Economia

Mercati in altalena, come proteggere i nostri soldi

Reagire in modo emozionale alle fluttuazioni finanziarie è il modo peggiore per approcciarsi ad un investimento. Vi spieghiamo perché

Kira, la mia cagnetta, quando mi vede con il guinzaglio in mano scappa subito alla porta. Lei non è in grado di fare ragionamenti complessi, ha semplicemente imparato dall’esperienza che al gesto del guinzaglio segue sempre la sua agognata passeggiata. Ciò mi fa pensare che se Kira fosse stata un investitore avrebbe di certo ottenuto risultati ragguardevoli. Per quanto paradossale e ovviamente provocatoria, questa mia deduzione trova evidente supporto nell’osservazione della reazione dei mercati finanziari (l’indice mondiale delle azioni, in questo caso) nelle fasi immediatamente successive ai maggiori ribassi verificatisi negli ultimi 30 anni: ai peggiori semestri negativi hanno sempre fatto seguito altrettanti semestri di segno opposto. Se un investitore, dunque, avesse reagito in modo banale come la mia cagnetta, per non sapere leggere e scrivere, associando ad ogni ribasso l’aspettativa di un rialzo (come il guinzaglio alla passeggiata), avrebbe immediatamente acquistato azioni con i considerevoli guadagni desumibili dal grafico in basso.

Ma, com’è ovvio, le capacità di elaborazione del cervello umano sono ben più sofisticate e profonde rispetto a quelle di un cane. Pur tuttavia, per quanto incredibile, tale complessità di pensiero, nel contesto in analisi, rappresenta un indiscutibile limite oggettivo. Infatti, quando i mercati scendono, la paura che inevitabilmente assale gli (umani) investitori determina un predominio della componente emozionale su quella razionale che induce a scappare piuttosto che approfittare dei momentanei “sconti” sui prezzi che in tali frangenti puntualmente si verificano. In modo del tutto speculare, quando i mercati salgono, l’euforia rende tutti ottimisti oltremisura e ci si butta in massa a comprare anche quando i prezzi sono già considerevolmente cresciuti.

E volgendo il nostro sguardo al passato, troviamo numerose evidenze empiriche a conferma del fatto che sarebbe bastato andare semplicemente controcorrente, tralasciando complesse analisi tecniche e ogni altra erudita interpretazione, per ottenere sistematicamente ottimi risultati.

Ed è proprio l’osservazione del passato ad indicarci nella altalenante condizione psicologica degli investitori Il fattore che più di ogni altro contribuisce ad alleggerire le tasche dei meno avveduti (e non solo). Basti pensare, ad esempio, alla strettissima correlazione sistematicamente osservabile tra l’entità delle sottoscrizioni di fondi comuni di investimento azionari e l’andamento dei mercati. Si perpetua, come si può notare nell’immagine posta in basso, un vero e proprio ciclo emotivo che segue sempre quello di borsa: con il crescere delle quotazioni cresce l’ottimismo sino a divenire euforia e proprio in coincidenza del punto di massimo rischio vengono effettuati copiosi acquisti a prezzi ormai distanti dai loro reali valori. è il momento, ci si accorgerà dopo, della bolla speculativa che, prima o poi, fatalmente esploderà con fragore proporzionale alle dimensioni raggiunte. A quel punto l’ansia comincerà a serpeggiare in un crescendo del tutto speculare al fenomeno appena descritto, sicché il punto di massima disperazione (e di vendite) coinciderà con il punto di massima opportunità finanziaria. Sarà il momento delle aperture dei telegiornali che urlano di miliardi “bruciati” a cui faranno eco i soliti titoli cubitali nelle prime pagine di tutti i giornali, forieri dei peggiori presagi. E a chi (piccole voci stonate nel fragore mediatico) cercherà di far osservare che si tratta del solito copione che si ripete sin dagli albori dei mercati finanziari, la risposta sarà sempre la stessa: stavolta è diverso. In realtà, ci diranno poi i fatti, il risultato non sarà diverso ma sempre lo stesso: molti avranno perso per colpa della discesa, pochi avranno beneficiato grazie all’immancabile successivo rialzo.

Evidentemente, la verità sta nel fatto che la valutazione del rischio e del rendimento atteso di qualunque investimento non può prescindere da un fondamentale fattore di valutazione: il tempo. A riprova, basta osservare i due grafici che seguono. Essi rappresentano i risultati di due ipotetici investimenti effettuati nel medesimo indice mondiale nel periodo 1970/2018, con diversa durata, rispettivamente pari a uno e sette anni. In entrambi i casi il rendimento annuo medio è stato pari a circa l’8% ma, come si può ben notare, il rischio di subire perdite si riduce significativamente allungando la durata. Dunque, investire in strumenti riconducibili ai mercati azionari è rischioso nel breve termine ma bisogna considerare che tale rischio, quando ben diversificato, si comprime in funzione del tempo sino a divenire quasi irrilevante. Per contro, investimenti a basso rischio/rendimento producono una protezione nel breve periodo ma determinano una inevitabile erosione nel tempo in termini di potere d’acquisto, in modo direttamente proporzionale alla loro durata.

In definitiva, il vero rischio non risiede nei mercati ma nel loro distorto utilizzo che continuiamo a farne.

A tal proposito, la vera chiave di volta è rappresentata da una preventiva e attenta  programmazione finanziaria che sappia tener conto delle peculiarità connesse allo specifico “progetto di vita” di ogni singolo investitore. In altri termini, ogni decisione d’investimento deve sempre adeguatamente rispondere alle specifiche esigenze a cui si vuol dare soluzione, con particolare riguardo, come abbiamo visto, al relativo orizzonte temporale disponibile.

Programmazione, diversificazione e manutenzione costante del portafoglio: questi gli strumenti che, più degli altri, proteggono i risparmiatori.

Ben vengano le sempre più stringenti norme a tutela degli investitori ma senza una massiccia opera di informazione sui concetti che abbiamo sin qui cercato di esplicitare, purtroppo mai compiutamente realizzata, ben difficilmente potremo assistere agli effetti sperati.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.
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