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Silvestri: «Ecco cosa faremo con Manuel Agnelli»

Il cantautore romano “promosso” dal cardinale Gianfranco Ravasi. “Argento vivo” ha un testo durissimo sul disagio giovanile, sul muro tra figli, scuola e genitori. «Ma come padre non ho soluzioni». Nella canzone ha un ruolo importante il leader degli Afterhours, ospite nella serata dei duetti

Il primo “cinguettìo” è arrivato dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, sempre attento e disponibile al dialogo con i giovani anche attraverso i social. Il porporato, non nuovo alle citazioni pop, ha riportato in un tweet un passo di “Argento vivo”, la canzone con cui Daniele Silvestri è in gara al festival: «Avete preso un bambino che non stava mai fermo. L’avete messo da solo davanti a uno schermo. E adesso vi domandate se sia normale se il solo mondo che apprezzo è un mondo virtuale» (Daniele Silvestri, “Argento vivo”).

Infatti, spiega Silvestri, «nel brano racconto di un individuo che non aspira in fondo a nulla e cerca nel mondo virtuale il proprio appagamento. Io non posso nemmeno accettarlo, è il crimine più terribile dell’essere umano, ma l’ho voluto raccontare perché l’ho visto, esiste».

Silvestri, che torna all’Ariston a distanza di 24 anni dalla sua prima apparizione con “L’uomo col megafono” (1995), ammette che con “Argento vivo”, testo durissimo sul disagio giovanile, sul muro tra figli, scuola e genitori, non vuole rivolgersi agli adolescenti, ma ai genitori. «Parlo con la voce di un sedicenne, ma in fondo parlo a quelli che hanno la mia età. Siamo una generazione senza istruzioni d’uso… In un certo senso siamo parte di questo mondo, e quindi con meno autorità. Quegli stessi telefoni li abbiamo in mano anche noi, e nessuno ha fissato i limiti».

Il cinquantenne cantautore romano, che ha tre figli da mogli diverse, non ha una soluzione. «Il lavoro di genitore deve passare per l’impegno, per gli schiaffi anche, per farti capire che devi mettere in discussione tutto. Che poi è quello che è successo a me».

«I miei 16 anni sono stati abbastanza fortunati e felici» prosegue. «Questo per dire che quello della canzone non sono io adolescente e nemmeno è il mio pensiero di adesso, e se i miei figli mi dicessero le cose contenute nella canzone mi troverebbero in totale disaccordo».

E se è vero che non ha la soluzione, qualche idea su come uscire dall’empasse ce l’ha: «Ascoltare è importante. I giovani sono chiusi nel mondo virtuale, ma la vita reale per fortuna irrompe. Ecco, noi genitori dovremmo fare in modo che irrompa il più possibile. L’amore, la passione, la curiosità. Perché no, anche quella politica».

Daniele Silvestri Manuel Agnelli

Silvestri ha coinvolto Manuel Agnelli nella scrittura del brano e lo ha anche convinto a tornare fisicamente sul palco del Teatro Ariston: nella serata dei duetti propongono insieme una versione inedita di “Argento vivo”. «La parte centrale della canzone l’ho sempre immaginata cantata dall’ugola di Manuel. Non gli ho chiesto di partecipare insieme perché il suo personaggio sarebbe stato forse strabordante rispetto a quello che è il suo contributo», racconta. «Nell’ultimo album degli Afterhours, “Folfiri o Folfox”, c’è una canzone, “Grande”, in cui Manuel urla e lo fa senza rete: sono parole estremamente poetiche. Gli ho chiesto di darmi questo e a Sanremo verrà a fare proprio questo. Lui ha una figlia che ha 15 anni e come me affronta i suoi problemi da genitore».

Daniele Silvestri non è solo sul palco dell’Ariston. Con lui c’è il rapper romano Rancore, vero nome Tarek Iurcich. Quando lo scorso dicembre è stata annunciata la partecipazione del cantautore al Festival, il nome di Rancore ancora non c’era: si è aggiunto in un secondo momento, a sorpresa. «Mi piace guardarmi intorno, vedere cosa succede nella scena romana, quella dalla quale vengo io. Con Rancore ci siamo conosciuti un mesetto fa, gli ho fatto sentire parte del pezzo, ci siamo confrontati. Poi, quando ci siamo rivisti, mi ha fatto ascoltare alcuni versi scritti da lui. Ma non avevo ancora preso una decisione. Rancore era una scommessa».

Da scommessa, il rapper è diventato una delle rivelazioni del Festival 2019: «Daniele, pur non conoscendomi, si è fidato. Ha voluto creare anche un racconto attraverso i movimenti e il nostro modo di agire sul palco che spiega anche meglio il nostro racconto», dice Rancore. «Un sodalizio artistico avrebbe bisogno dei suoi tempi, almeno per conoscerci. Noi, invece, ci siamo ritrovati in un frullatore in un attimo», gli fa eco Silvestri, sorridendo.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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