricordano Marco Mengoni.

PAOLA TURCI – “L’ultimo ostacolo” 6

Ballata elettro-pop dedicata a un padre e ben interpretata. L’ex ragazza con la chitarra svolge il suo compito dignitosamente, senza uscire fuori dai binari che ha seguito nella sua carriera.

EX-OTAGO – “Solo una canzone” 6

Oh, finalmente. Soltanto una canzonetta. Con tanto di ritornello: «È solo una canzone / abbracciami per favore». Una canzone leggera, una canzone d’amore adulta su quando «l’amore non è giovane e non è semplice restare complici». Tenera e delicata, un po’ naif.

ARISA – “Mi sento bene” 7

Un po’ di allegria in questo buio festival con “Mi sento bene”. Una canzone positiva e ottimista sin dal titolo. Anche se il punto di partenza è che dobbiamo tutti morire, l’invito è a cogliere il buono di ogni giorno. Inizio in stile film disneyano, poi nel frullatore arrivano i Blondie, gli Abba e i Matia Bazar, Raffaella Carrà e Giuni Russo. Pop bipolare cantato benissimo. Frase clou: «Guardo una serie alla tv e mi sento bene».

Rimandati

GHEMON – “Rose viola” 5

Corre dietro a un “pensiero nero che mi culla” il rapper duro dal cuore buono. Il testo non è granché, ma il pezzo c’è e la voce è da soulman.

Irama
Foto Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

IRAMA – “La ragazza con il cuore di latta” 5.5

È quasi una sceneggia. Si parla di una ragazza alla quale il cuore «non batte a tempo» a causa dei maltrattamenti del padre. Chi racconta la storia si è innamorato di questa fanciulla e da lei sta per avere un figlio. Una favola nera, molto ruffiana, dal lieto fine. Tinte gospel. Da mettere in considerazione per la vittoria del Festival.

ENRICO NIGIOTTI – “Nonno Hollywood” 5.5

Saluta il piccolo mondo antico del nonno che non c’è più («Centri commerciali al posto del cortile), rimpiange il tempo speso in campagna e a bere vino, la bellezza-semplicità perduta. Frase clou (e sovranista): «Si parla più l’inglese dei dialetti nostri». Per nonni e nipotine.

FRANCESCO RENGA – “Aspetto che torni” 5.5

Bungaro firma, Renga canta in prima persona: negli occhi il ricordo di mia madre. «Il mondo si è perso, tu rimani». Una canzone delicata, classica, elegante.

Loredana Bertè

LOREDANA BERTÈ – “Cosa ti aspetti da me” 5.5

Gaetano Curreri, frontman degli Stadio e autore di diversi successi di Vasco Rossi, disegna un rock aggressivo alla Blasco per la cantante calabra. E lei urla come ai bei tempi. Un’occasione persa però.

ULTIMO – “I tuoi particolari” 5.5

Lo danno per favorito, ma lui gioca, troppo, sul classico, guardando al Venditti delle canzoni d’amore. Canta il rimpianto e la nostalgia per una storia sentimentale finita. Rischia di essere entrato Papa in conclave per uscirne cardinale.

ACHILLE LAURO – “Rolls Royce” 5.5

Il rapper, all’anagrafe Lauro De Marinis, inventore del sambatrap, ma più conosciuto dal grande pubblico per aver partecipato alla edizione 2017 della trasmissione di Rai2 “Pechino Express” insieme al suo produttore Edoardo Manozzi, in arte Doms, si scatena in uno spavaldo rock’n’roll. In una sequenza di citazioni di icone e leggende della musica e del cinema, dai Doors a Amy Winehouse, da Marilyn Monroe ai Rolling Stones, da Hendrix a Elvis, sembra adattare “voglio una vita spericolata” di Vasco Rossi a modelli un po’ più terra terra (da Steve McQueen si passa a Miami Vice).

Bocciati

IL VOLO – “Musica che resta” 4.5

Collabora al testo Gianna Nannini, la romanza vira sul pop, il crescendo è implacabile. I tre ex tenorini sanno cosa il mondo si aspetta da loro: romantico melò. Favoriti dal televoto, ma la critica li bacchetta.

Il Volo
Foto Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

PATTY PRAVO E BRIGA – “Un po’ come la vita”  3

Il dialogo tra classicità e nuovi linguaggi qui fallisce. C’è Zibba tra gli autori, ma il pezzo latita, sia sul fronte testuale sia su quello melodico.  Il rapper, chiamato in soccorso da Baglioni, riesce a dare po’ di movimento a una lagna che si regge sull’unica tonalità (bassa) che ormai può eseguire la voce dell’avatar rastafari dell’ex ragazza del Piper. Una ballata inutile e noiosa.

FEDERICA CARTA E SHADE – “Senza farlo apposta” 3

Un format adatto ai talent, non a Sanremo. Fanno il verso a Fedez e Francesca Michielin. Raccomandati.

NEK – “Mi farò trovare pronto” 3

Una forma di autoplagio electro-pop con la complicità di Paolo Antonacci, figlio di Biagio. Danzabile, ma priva di ritornello, la canzone non riesce a decollare.

Nek
Foto Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

ANNA TATANGELO – “Le nostre anime di notte” 2

Pop autobiografico che sembra raccontare la storia d’amore con Gigi D’Alessio, fra rotture e ricongiungimenti. Una boiata pazzesca, direbbe Fantozzi. Lei, a forza di ritocchi, sembra una Ornella Vanoni più giovane.

EINAR – “Parole nuove” 3

Cantante dalle origini cubane, vincitore di Sanremo Giovani va in cerca di “Parole nuove” per scoprire la rima cuore/amore. Pop banale, non funziona nulla.

BOOMDABASH – “Per un milione” 4

Il gruppo salentino, baciato dalla fortuna dal duetto con Loredana Bertè, non va al di là di un reggaeton in salsa latina molto radiofonico. Non lascia traccia.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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