Musica

Sanremo, Motta e Nada vincono la sfida dei duetti

Il verdetto fischiato. Le migliori performance offerte da Daniele Silvestri con Manuel Agnelli, Zen Circus con Brunori Sas e Ghemon

Quella del venerdì è la serata più attesa della maratona festivaliera. Una sorta di festa della musica con oltre 50 artisti: i 24 campioni in gara più 32 ospiti tra musicisti, ballerini e attori. Una festa una volta dedicata alle cover, da quando al timone è andato a Claudio Baglioni riservata invece a una rilettura delle canzoni in gara con l’intervento di special guest. Un make-up che spesso giova ai brani, offrendo una diversa chiave di lettura. Alla fine della maratona, il premio per il miglior duetto è andato a Motta e Nada tra i fischi del pubblico dell’Ariston e la delusione della sala stampa. Queste le nostre pagelle:

“Senza farlo apposta” 4

Più che Sanremo, sembra lo Zecchino d’oro. L’ex ape maia Cristina D’Avena, oggi strega col cappello di Zorro, non aggiunge nulla alla canzone eseguita da Federica Carta e Shade. Anzi, la peggiora.

“Dov’è l’Italia” 5.5

Motta imbraccia la chitarra lasciando alla sacerdotessa Nada il compito di dare voce alla ballata neofolk. E sbaglia, il suo tono aspro e acido si adatta meglio all’ermetica e spigolosa canzone.

“La ragazza con il cuore di latta” 5.5

Noemi si conferma cantante da talent, non riesce a interpretare, a dare pathos. E per Irama diventa più importante l’apporto del coro gospel. SimilErmalMeta.

“Un po’ come la vita” 5

Giovanni Caccamo al piano veste di classico la canzone con cui Patty Pravo e Briga sono in gara. E, nonostante una svampita (o rincitrullita?) ex ragazza del Piper, riesce quasi nel miracolo di dare corpo e struttura a un brano inutile ed evanescente.

“I ragazzi stanno bene” 5.5

Le strade rock dei Negrita e di Roy Paci tornano a incontrarsi e, a Sanremo, incrociano quella di Enrico Ruggeri. Hanno qualche capello in meno e quei pochi rimasti cominciano a imbiancare, cantano e suonano seduti, ma stanno bene… Bene? Benino. Sì, benino è più esatto.

“Musica che resta” 2

Il violinista Alessandro Quarta parte in… quarta. Carica di sprazzi rock la romanza pop melò de Il Volo. Ma questi novelli Claudio Villa 2.0 possono essere davvero utili alla musica italiana? Ho i miei dubbi.

“Mi sento bene” 7.5

L’ex Spandau Ballet Tony Hadley porta in un clima anni Ottanta la canzone interpretata da Arisa. Canta anche il ritornello in italiano. Due voci limpide e melodiche per una allegra favola musicale, accompagnata dalle coreografie della compagnia Kataklò Athletic Dance Theatre.

“Soldi” 8

È il suono delle periferie italiane. Muezzin e rap, trap e Mengoni, champagne e Ramadan, italiano e arabo. Mahmood e Gué Pequeno. Una delle proposte più originali e interessanti di questo Sanremo.

“Rose Viola” 7

La band dei Calibro 35 dà corpo e spessore, mentre Diodato aggiunge melodia al soulman Ghemon, vestito con una sorta di poncho impermeabile. La canzone assume nuove tonalità, colori più forti, atmosfere diverse. Cambia. E continua a crescere.

“Aspetto che torni” 6

L’autore Tony Bungaro si prende la sua meritata razione di applausi dividendo il palco con Francesco Renga. A rendere ancora più elegante l’interpretazione la presenza di due étoile come Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel. È il classico che piace sempre e che non tramonta mai.

“I tuoi particolari” 5.5

Uno dei vincitori della scorsa edizione, Fabrizio Moro, per il candidato a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Festival: Ultimo. La voce roca e priva di tonalità del primo, però, stona con quella melodiosa del trionfatore di Sanremo Giovani 2018.  Che fa un passo indietro.

“Mi farò trovare pronto” 3

Recitati di Neri Marcoré puntellano e rendono poetica la canzone di Nek, liberata della parte elettrica. Melenso però.

“Per un milione” 5.5

Rocco Hunt e i musici cantori di Milano contribuiscono alla canzone dei Boomdabash con grinta e allegria.

“L’amore è una dittatura” 9

La dizione di Brunori Sas contribuisce alla comprensibilità del testo della canzone degli Zen Circus. Il suono diventa più schizofrenico, nevrotico, circense, felliniano. Più rock. Una performance straordinaria. Da brividi.

“L’ultimo ostacolo” 6.5

Beppe Fiorello duetta con Paola Turci. La canzone e l’interpretazione convincono. Chissà come l’ha presa l’altro Fiorello, Rosario?

“Le nostre anime di notte” 2

Neanche Mina potrebbe risollevare le sorti di Anna Tatangelo, figuriamoci quindi la supertatuata e scollacciata Syria ormai sperduta in talent di terza categoria.

“Solo una canzone” 6.5

Il delicato e leggero brano degli Ex-Otago viene raschiato e sporcato dalla voce di Jack Savoretti. L’abbraccio finale tra il cantante della band ligure e l’anglo-italiano lascia adito a diverse interpretazioni.

“Nonno Hollywood” 5.5

Anche Enrico Nigiotti punta sul classico con il piano di Paolo Jannacci e sui delicati disegni con la sabbia di Massimo Ottoni.

“Cosa ti aspetti da me” 6.5

Due voci esplosive – Loredana Bertè e Irene Grandi – per dare più forza a un brano alla Vasco Rossi. Ma è proprio la pesante ombra del Blasco nazionale a disinnescare questo rock.

“Argento vivo” 8.5

Manuel Agnelli, deus ex machina o moloch, urla dall’alto di una cattedra in un’aula scolastica o di una scala sanremese fate voi. Urla: “E voi lasciatemi perdere / Così facile da spiegare / Come si nuota in mare / Ma è una bugia, non si può imparare”. Un urlo che s’inserisce nel duello di voci tra Daniele Silvestri e Rancore prima di congiungersi nel finale. Ipnotico, teatrale, di grande effetto.

“Parole nuove” 3

Neanche la gran sudata di Sergio Sylvestre può aiutare Einar, in compagnia del suo sosia Biondo (di nome e di fatto).

“Abbi cura di me” 7.5

Due vincitori di Festival insieme: Simone Cristicchi e Ermal Meta. La combinazione funziona. I due si conquistano l’attenzione dell’ascoltatore, lo abbracciano, lo accarezzano, lo commuovono.

“Un’altra luce” 6

Altro dialogo generazionale quello tra Nino D’Angelo e Livio Cori  con gli inserti elettronici e vocali dei Sottotono.

“Rolls Royce” 6.5

Piano, chitarra, allusioni sessuali, il diavoletto Morgan fa il verso alle rockstar e fa inserire il suo nome e quello di Achille Lauro nell’elenco di icone della storia della musica e del cinema citate nel pezzo. La chitarra, come suggerisce Frankie hi-nrg mc, ricorda in effetti “1979” degli Smashing Pumpkins.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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