Musica

Sanremo 2019, ascolti: bene, ma non benissimo

Un milione e mezzo di telespettatori in meno rispetto al 2018, con un calo di 2 punti di share. È una buona notizia. Per gli italiani, ma ancor di più per Sanremo. Significa che questo è finalmente un Festival serio e non ruffiano. Uno spettacolo un po’ stanco e vintage, ma ha riportato al centro le canzoni

Va tutto bene a Sanremo? Non tanto. L’Auditel rivela che oltre un milione e mezzo di italiani non hanno guardato il Festival rispetto allo scorso anno. Un calo di due punti di share. Baglioni non supera sé stesso, anzi un po’ flette e l’esordio-kolossal del Festival, quattro ore e mezzo di spettacolo, porta a casa un risultato nobile ma non fa il boom e perde peso rispetto all’edizione 2018. Insomma bene, ma non benissimo.

È una buona notizia. Per gli italiani, ma ancor di più per Sanremo. Significa che questo è finalmente un Festival serio e non ruffiano. Gli ultimi erano palesemente “drogati”, come i congressi dei partiti e tutti gli eventi che da tempo non mobilitano più le masse, ma i mass media (lo scorso anno ci fu il traino Fiorello nella puntata d’esordio).Il Sanremo di Baglioni sarà anche un po’ stanco (come lui), un po’ vintage nella conduzione, un po’ statico nel copione, un po’ imballato nei comici, relegati al ruolo di bravi presentatori, ma ha riportato al centro le canzoni.

Perché questo è Sanremo. Una gara di canzoni. Non una sfilata di moda, un reality, un’indagine del Censis sul Paese reale. In strada e sui social media ci si divide fra Il Volo e Zen Circus, come ai tempi delle rivalità tra i fan di Claudio Villa e quelli di Domenico Modugno. Il testo torna a prevalere sul contesto, pagando il suo contributo inevitabile agli ascolti, dato che non si può piacere sempre a tutti. Una verità scomoda, e ci voleva un feticcio della musica nazionale come Claudio Baglioni per farcela accettare. Ora che non è più solo specchio del modello dominante, chissà che questo Festival non indichi la tendenza del futuro: il ritorno alla misura ed alla competenza dopo un’indigestione di fumo. Non solo nello spettacolo. Anche, e soprattutto, nella politica.

Claudio Baglioni osserva che «nell’insieme il progetto ha avuto un buon battesimo», «la partenza ha bisogno poi di qualche rodaggio ma siamo contenti di aver potuto far ascoltare le 24 canzoni in concorso con la maggior qualità possibile e il nostro stare un passo indietro perché sempre di festival e canzoni parliamo. L’obiettivo del popolar-nazionale mi sembra raggiunto, per ora». E, facendo alzare le aspettative per le prossime serate, aggiunge: «Saremo i servitori, i sacerdoti, i templari di questa povera canzonetta italiana che ancora raccoglie tanto entusiasmo. Ogni direttore artistico non deve pensare solo al proprio Festival ma anche a quello che verrà, chiunque lo faccia».

Già chiunque lo faccia. E sembra paradossale che la prima serata di Sanremo 2019 sia cominciata con Baglioni che cantava “voglio andare via”. Dando l’idea di un direttore artistico amareggiato dalle polemiche che lo circondano, secondo qualcuno persino dimissionario: «Faccio da parafulmine su polemiche e su ogni tipo di sciacallaggio che si fa attorno al Festival» si lamentava ieri alla conferenza stampa di mezzogiorno. D’altronde le precisazioni della neodirettrice di Rai1, Teresa De Santis, non sembrano preludere a un Baglioni-ter. «Quella dell’anno prossimo sarà una data particolare» spiega in una intervista al quotidiano La Stampa, riferendosi alla edizione numero 70. «La questione è complicata», sottolinea: «Mi piacerebbe fosse un’edizione corale, serve un’idea che la differenzi dalle altre».

LEGGI ANCHE:Le pagelle di Sanremo: promossi, bocciati e la prima classifica di tappa

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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